Capire meglio le due questioni sui migranti di cui si parla da giorni
Cosa sono il rimpatrio volontario assistito e il patrocinio gratuito, che il governo vuole modificare con il “decreto sicurezza”

Il “decreto sicurezza” che il parlamento deve convertire in legge entro il 25 aprile prevede – tra molte altre cose – di modificare due strumenti giuridici che riguardano le persone migranti, il “rimpatrio volontario assistito” e il “patrocinio gratuito”, limitando nei fatti i diritti dei migranti stessi. Se ne sta parlando molto perché queste modifiche sono state criticate non soltanto da politici dell’opposizione, avvocati e giuristi, ma anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ora il governo dovrebbe approvare un altro decreto per correggere almeno in parte la norma sui rimpatri volontari, ma ancora non si sa in che modo.
Il rimpatrio volontario assistito permette ai cittadini stranieri di tornare nel proprio paese volontariamente, ricevendo assistenza economica e organizzativa; il patrocinio gratuito garantisce l’assistenza legale gratuita in tutti i tipi di processi alle persone che non possono permettersi di pagare un avvocato, a determinati requisiti (i migranti sono tra le persone che possono riceverlo, e il decreto interviene su un aspetto specifico che li riguarda).
Sul rimpatrio volontario, il “decreto sicurezza” prevede di introdurre un compenso economico, stimato intorno ai 615 euro, per gli avvocati che assistono le persone migranti, se il rimpatrio va a buon fine. Sul patrocinio gratuito, invece, stabilisce che non possa più essere dato in automatico alle persone migranti che fanno ricorso contro i provvedimenti di espulsione (quelli con cui una persona viene allontanata dal paese, perché si trova in una condizione irregolare o perché ritenuta per qualche ragione pericolosa per la sicurezza).
Formalmente queste modifiche sono state presentate come una valorizzazione del lavoro degli avvocati e un adeguamento alle altre leggi in materia, ma secondo i critici servono invece a sostenere le politiche del governo di Giorgia Meloni contrarie all’immigrazione.
Più nel dettaglio, il rimpatrio volontario assistito permette ad alcune categorie di cittadini stranieri di accedere a progetti promossi dal dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del ministero dell’Interno, finanziati con fondi europei. In Italia il progetto principale è gestito dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e offre una serie di servizi, dall’orientamento ai contributi per il viaggio. Possono accedervi cittadini stranieri che non hanno ancora ricevuto una risposta definitiva alla domanda di soggiorno o di protezione internazionale; i titolari di protezione internazionale che decidono di rinunciarvi; gli stranieri irregolari e quelli in condizioni vulnerabili, come i minori non accompagnati e i malati.

Il risultato del voto di fiducia alla Camera dei deputati per la conversione in legge del decreto-legge sulla sicurezza, 22 aprile 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
La domanda di rimpatrio volontario va sottoposta alla prefettura del luogo in cui si trova la persona che ne fa richiesta, se non ci sono problemi viene approvata e a quel punto l’OIM organizza il rientro. In Italia i rimpatri volontari sono solo una piccola parte di tutti quelli che vengono fatti ogni anno: di recente il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto che nel 2025 i rimpatri disposti dall’Italia (dunque forzati) sono stati 6.097, circa il 52 per cento in più rispetto al 2022 – cioè da quando è in carica il governo di Giorgia Meloni –, mentre quelli volontari assistiti sono stati appena 675.
Alessandro Praticò, avvocato che fa parte dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI), spiega peraltro che in tutta questa procedura di solito non viene nemmeno coinvolto un avvocato. Il rimpatrio volontario è appunto volontario, cioè si basa sull’iniziativa spontanea di una persona, al contrario di quanto accade con le espulsioni e i rimpatri forzati, ed è quindi meno frequente che qualcuno abbia bisogno di un avvocato se non c’è una controversia da risolvere. Se però viene interpellato per un parere, l’avvocato deve per esempio verificare che ci siano tutte le condizioni affinché una persona possa tornare in sicurezza nel suo paese d’origine; se non è così, può a quel punto consigliarle di intraprendere un altro percorso, come la richiesta di protezione internazionale.
I partiti di opposizione e autorevoli istituzioni giuridiche ritengono che pagare gli avvocati coinvolti in questo procedimento sia un tentativo di indurli a favorire i rimpatri, in contrasto con i principi di indipendenza e autonomia dell’avvocato fissati dalla legge italiana e tutelati dalle norme europee sul giusto processo. Giovedì il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha sostenuto che sia «una norma di aiuto al migrante […] per risolvere eventuali difficoltà burocratiche, un po’ come chi presenta la dichiarazione dei redditi con l’aiuto del Caf».
– Leggi anche: Mattarella ha chiesto di cambiare il “decreto sicurezza”
Il patrocinio a spese dello Stato, o gratuito, è invece un istituto previsto dall’ordinamento italiano per garantire il diritto di tutti alla tutela legale, anche se non si hanno i mezzi per permettersela. In sintesi, consiste nella possibilità per chi ha un reddito inferiore ai 13mila euro di essere assistito da un avvocato il cui compenso viene pagato dallo Stato. È molto comune che i richiedenti asilo ne facciano richiesta quando hanno bisogno di assistenza legale, per esempio per fare ricorso contro un rifiuto della protezione internazionale, perché nella stragrande maggioranza dei casi sono persone senza reddito e senza qualcuno che possa coprire le spese per loro.
Attualmente la legge italiana prevede l’ammissione automatica al patrocinio gratuito per i migranti che fanno ricorso contro un decreto di espulsione: significa che non devono dimostrare di averne diritto, perché la legge italiana riconosce le difficoltà oggettive che avrebbero nel farlo.
L’articolo 29 del “decreto sicurezza” vuole abrogare l’articolo della legge che accorda automaticamente il patrocinio gratuito in questi casi. Di conseguenza, i migranti che vorranno ottenerlo in futuro dovranno fare richiesta presentando una serie di documenti per loro molto difficile, a volte quasi impossibile, da recuperare: dovrebbero ottenere una certificazione dal consolato del proprio paese d’origine, che però a volte in Italia non c’è; e anche quando c’è, spesso non riesce a farlo in 20 giorni, cioè il tempo in cui è possibile fare ricorso contro un provvedimento di espulsione. «In pratica, attraverso meccanismi formali e burocratici si rende inaccessibile questa misura», dice Dario Belluccio, un altro avvocato che collabora con ASGI.
Secondo Belluccio l’eliminazione del patrocinio gratuito automatico e il compenso per gli avvocati per i rimpatri volontari hanno lo stesso obiettivo, ossia in definitiva «ridurre il diritto di difesa delle persone». Anche perché senza il patrocinio gratuito quasi nessuno riuscirebbe a pagare la prestazione di un avvocato. La pensa in modo simile anche Praticò, che sintetizza questo ragionamento in modo efficace: «Semplificando molto, è un po’ come dire: non ti pago l’avvocato che fa il ricorso, ma pago l’avvocato che ti convince a tornare indietro spontaneamente».

Alcuni deputati dell’opposizione circondano i banchi del governo alla Camera per protesta contro il “decreto sicurezza”, 21 aprile 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Mercoledì la Camera dei deputati ha approvato la questione di fiducia posta dal governo sulla conversione in legge del nuovo “decreto sicurezza”. Ora quindi il testo non è più modificabile in vista del voto definitivo per convertirlo in legge, previsto per venerdì. Sempre per venerdì è atteso l’altro decreto che dovrebbe in qualche modo correggere preventivamente la norma sul compenso per gli avvocati per le procedure dei rimpatri assistiti volontari. È un modo di legiferare assai caotico, che i partiti dell’opposizione stanno contestando duramente da giorni e che ha provocato parecchia confusione alla Camera. Martedì durante una discussione sul “decreto sicurezza” alcuni politici hanno occupato i banchi del governo, il deputato del Partito Democratico Arturo Scotto è stato espulso dall’aula e la seduta è stata sospesa.



