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  • Mercoledì 22 aprile 2026

I biglietti dei prossimi Mondiali di calcio costano tantissimo

I più economici sono in vendita ormai a centinaia di euro e quelli della finale arrivano quasi a 10mila: è il “mercato”, ma per i tifosi è un problema

Il Lincoln Financial Field di Philadelphia, uno degli stadi statunitensi che ospiteranno i Mondiali maschili di calcio nel 2026 (Robbie Jay Barratt - AMA/Getty Images)
Il Lincoln Financial Field di Philadelphia, uno degli stadi statunitensi che ospiteranno i Mondiali maschili di calcio nel 2026 (Robbie Jay Barratt - AMA/Getty Images)
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È dallo scorso ottobre che la FIFA, l’organizzazione internazionale del calcio, ha messo in vendita i biglietti per i prossimi Mondiali maschili. Ed è dallo scorso ottobre che ci sono grosse polemiche, visti gli esorbitanti costi dei biglietti – che erano già altissimi in partenza e non hanno fatto altro che crescere, soprattutto per le partite più importanti. Di recente le cose sono pure peggiorate: c’è chi sostiene di essere stato ingannato dalla FIFA per il modo con cui sono stati assegnati i posti negli stadi, e in alcune zone sono aumentati anche i costi dei trasporti e dei parcheggi.

La Coppa del Mondo si giocherà tra l’11 giugno e il 19 luglio, per la prima volta in tre paesi diversi, cioè Stati Uniti (soprattutto), Canada e Messico. Sarà l’edizione più grande di sempre, dato che le squadre partecipanti sono passate da 32 a 48, e ci saranno quindi più partite: 104, in 16 stadi diversi.

Invece di stabilire dei prezzi fissi in base alle fasi del torneo, la FIFA ha introdotto per i prossimi Mondiali un sistema di prezzi “dinamici” per i biglietti: cambiano cioè in base all’andamento della domanda, spesso legata alla popolarità delle squadre coinvolte. Questo sistema è stato criticato perché può far aumentare molto i prezzi, cosa che puntualmente è successa.

Dopo le prime reazioni negative di tifosi e giornali, a dicembre la FIFA aveva introdotto una nuova categoria con pochi biglietti a prezzi calmierati (tra i 50 e i 600 euro circa), destinati alle federazioni nazionali per i propri tifosi. Ma non sono seguite altre misure simili e, nel complesso, i costi hanno continuato a salire.

In sette mesi la FIFA ha messo in vendita oltre sei milioni e mezzo di biglietti in diverse fasi, aumentando i prezzi in media del 34 per cento tra ottobre e aprile. Questi Mondiali – e soprattutto la finale – sono così diventati tra gli eventi sportivi più costosi di sempre per i tifosi, paragonabili solo al Super Bowl, dove un biglietto può superare i 25mila euro.

Un altro esempio. The Athletic ha calcolato che dal 2006 al 2022 i biglietti di Categoria 1 (la più cara) per la partita inaugurale di un Mondiale sono costati circa tra i 510 e i 630 euro (tenendo conto dell’inflazione al 2025). Per questa edizione, invece, un biglietto di Categoria 1 per la gara d’apertura allo stadio Azteca di Città del Messico costa circa 2.000 euro. Per vedere l’esordio degli Stati Uniti in California si può arrivare a pagare più di 2.300 euro: ci sono ancora posti disponibili, e non è difficile capire perché.

Tutto questo senza considerare che negli Stati Uniti e in Canada la rivendita dei biglietti è legale e la FIFA ha consentito di effettuarla attraverso un proprio mercato secondario ufficiale. E che, oltre al prezzo dei biglietti, bisogna considerare anche i costi per arrivare allo stadio. La FIFA, che si occupa dei parcheggi, farà pagare in media 150 euro per un posto auto fuori da uno stadio; e in certi casi converrà rispetto al trasporto pubblico, gestito invece dalle città ospitanti.

Ha fatto discutere soprattutto il caso dell’agenzia di trasporti del New Jersey, che ha alzato il prezzo del treno andata e ritorno da New York allo stadio MetLife da circa 11 a quasi 130 euro, senza sconti per bambini o persone con disabilità – sconti che, tra l’altro, non sono stati previsti nemmeno dalla FIFA per la vendita dei biglietti.

In questi mesi il primo ministro britannico Keir Starmer aveva chiesto alla FIFA di abbassare il prezzo dei biglietti, e il sindaco di New York Zohran Mamdani aveva spinto per rendere i Mondiali più accessibili alle classi lavoratrici, lanciando una petizione chiamata Game Over Greed (cioè il gioco è più importante dell’avidità). Mikie Sherrill, la governatrice del New Jersey, ha invece proposto alla FIFA di contribuire al trasporto dei tifosi – che secondo i piani iniziali doveva essere gratuito.

La FIFA, che è una organizzazione non profit, si è giustificata sostenendo di voler massimizzare i ricavi per reinvestirli nello sviluppo del calcio. Il presidente Gianni Infantino ha inoltre ribadito che, in fondo, si tratta pur sempre di «mercato».

Un mercato che, però, è sempre più distorto. Ne ha scritto anche Jason Gay, apprezzato giornalista sportivo del Wall Street Journal:

Oggi arriviamo persino a celebrare un “prezzo d’ingresso” a quattro cifre come segnale della vitalità dell’evento. Quello che una volta era una tradizione è diventato un lusso raro, oppure è stato completamente reso inaccessibile. E non ho nemmeno menzionato i 60 dollari di parcheggio, le maglie di poliestere da 175 dollari e le birre da 14 dollari.

Se le leghe non pensano che alla fine pagheranno le conseguenze di tutto questo, non stanno ascoltando il loro pubblico, perché quando sento i tifosi più fedeli e con gli abbonati stagionali, il tema dei prezzi è praticamente l’unica cosa di cui parlano.

Intanto non si sa ancora con precisione quanti biglietti siano stati comprati (si pensa circa 3 milioni, cioè poco meno della metà), anche perché probabilmente la FIFA continuerà a metterne altri in vendita fino all’ultimo momento. Ma, tra le altre cose, il prezzo dinamico ha reso la partita d’esordio degli Stati Uniti così costosa che pare siano stati acquistati ancora pochi biglietti: circa 41mila su 70mila, cioè meno che per Iran-Nuova Zelanda.

Infantino è comunque molto ottimista: ha detto che la sua organizzazione guadagnerà dal torneo circa 11 miliardi di dollari, su 3,6 spesi.