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  • Mercoledì 29 aprile 2026

Come funzionerebbe la revoca della grazia a Nicole Minetti

È un caso senza precedenti, ma i costituzionalisti dicono che si può fare

Nicole Minetti nel 2012 (ANSA/ Daniele Mascolo)
Nicole Minetti nel 2012 (ANSA/ Daniele Mascolo)
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Negli scorsi giorni alcuni articoli usciti sul Fatto Quotidiano hanno messo in dubbio le motivazioni che hanno portato alla concessione della grazia a Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale della Lombardia condannata per il ruolo centrale che ebbe nel cosiddetto “caso Ruby”, di cui fu protagonista Silvio Berlusconi. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiesto al ministero della Giustizia di verificare la fondatezza delle ricostruzioni del giornale.

Se venissero confermate, la grazia concessa a Minetti potrebbe essere revocata: ci sono però poche certezze su come questo dovrebbe avvenire. Non è mai successo, infatti, che un provvedimento di questo tipo venga annullato perché i presupposti su cui si basa si rivelano infondati.

La grazia è un provvedimento con cui la pena di una specifica persona viene condonata del tutto o in parte, oppure sostituita con una pena meno grave. Può essere chiesta dalla persona condannata o da altre a lei vicine: la domanda è rivolta al presidente della Repubblica, ma va presentata al ministro della Giustizia. Si apre così un procedimento per valutare la richiesta, che comincia con una fase istruttoria, cioè di indagine.

Viene portata avanti, su delega del ministero, dal procuratore generale della Corte di appello competente o dal magistrato di sorveglianza, se il condannato è detenuto. Chi cura questa fase raccoglie informazioni sul condannato ed esprime un proprio parere, che trasmette al ministero della Giustizia. Il ministro acquisisce la pratica, esprime a sua volta un giudizio favorevole o contrario alla grazia e poi trasmette tutta la documentazione al presidente della Repubblica, che prende la decisione finale.

– Leggi anche: Cos’è e come funziona la grazia

La grazia può essere concessa con o senza condizioni. Nel decreto, per esempio, può essere specificato che il provvedimento è valido solo se il condannato versa un risarcimento, o se non riporta nuove condanne penali entro un determinato periodo di tempo successivo all’esecuzione della grazia. Se queste condizioni non vengono rispettate, la grazia viene revocata e il condannato torna a scontare la parte residua della pena originaria.

Questa è l’unica ipotesi di revoca della grazia prevista dalla legge. Il caso di Minetti però sarebbe diverso: non riguarderebbe eventuali violazioni compiute dalla persona condannata dopo la grazia, ma presunti errori di valutazione nelle motivazioni con cui è stata concessa. Diversi costituzionalisti sono d’accordo nel sostenere che la grazia dovrebbe essere comunque revocabile, ma essendo un caso senza precedenti non è molto chiaro che procedura bisognerebbe seguire.

Dopo che Mattarella ha chiesto al ministero della Giustizia di svolgere con urgenza nuovi approfondimenti, la procura generale della Corte d’appello di Milano ha avviato le nuove verifiche su mandato del ministero, mobilitando le forze di polizia. La procura fornirà nuove indicazioni al ministero, che valuterà se, sulla base dei nuovi approfondimenti, la prima indagine si sia basata su fondamenti erronei. A quel punto il ministero trasmetterà le sue valutazioni al presidente della Repubblica.

Secondo Stefano Ceccanti, costituzionalista ed ex parlamentare del Partito Democratico, a quel punto Mattarella potrebbe emanare un nuovo decreto per annullare quello con cui ha concesso la grazia (se gli errori di valutazione dovessero essere effettivamente verificati).

Nel caso di una revoca, Minetti non potrebbe fare ricorso, mentre la procura di Milano potrebbe aprire un’indagine per accertare se siano stati commessi eventuali reati nella richiesta di grazia, come la presentazione di documenti falsi.

Nicole Minetti nel tribunale di Milano nel 2014 per il processo “Ruby bis” (Federico Ferramola/ LaPresse)

In due diversi processi conclusi tra il 2021 e il 2022, Minetti era stata condannata in via definitiva per peculato e favoreggiamento della prostituzione, ricevendo una pena totale di 3 anni e 11 mesi da scontare con misure alternative al carcere. La pena però non è mai iniziata perché Minetti aveva chiesto come misura alternativa l’affidamento ai servizi sociali. L’udienza per decidere era stata fissata nel dicembre del 2025, ma poi all’inizio dello stesso anno Minetti aveva presentato la richiesta di grazia.

Era stata lei stessa a formularla, attraverso i suoi legali. La richiesta aveva poi ricevuto il parere favorevole sia del procuratore capo della Corte d’appello di Milano, sia del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il presidente della Repubblica aveva firmato il decreto lo scorso febbraio, ma la notizia era stata resa pubblica solo l’11 aprile dalla trasmissione televisiva Mi Manda Rai Tre e dal Fatto Quotidiano. La presidenza della Repubblica, come ha spiegato in seguito, aveva evitato di diffondere la notizia perché le motivazioni del provvedimento riguardavano, tra altre cose, le condizioni di salute del figlio minorenne di Minetti, di cui si voleva tutelare la privacy.

Una delle motivazioni della grazia di Minetti, infatti, è stata la sua necessità di assistere il figlio, adottato in Uruguay, che per alcuni gravi problemi di salute ha bisogno di cure particolari presso ospedali altamente specializzati che si trovano negli Stati Uniti. La pena alternativa a cui era stata condannata, però, le precludeva la possibilità di avere un passaporto per poter accompagnare il figlio all’estero.

Tra le motivazioni che hanno portato alla grazia di Minetti, comunque, c’è anche una valutazione sul cambiamento del suo stile di vita dopo gli scandali sessuali per i quali fu condannata. Gaetano Brusa, sostituto procuratore della Corte d’appello di Milano, nel documento in cui esprimeva il suo parere favorevole alla grazia (pubblicato dal quotidiano Libero), parlava di una «radicale presa di distanza dal passato deviante» e di una «seria e concreta volontà di riscatto sociale». Diceva anche che la «spinta criminale» era nata da «condizionamenti esterni, ormai esauriti».

– Leggi anche: Che storia ha Nicole Minetti

L’inchiesta del Fatto Quotidiano ha messo in dubbio la legittimità di entrambe le motivazioni. Nelle ricostruzioni su cui si basava il provvedimento il bambino risultava abbandonato alla nascita, ma secondo il Fatto sarebbero stati Minetti e il compagno, Giuseppe Cipriani, a fare causa ai genitori biologici per ottenere la sospensione della responsabilità genitoriale e l’affidamento.

Sempre secondo il contenuto della domanda di grazia, il bambino sarebbe poi stato curato negli Stati Uniti e non in Italia perché alcuni ospedali italiani avrebbero espresso pareri negativi sugli esiti di un intervento a cui doveva essere sottoposto. Il Fatto invece sostiene che questi pareri non siano mai stati espressi e che il bambino sia stato portato negli Stati Uniti prima che la coppia lo avesse formalmente adottato.

Sempre il Fatto dice di aver raccolto testimonianze che confuterebbero anche il cambiamento di vita della donna: secondo il giornale, nella tenuta di Minetti e Cipriani in Uruguay sarebbero state organizzate feste private con escort gestite dalla stessa Minetti.