Gli Stati Uniti stanno trattando l’invio in Congo di oltre mille afghani che li avevano sostenuti nella guerra contro i talebani

Il New York Times scrive che Donald Trump è in trattative per inviare 1.100 afghani nella Repubblica democratica del Congo, paese che sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Sono cittadini afghani che avevano collaborato con gli Stati Uniti durante la guerra contro i talebani iniziata nel 2001 e che erano stati evacuati con il programma Operation Allies Welcome, voluto dall’amministrazione del presidente Joe Biden per evitare che subissero ritorsioni dopo il caotico ritiro degli Stati Uniti dal paese. Tra loro ci sono anche 400 bambini, e poi interpreti per le forze armate statunitensi, ex membri delle forze per le operazioni speciali afghane e familiari di militari americani. Attualmente vivono in Qatar, in un’ex base militare statunitense nota come As Sayliyah.
Il governo americano li aveva trasferiti lì alla fine del 2024, promettendo loro un percorso verso la residenza permanente negli Stati Uniti qualora avessero superato dei controlli. Nel 2025 l’amministrazione Trump aveva sospeso tutte le domande di immigrazione presentate dai cittadini afghani quando un uomo di quella nazionalità era stato identificato come il responsabile di un attacco a due membri della Guardia Nazionale a Washington.
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Shawn VanDiver, presidente dell’organizzazione umanitaria AfghanEvac, ha detto di essere stato informato del piano relativo al Congo da alcuni funzionari del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, aggiungendo che agli afghani è stata offerta la scelta o di tornare a vivere nel loro paese sotto il regime dei talebani «dove sanno che andranno incontro a morte certa», o di andare in Congo dove, secondo le Nazioni Unite, si trovano già oltre 600mila rifugiati provenienti principalmente dalla Repubblica Centrafricana e dal Ruanda. Il Congo non è attrezzato per accogliere altri rifugiati, essendo tra l’altro impegnato in un conflitto molto violento con il vicino Ruanda. «Pensiamo che (gli Stati Uniti, ndr) vogliano semplicemente rimandare queste persone in Afghanistan» ha detto VanDiver: «Sanno che gli afghani non accetteranno il Congo. Perché passare dalla crisi dei rifugiati numero uno al mondo alla crisi dei rifugiati numero due al mondo?»
Per ora non si sa molto altro di questi piani statunitensi né se il governo stia concludendo accordi simili con altri paesi.
Andrew Sullivan, veterano e direttore di No One Left Behind, un’organizzazione non profit che si occupa dell’insediamento degli afghani negli Stati Uniti, ha detto che l’amministrazione Trump avrebbe a disposizione altre opzioni per portarli negli Stati Uniti: concedendo per esempio delle deroghe ai divieti imposti da Trump. «Riteniamo che, se superano i controlli di sicurezza, queste persone dovrebbero poter venire negli Stati Uniti. Se non ci riescono o se non intendono venire negli Stati Uniti, credo che il governo statunitense abbia l’obbligo di garantire che vengano trasferiti in un paese terzo dove siano al sicuro, ricevano assistenza e non vi siano violazioni dei diritti umani».


