La filosofia preferita dai maschi online
Da anni lo stoicismo raccoglie schiere di adepti, anche illustri, ma viene molto frainteso e banalizzato

Nelle sue Lettere a Lucilio, pensate come guida morale per un amico, il filosofo romano Seneca scrisse tra le molte una frase destinata a diventare un aforisma assai amato su internet: «Omnia aliena sunt, tempus tantum nostrum est», tutto appartiene agli altri, solo il tempo è nostro. Era un’esortazione a usare la vita per diventare persone migliori, più virtuose, più attente agli altri. Online, dove le citazioni di Seneca sono decontestualizzate e fatte circolare massicciamente da anni, la stessa frase viene però letta come un invito a votarsi alla produttività e all’ottimizzazione delle proprie giornate al fine di fare più soldi.
Non è un problema solo di Seneca: nell’ultimo decennio online si è sviluppata una versione distorta e molto semplificata dello stoicismo, la corrente filosofica fondata ad Atene più di duemila anni fa. Da Jack Dorsey, soprannominato «lo stoico della Silicon Valley», alle migliaia di ragazzi che ne discutono sui moltissimi forum dedicati, lo stoicismo è diventato una specie di manuale mentale per diventare più disciplinati, più produttivi e meno dipendenti dall’approvazione altrui.
Su TikTok, Instagram e YouTube ci sono decine di migliaia di video in cui qualcuno — quasi sempre un giovane uomo — spiega come applicare i principi stoici alla vita quotidiana: come reagire a una delusione sentimentale, mantenere la concentrazione al lavoro, smettere di preoccuparsi del giudizio altrui. Nel mondo anglosassone il fenomeno è talmente diffuso che il filosofo Greg Sadler ha coniato il termine “bro-icism”, una contrazione di “stoicismo” e “bro”.
Negli Stati Uniti, dove raramente i libri di filosofia antica rientrano tra i classici, negli ultimi cinque anni le vendite cartacee di saggi stoici come le Meditazioni di Marco Aurelio e le Lettere a Lucilio di Seneca sono aumentate moltissimo. Ryan Holiday, uno dei più conosciuti divulgatori contemporanei che si occupano del tema, ha venduto milioni di copie di saggi sul tema, ed è stato tradotto in diciannove lingue tra cui l’italiano.
Vari accademici e ricercatori esperti di stoicismo, però, ritengono che l’interpretazione odierna sia semplificata al punto da avere ben poco a che fare con il pensiero antico. La professoressa dell’Università di Georgetown Nancy Sherman scrisse nel 2021 che lo stoicismo «non è tanto una filosofia quanto una raccolta di consigli pratici per superare l’ansia, esercizi di meditazione per tenere a freno la rabbia, esercizi per ritrovare la serenità e la calma».
Anche vari psicoterapeuti e psichiatri italiani che lavorano a stretto contatto con adolescenti e giovani adulti hanno detto al Post che i principi dello stoicismo, in una versione semplificata, sono emersi più volte negli incontri con i loro pazienti. Leopoldo Romanelli, psicoterapeuta dell’Istituto Minotauro di Milano, dice per esempio di aver notato che molti giovani parlano di stoicismo come di un metodo pratico per «rimettere sotto controllo le emozioni disturbanti che provano».
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Gli stoici antichi erano convinti che l’universo fosse attraversato da una sostanza razionale — il logos — che lo organizzava e lo rendeva intelligibile. Secondo questa visione, tutto ciò che accade doveva necessariamente accadere. Gregory Hays, classicista dell’Università della Virginia e traduttore delle Meditazioni, ha osservato che lo stoicismo è «fin dall’inizio un sistema deterministico che sembra non lasciare spazio al libero arbitrio». Di fronte a questo sistema, gli stoici ritenevano che le persone avessero principalmente due opzioni. «Siamo come dei cani legati a un carro che si muove», riassume Hays. «Se il cane si rifiuta di muoversi insieme al carro, verrà semplicemente trascinato, quindi c’è una sola scelta possibile: correre o essere trascinati».
Quella del determinismo è solo una delle molte dimensioni dello stoicismo antico che la versione online tende a ignorare. Un’altra riguarda il rapporto con ricchezza e successo. Nello stoicismo online l’idea implicita è che la filosofia antica sia essenzialmente un manuale per diventare più produttivi e disciplinati, e che il benessere economico sia una conseguenza naturale di chi la pratica davvero.
Lo stoicismo tradizionale, però, era molto più tiepido sulla questione. A differenza degli epicurei e dei cinici, gli stoici non erano contrari alla ricchezza in sé, ma ritenevano che l’unica cosa davvero importante fosse essere virtuosi. Tutto il resto — salute, ricchezza, fama, potere — era tecnicamente «indifferente», nel senso che non contribuiva né sottraeva nulla alla felicità individuale. Né il guadagno economico né la produttività, poi, rendevano una persona migliore di un’altra.
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Un altro malinteso riguarda le emozioni. Lo stoicismo che circola su internet tende a promuovere l’indifferenza emotiva come virtù, mentre lo stoicismo antico distingueva tra emozioni cattive — come la paura della morte, la brama di ricchezza, la rabbia— ed emozioni buone, che vanno invece coltivate. La sterilità emotiva come marcatore di forza è una distorsione moderna.
L’elemento forse più trascurato è però quello collettivista. Lo stoicismo online è molto individualista, e si concentra soprattutto su come migliorare sé stessi e controllare le proprie reazioni a ciò che accade. Lo stoicismo antico aveva invece una dimensione sociale molto marcata: nella loro visione tutti gli esseri razionali fanno parte di un’unica comunità universale, con obblighi reciproci. Epitteto scriveva per esempio che ogni azione deve mirare a contribuire al bene comune. Marco Aurelio diceva invece che «è stato dimostrato da tempo che siamo nati per la comunità».

Esempi di video dedicati allo stoicismo su TikTok
È una trasformazione che è avvenuta con il tempo. I testi degli autori romani erano già più pratici di quelli greci: le Meditazioni erano appunti privati senza particolare struttura, e circolarono per secoli come raccolta di aforismi staccati dal sistema filosofico che li rendeva coerenti. Nella seconda metà del Novecento, poi, i fondatori della terapia cognitivo-comportamentale Aaron Beck e Albert Ellis si ispirarono esplicitamente ad alcune teorie di Epitteto, escludendo però i passaggi sulla dimensione comunitaria e metafisica della sua filosofia. Da quel momento, molti autori che si occupano di libri di autoaiuto hanno preso dallo stoicismo soltanto quel che interessava loro, riducendolo a una lista di consigli pratici: svegliarsi presto, tenere un diario, immaginare che le cose potrebbero andare male, meditare.
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Romanelli, lo psicoterapeuta, osserva per esempio che spesso i ragazzi che incontra hanno interiorizzato l’idea che «non ci sia spazio per le emozioni così come arrivano», perché «potrebbero pesare sui genitori o stancare gli amici», e quindi cercano una filosofia pratica che le riporti coscientemente sotto controllo. È un approccio che attira l’attenzione di un pubblico più maschile che femminile, anche perché i testi stoici sono pieni di metafore atletiche, militari e gladiatorie, e questo li rende appetibili in ambienti in cui chiedere aiuto psicologico è ancora stigmatizzato.
C’è anche una dimensione politica che potrebbe spiegare l’attuale ritorno in auge dello stoicismo. La storica Ada Palmer ha scritto che questa filosofia ebbe successo a Roma soprattutto perché era compatibile con l’accumulo di potere: permetteva di essere ricchi e potenti senza sentirsi incoerenti. Lo stesso, a suo avviso, si applica ai miliardari che oggi si dichiarano stoici. In questo contesto socioeconomico, l’«accettare ciò che non si può controllare» può facilmente trasformarsi in un invito a non cercare di cambiare le cose, anche quando sembrano ingiuste. Palmer dice che lo stoicismo, interpretato in questo modo, «rende facile convincersi che i poveri, i disoccupati, i senzatetto, i malati e i disabili se lo meritino in qualche modo, che il mondo sia già giusto, e che quindi i ricchi non abbiano alcun obbligo di lavorare per renderlo più equo».
Tra gli uomini che negli ultimi anni si sono avvicinati allo stoicismo, peraltro, c’è una nicchia crescente di persone che sfrutta la filosofia antica per cercare di giustificare la propria misoginia. Già nel 2018 la classicista Donna Zuckerberg, sorella del fondatore di Facebook, scrisse un saggio (uscito in italiano col titolo Non tutti i maschi bianchi morti) che documentava come varie comunità misogine online usassero i testi stoici e più in generale la filosofia greco-romana per dare una patina intellettuale alle proprie posizioni. «Citare Marco Aurelio permette di perpetuare l’idea che loro, gli uomini bianchi, siano delle autorità intellettuali minacciate dalle donne e dalle persone nere», ha detto Zuckerberg. «Si considerano i guardiani della civiltà occidentale e i difensori del suo retaggio culturale».

Un meme recente sullo stocisimo online
La giornalista Shayla Love ha osservato che la traiettoria contemporanea dello stoicismo può peraltro essere facilmente paragonata a quella di filosofie come la mindfulness, nel senso che entrambe sono correnti sviluppate in contesti spirituali e filosofici complessi, diventate prima strumenti di benessere individuale e poi prodotti commerciali. Lo stoicismo, secondo Love, si presta a una facile mercificazione: può essere «un punto di accesso alla filosofia, offrire meccanismi di autoaiuto genuinamente utili», oppure può essere usato per giustificare uno stile di vita estremamente individualista e reprimere le emozioni difficili.



