La foto che ha vinto il World Press Photo

È stata scattata dalla fotografa statunitense Carol Guzy e mostra due ragazze che si aggrappano al padre, mentre gli agenti dell’ICE lo arrestano

È stata annunciata la foto che ha vinto il World Press Photo of the Year, cioè il premio più importante del World Press Photo, prestigioso concorso di fotogiornalismo e fotografia documentaria. È stata scattata dalla fotografa statunitense Carol Guzy per il quotidiano Miami Herald e mostra le figlie di un uomo ecuadoriano che si aggrappano disperate alla sua maglietta, mentre gli agenti dell’ICE (l’agenzia federale che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione) lo arrestano in un corridoio del tribunale per l’immigrazione di New York.

© Carol Guzy, ZUMA Press, iWitness, per il Miami Herald

Nel 2025 l’ICE è diventata il principale strumento delle politiche anti-immigrazione del presidente Donald Trump ed è stata al centro delle notizie degli ultimi mesi per i suoi metodi violenti e brutali. Tra questi rientrano gli arresti a sorpresa nei tribunali, dove gli agenti arrestavano i migranti al termine delle udienze programmate per le pratiche d’immigrazione. È quello che è successo al protagonista della foto, Luis, che è stato fermato nel corridoio del tribunale sotto gli occhi della moglie Cocha e delle loro tre figlie di 7, 13 e 15 anni. La fotografia, parte del più ampio reportage “ICE Arrests at New York Court”, è stata commentata così dalla direttrice esecutiva del World Press Photo, Joumana El Zein Khoury:

Questa immagine mostra il dolore inconsolabile di bambini che perdono il padre in un luogo costruito per la giustizia. È una testimonianza cruda e necessaria della separazione familiare in seguito alle politiche di riforma degli Stati Uniti. In una democrazia, la presenza della macchina fotografica in quel corridoio diventa un atto di testimonianza: racconta una politica che ha trasformato i tribunali in luoghi di vite distrutte. È un potente esempio di quanto sia importante il fotogiornalismo indipendente.

Guzy ha 70 anni ed è una fotografa di lunga esperienza: ha lavorato per il Miami Herald, poi per il Washington Post e infine per l’agenzia Zuma Press. Ha vinto quattro volte il Pulitzer, il prestigioso premio statunitense famoso soprattutto per il giornalismo.

Le altre due finaliste

Sono state annunciate anche le altre due fotografie selezionate come finaliste del concorso: Aid Emergency in Gaza di Saber Nuraldin, e The Trials of the Achi Women di Victor J. Blue.

© Saber Nuraldin, EPA Images

Saber Nuraldin è un fotografo palestinese che dal 1997 documenta la vita nella Striscia di Gaza. Ha scattato questa fotografia il 27 luglio 2025 per l’agenzia EPA, durante il passaggio, attraverso il varco di Zikim, di uno dei pochi camion carichi di cibo autorizzati da Israele: si vedono decine di persone assaltarlo per assicurarsi una parte del cibo trasportato. La giuria ha spiegato come questa immagine renda visibile la portata e l’urgenza della carestia, offrendo una prova visiva della fame e della distruzione circostante.

© Victor J. Blue, per il New York Times Magazine

In questa fotografia, parte di un reportage dello statunitense Victor J. Blue per il New York Times Magazine, è ritratta Doña Paulina Ixpatá Alvarado insieme ad altre donne, fuori da un tribunale di Città del Guatemala. Le donne fanno parte dei Maya Achi, un gruppo etnico originario della regione di Rabinal, nella parte centrale del paese, che fu duramente colpito dalla repressione militare durante la sanguinosa guerra civile durata dal 1960 al 1996, in cui furono uccise o scomparvero complessivamente circa 200mila persone, perlopiù indigene.

Nel 1983 Doña Paulina Ixpatá Alvarado fu tenuta prigioniera e violentata per 25 giorni. Il giorno in cui è stata scattata la foto tre ex membri della protezione civile sono stati giudicati colpevoli di stupro e crimini contro l’umanità e condannati a 40 anni di carcere ciascuno per avere stuprato sei donne indigene. Dal 2011 Doña Paulina Ixpatá Alvarado e altre donne Maya Achi denunciano gli stupri subiti durante la guerra, spesso ignorati o insabbiati. La giuria ha sottolineato come questa fotografia metta in risalto la dignità e la determinazione delle donne, mostrando un momento di forza collettiva, consapevolmente contrapposto alla loro rappresentazione come vittime impotenti.

La foto che ha vinto il World Press Photo of the Year e le altre due finaliste sono state scelte tra i vincitori e le vincitrici annunciati due settimane fa, che potete vedere qui. C’è anche l’italiana Chantal Pinzi, che ha vinto nella sezione Storie nella regione Africa con una serie che racconta una tradizionale esibizione equestre marocchina dal punto di vista delle donne che vi partecipano e che ne erano escluse fino a pochi anni fa. Le storie premiate al World Press Photo saranno esposte in tutto il mondo con una mostra itinerante che arriverà anche in Italia.