Il governo ha messo una pezza alla norma sui rimpatri volontari
Ha modificato la parte sull'incentivo agli avvocati con un decreto-legge correttivo del "decreto sicurezza", approvato in via definitiva

Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge per correggere una norma molto discussa contenuta nel nuovo “decreto sicurezza”, approvato oggi in via definitiva dalla Camera, che introduceva un compenso economico per gli avvocati che assistono le persone migranti nelle pratiche di rimpatrio volontario, e che riescono a farle effettivamente rimpatriare. Il governo è intervenuto frettolosamente e in modo caotico dopo che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva fatto capire di essere contrario a questa misura: la norma non è stata cancellata dal decreto sicurezza, ma il nuovo provvedimento la modifica.
Nel comunicato del Consiglio dei ministri si dice che il compenso previsto di circa 615 euro non sarà più corrisposto esclusivamente agli avvocati, e verrà riconosciuto per ogni pratica seguita, indipendentemente dal fatto che il rimpatrio vada a buon fine. Infine, il decreto-legge correttivo elimina la parte del decreto sicurezza in cui si diceva che il compenso doveva essere pagato agli avvocati dal Consiglio nazionale forense, l’organismo che rappresenta l’avvocatura italiana, che nei giorni scorsi aveva molto protestato dicendo di non essere stato informato dell’iniziativa del governo.
La norma era stata molto criticata da avvocati e istituzioni giuridiche, perché tentava di incentivare gli avvocati a favorire i rimpatri, in contrasto con i principi di indipendenza e autonomia dell’avvocato fissati dalla legge italiana e tutelati dalle norme europee sul giusto processo. Come anticipato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nei giorni scorsi, il compenso non è stato tolto con il decreto-legge correttivo, ma potrà essere dato anche ad altri soggetti che si occuperanno di assistere le persone migranti in questo tipo di pratiche. Non è ancora chiaro chi: nel comunicato si dice che sarà definito in un decreto del ministro dell’Interno.
Il decreto sicurezza è stato approvato dal parlamento nello stesso giorno del decreto correttivo, con 162 voti a favore e 102 contrari, più un astenuto. Durante la seduta ci sono state proteste dei parlamentari di opposizione, che hanno cantato «Bella ciao» e hanno esposto cartelli con la scritta «La nostra sicurezza è la Costituzione».
I lavori parlamentari erano stati complicati perché il testo presentava storture evidenti, ma il decreto doveva essere convertito in legge entro il 25 aprile altrimenti sarebbe decaduto. Questo perché è un decreto-legge, cioè un atto che il governo approva in casi di necessità e urgenza e che entra subito in vigore, ma deve essere poi convertito in legge dal parlamento entro 60 giorni. È la ragione per cui dopo le obiezioni mosse da Mattarella la norma sui rimpatri volontari non poteva essere modificata direttamente: in quel caso il testo avrebbe dovuto essere rimandato al Senato per una nuova approvazione, e non ci sarebbe più stato tempo per convertirlo in legge entro il 25 aprile.
Per accelerare i tempi di approvazione il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto sicurezza, che è stata votata martedì, e optato per un decreto-legge correttivo, un modo di legiferare piuttosto caotico che in queste settimane è stato fortemente contestato, dentro e fuori dal parlamento.
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