Come ci finiscono i nomi dei registi nei titoli dei film
Per esempio al cinema c'è “Lee Cronin - La mummia”, anche se Lee Cronin non lo conosce nessuno

La scorsa settimana è uscito al cinema in Italia Lee Cronin – La mummia. Lee Cronin è il nome del regista del film e il fatto che sia stato inserito nel titolo è una cosa che capita qualche volta negli Stati Uniti ma che è rarissimo che succeda in Italia. Soprattutto è strano che questa operazione sia stata fatta con il nome di un regista per nulla noto. Solitamente infatti i nomi dei registi vengono messi nei titoli per rimarcarne l’autorialità o per puntare sulla loro fama in fase promozionale. E talvolta per evitare problemi legali.
È il caso per esempio dell’uscita, nel 2013, del film americano The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca. Il film era distribuito da The Weinstein Company ma il titolo originale, The Butler, era già stato registrato per un film precedente da un altro studio, la Warner, che pretese fosse cambiato. Notoriamente molto aggressivi, i fratelli Harvey e Bob Weinstein rifiutarono di cambiarlo portando la questione in tribunale. Persero e furono costretti a pagare 400.000 dollari e cambiare il titolo del loro film che, almeno negli Stati Uniti, diventò Lee Daniels’ The Butler. Anche in quel caso Lee Daniels, il regista e sceneggiatore, non era così famoso da costituire un’attrattiva.
Il caso di Lee Cronin – La mummia è molto simile. Esistono infatti molti film dal titolo La mummia, a partire dal primo del 1932 della Universal, che inventò il personaggio e quindi detiene il copyright. Il film di Cronin è invece della Warner e, per quanto la storia non sia quella del film del ’32, la società di produzione ha ritenuto di modificare un po’ il titolo, sia per evitare controversie legali che per differenziarlo dalla serie di film La mummia iniziata nel 1999 con protagonista Brendan Fraser. Un nuovo film di quella serie lì (della Universal) è al momento in lavorazione e il produttore del film di Cronin, Jason Blum, a un certo punto si è reso conto che una parte del pubblico non aveva chiaro che fossero progetti diversi. Così, anche se quello di Lee Cronin è un nome che quasi nessuno conosce, è finito nel titolo.
Il primo ad aver avuto il proprio nome dentro a un titolo fu il regista Frank Capra, grazie a un’idea di Harry Cohn, che negli anni ’30 era a capo della società di produzione Columbia. Capra aveva avuto un successo grandissimo con commedie come Accadde una notte, il primo film a vincere i cinque Oscar principali (miglior film, regia, sceneggiatura, attore e attrice), e Cohn considerava il suo nome un marchio così attraente che decise di usarlo più volte nei titoli, come per esempio nel 1946 per La vita è meravigliosa, il cui titolo originale fu appunto Frank Capra’s It’s a Wonderful Life.
Un altro che in quegli anni ebbe quell’onore fu Alfred Hitchcock, che non solo aveva uno stile molto riconoscibile e faceva film sempre di tensione e suspense con eccezionale successo, ma aveva fatto di se stesso un personaggio utile alla promozione. Il primo film in cui apparve il suo nome fu Psyco (il cui titolo completo negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Argentina è Alfred Hitchcock’s Psycho), ma poi accadde altre volte come per Gli uccelli (Alfred Hitchcock’s The Birds).

(Everett Collection/Contrasto)
In quel periodo si faceva solo per motivi promozionali. Non c’erano ragioni legali né una volontà dell’autore di rivendicare la propria opera, cosa che invece volle fare molto tempo dopo, alla fine degli anni Settanta, John Carpenter. A partire dal suo secondo film, Distretto 13: le brigate della morte, cominciò a mettere sempre il suo nome prima del titolo (John Carpenter’s Assault on Precinct 13), principalmente per l’uscita americana ma anche in qualche altro paese. Non nascose mai di farlo perché «è il mio film». Oltre a dirigere e a scrivere infatti Carpenter è in molti casi anche montatore dei suoi film e compone la colonna sonora, spesso usando degli pseudonimi.
È capitato raramente che un regista mettesse il proprio nome nel titolo per ragioni promozionali, qualche volta anche senza esserne davvero il regista. Successe nel 1994, all’apice del successo di Tim Burton, quando produsse e ideò i personaggi del film di Henry Selick Nightmare Before Christmas. In alcuni paesi il film fu titolato Tim Burton’s Nightmare Before Christmas, anche giocando sul fatto che si può intendere come l’incubo avuto da Tim Burton nella notte prima di Natale.

(Touchstone Pictures/Everett Collection/Contrasto)
Se occasionalmente il nome del regista viene mantenuto nel titolo anche in qualche versione straniera, più che altro nel Nord Europa, quasi mai questo avviene in Italia, dove c’è una certa refrattarietà alla pratica. Non è infatti così frequente che due titoli di film italiani siano uguali, non ci sono molti remake e nel caso dei film stranieri si preferisce, in caso, cambiarli molto e adattarli invece che aggiungere il nome del regista.
Una delle rare eccezioni è Federico Fellini. A partire da 8½ nel 1963, i suoi film cominciarono a uscire in diversi paesi col suo nome nel titolo, a partire dagli Stati Uniti, dove è Federico Fellini’s 8 ½, ma anche in Spagna, Germania, Uruguay, Norvegia, Portogallo e Svezia. Mentre in Italia questo è accaduto solo dopo con Fellini – Satyricon del 1969 e poi Il Casanova di Federico Fellini del 1976.

(Courtesy Everett Collection/Contrasto)
Dal caso di The Butler in poi la pratica è aumentata in frequenza soprattutto per ragioni legali, anche perché le società di produzione sono diventate più aggressive. Di titoli uguali ad altri già usati continuano a essercene molti, ma i grandi studi ora sono più inclini ad aggiungere il nome del regista così da differenziare il loro titolo da quelli precedenti e mettersi al riparo da eventuali cause. La MPAA, l’associazione di produttori e distributori americani, formalmente scoraggia i propri associati dall’usare titoli uguali a quelli di film già usciti.
Così il film del 2023 di Guy Ritchie The Covenant in America si chiama Guy Ritchie’s The Covenant: anche se è un film in cui rinuncia al suo solito stile e la sua personalità è meno riconoscibile, si è preferito fare così perché ne esisteva già un altro del 2006. Oppure Guillermo del Toro ha dovuto titolare il suo film su Pinocchio del 2022 Guillermo del Toro’s Pinocchio perché nello stesso anno la Disney aveva distribuito un remake del suo film animato con quel titolo. La questione si sarebbe potuta porre anche in Italia visto che nel 2019 era uscito Pinocchio di Matteo Garrone ma di nuovo, non essendo prassi, il titolo italiano del film di del Toro è Pinocchio e basta.



