C’è una nuova serie del creatore di “Baby Reindeer”
Anche questa volta Richard Gadd l'ha sia scritta che interpretata, ma qui non c'è niente di autobiografico

Baby Reindeer fu a sorpresa una delle serie tv più apprezzate e commentate del 2024 per il modo fine e attento con cui raccontava la storia di un comico esordiente perseguitato da una stalker e da traumi di abusi subiti in passato. Vinse sei Emmy e diede un’enorme popolarità allo scozzese Richard Gadd, che l’aveva scritta e interpretata a partire da una vicenda personale (cosa che gli aveva procurato anche problemi legali). Adesso Gadd ha fatto un’altra miniserie: s’intitola Half Man ed è uscita in streaming su HBO Max anche in Italia.
Come Baby Reindeer, Half Man (“uomo a metà”) è ambientata in Scozia, ma è una storia di finzione. Racconta il rapporto tra due fratelli, fatto di abusi, prevaricazioni e sudditanza psicologica. È interpretata sempre da Gadd, che questa volta però non è nel ruolo della vittima ma in quello del fratello abusante: stando a chi l’ha già vista tutta è ancora più violenta e piena di rabbia.
La serie comincia quando i due protagonisti hanno più o meno trent’anni, ma la loro storia viene raccontata con un flashback: uno è Niall Kennedy (interpretato da Jamie Bell, che diventò famoso da ragazzino per Billy Elliot), e l’altro Ruben Pallister, interpretato appunto da Gadd. I due cominciano a vivere insieme perché le rispettive madri si sono fidanzate: Ruben si impone fin da subito come una presenza dominante nella vita di Niall, che finisce per adorarlo e temerlo al tempo stesso, in un rapporto basato su imposizioni, segreti, violenza fisica, pressioni psicologiche, e dipendenza reciproca via via più distruttiva.
Half Man si inserisce in un più ampio filone di serie tv che esplorano i processi che portano alcuni bambini a diventare adolescenti radicalizzati e poi uomini violenti o repressi: una su tutte Adolescence, una delle serie tv di maggiore successo degli ultimi anni, soprattutto per il modo in cui portò a una discussione internazionale sul tema della manosfera. Anche Half Man – che Gadd aveva cominciato a scrivere nel 2019, ben prima di Baby Reindeer – è una serie sull’aggressività e sul significato dell’identità maschile.
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Parlando con Variety Gadd ha detto che c’è sempre un certo timore a raccontare nelle serie tv temi che mettono a disagio, come la violenza sessuale contro i maschi: secondo lui però il pubblico cerca questo tipo di sfida emotiva, ed è per questo che Adolescence e Baby Reindeer hanno avuto così tanto successo. Nella storia di Half Man questi temi vengono affrontati tanto attraverso la diversità, le vulnerabilità e gli abusi nel rapporto tra i due personaggi quanto attraverso le loro fragilità, a partire dalla mancanza che sentono di una figura paterna (il padre di Niall è morto, mentre quello di Ruben è alcolizzato e poco presente).
Per la giornalista del Guardian Lucy Mangan, se Adolescence va fatta vedere in tutte le scuole, allora tutti gli uomini dovrebbero guardare Half Man. La descrive come una serie cupa, coraggiosa e brillante,«un capolavoro nauseante» sostenuto sia dall’interpretazione di Gadd e Bell, sia da quella di Stuart Campbell e Mitchell Robertson, cioè Ruben e Niall da adolescenti.
Per Variety per quanto difficile da digerire è ottima, mentre per l’autorevole sito di cinema RogerEbert.com al momento non c’è niente di simile in tv: la scena in cui Ruben costringe Niall (che è omosessuale) a fare sesso per la prima volta con una ragazza è una delle migliori nella storia recente della televisione, ha scritto la critica Nandini Balial.
Gadd non ha specificato quale sia il significato del titolo “Half Man”, perché preferisce che il pubblico gli dia una propria interpretazione. Ma questa sorta di sospensione e ambiguità è anche uno dei motivi per cui a qualcuno non è piaciuta.
Secondo Vulture, per esempio, diventa troppo didascalica, senza rispondere alle molte domande su mascolinità, sessualità e disgusto verso sé stessi che solleva. Il critico televisivo del New York Times Mike Hale ci ha trovato un approccio un po’ moraleggiante e polemico, con personaggi e dinamiche che hanno senso solo in una cornice che rimanda a degli stereotipi. Ruben esprime quello del tipico maschio insicuro, ma almeno è divertente da osservare, scrive Hale; Niall invece è un personaggio più sfaccettato ma secondo lui poco interessante e coinvolgente, anche perché subisce situazioni che crea da solo. Per Time dopo averla vista se ne esce devastati, ma anche con il dubbio se valesse la pena patire tutta questa sofferenza.
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