Una teoria fantasiosa su dove sia sepolta Cleopatra

L'ha resa popolare su internet l'archeologa Kathleen Martínez, che sostiene di aver risolto un annoso mistero: gran parte dei suoi colleghi non è d'accordo

Il dipinto La morte di Cleopatra di Jean-André Rixens (Imagno/Getty Images)
Il dipinto La morte di Cleopatra di Jean-André Rixens (Imagno/Getty Images)
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Nella nicchia di appassionati di archeologia sui social da qualche mese circola una sorta di leggenda metropolitana. Dice che Cleopatra, forse la donna più famosa dell’antichità, avrebbe chiesto esplicitamente che la sua tomba fosse nascosta in modo che «nessun uomo potesse trovarla». La frase viene attribuita vagamente a “fonti antiche”, ma in realtà non compare in nessun testo dell’epoca. A farla circolare è stata Kathleen Martínez, un’archeologa dominicana che da vent’anni cerca la tomba di Cleopatra, e che spera di diventare la donna che finalmente la troverà non ad Alessandria, in Egitto, dove quasi tutti gli esperti ritengono si trovi, ma a Taposiris Magna, a 45 chilometri da lì.

La storia di Martínez e della sua ossessione ha attirato particolare attenzione negli ultimi mesi, quando il National Geographic ha pubblicato un documentario, Cleopatra’s Final Secret, in cui l’archeologa è tra le protagoniste. Tra gli egittologi, però, Martínez è nota da anni, e non necessariamente in senso positivo. Intanto, molti guardano con sospetto al fatto che nel corso di vent’anni di scavi abbia dedicato molto più tempo a dare interviste, apparire in documentari e parlare del suo lavoro sui social che a pubblicare articoli scientifici credibili. Ma soprattutto, gran parte dei ricercatori esperti di quel periodo storico concorda sul fatto che la sua teoria abbia delle basi molto traballanti.

Cleopatra divenne regina d’Egitto a diciotto anni, nel 51 avanti Cristo. Era l’ultima erede della dinastia dei Tolomei, una stirpe di origine macedone che governava l’Egitto da quasi tre secoli. Tuttora è un personaggio che esercita grande fascino, e le sono state dedicate decine di opere teatrali, film e quadri. Eppure di lei non sappiamo quasi nulla di certo: non abbiamo un ritratto affidabile del suo volto, non sappiamo precisamente come sia morta, e non abbiamo mai trovato la sua tomba, appunto.

Da un punto di vista storico e archeologico, scoprire la tomba di Cleopatra sarebbe un risultato enorme. Finora non è mai stata trovata la tomba di nessun sovrano tolemaico, anche perché si ritiene che fossero tutte nel quartiere del palazzo di Alessandria, che oggi è sommerso e in larga parte distrutto. I contenuti di una tomba intatta potrebbero fornire informazioni sul culto reale tolemaico e sulla fusione tra la cultura macedone e quella egizia. I resti di Cleopatra, poi, potrebbero dirci qualcosa sulla causa della sua morte, sul suo aspetto fisico e sulla sua etnia, su cui esistono ancora molti dubbi.

Tutte le fonti antiche che abbiamo su di lei sono posteriori di almeno qualche decennio alla sua morte e sono scritte dal punto di vista dei romani, che posero fine al suo regno conquistando l’Egitto, ma concordano sui fatti principali. Cleopatra si era alleata politicamente e legata sentimentalmente al generale romano Marco Antonio dal 41 a.C., quando lui controllava la parte orientale dei territori romani. Per anni furono in conflitto con Ottaviano, che controllava la parte occidentale, finché nel 31 a.C. le loro flotte si scontrarono nella battaglia di Azio, al largo della Grecia. La coppia perse, Ottaviano marciò verso l’Egitto e conquistò Alessandria. Marco Antonio si tolse la vita con la propria spada, convinto secondo alcune fonti che Cleopatra fosse già morta; lei si suicidò pochi giorni dopo, anche se il metodo preciso è fonte di discussione.

Si sa che fu imbalsamata insieme a Marco Antonio e che Ottaviano ordinò di seppellirli con tutti gli onori nel mausoleo di lei, nel quartiere del palazzo reale di Alessandria. «Le fonti antiche sono tutte d’accordo», riassume Nicola Barbagli, egittologo e classicista che si occupa di epoca tolemaica. «Sappiamo che Ottaviano fece seppellire Cleopatra e Antonio con tutti gli onori, e sappiamo dove. Il fatto che non si sia trovata la tomba non significa che non fosse lì: significa tuttalpiù che quel pezzo di città è finito sott’acqua o è stato distrutto».

Blocchi di cemento pensati per proteggere il lido dall’innalzamento del mare ad Alessandria, nel 2019 (AP Photo/Maya Alleruzzo)

Il quartiere reale di Alessandria, infatti, non esiste più da molto tempo. Già in epoca tardoantica la città fu colpita a più riprese da terremoti e maremoti e poi, nel Terzo secolo, parte del palazzo andò distrutta in un assedio romano. Da allora il livello del mare è salito di un metro e mezzo e il terreno si è abbassato di almeno sei metri. Gran parte dell’Alessandria dei tempi di Cleopatra, insomma, oggi è sott’acqua.

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Dal 1992 l’esploratore francese Franck Goddio e il suo Istituto europeo di archeologia subacquea conducono scavi sottomarini che hanno permesso di mappare le parti sommerse della città antica. Della tomba di Cleopatra e Antonio, però, non hanno ancora trovato traccia.

Secondo Barbagli e la schiacciante maggioranza dei suoi colleghi, comunque, non è strano che la tomba di Cleopatra non sia stata trovata ad Alessandria. Martínez, invece, ha una teoria ben più fantasiosa.

Secondo lei, Cleopatra avrebbe dato disposizioni affinché il suo corpo e quello di Marco Antonio fossero trasportati segretamente fuori da Alessandria. La destinazione sarebbe stata il tempio di Taposiris Magna, un sito dedicato alle divinità Iside, Osiride e Apollo. Secondo Martínez, Cleopatra identificava sé stessa con Iside e Antonio con Osiride, e avrebbe scelto quel tempio per poter vivere con lui in eterno, come nella leggenda delle due divinità.

Martínez non è un’archeologa di formazione. Per quasi vent’anni aveva lavorato come avvocata nella Repubblica Dominicana, dove è nata: la sua ossessione per Cleopatra nacque nel 1990, quando era già adulta, in seguito a una discussione col padre, che aveva definito la regina egizia una poco di buono. Da quel momento decise di studiare tutto quello che poteva trovare su di lei, e finì per mollare l’avvocatura e iscriversi a un master in archeologia.

Man mano si convinse che i ricercatori moderni potessero essersi lasciati sfuggire indizi importanti su dove fosse sepolta. Nel 2004 cominciò a scrivere a Zahi Hawass, che all’epoca era a capo del Consiglio supremo delle antichità egiziane. Gli mandò circa un centinaio di email senza ricevere risposta, finché non partì per il Cairo e riuscì a ottenere un incontro. Gli disse che sapeva dove si trovava la tomba, e che l’avrebbe trovata entro due mesi, e ottenne il permesso di scavare a Taposiris Magna.

Barbagli, però, spiega che la teoria di Martínez non regge per diverse ragioni. La prima è che non c’è motivo per cui Cleopatra avrebbe dovuto nascondere il suo corpo ai romani, dato che Ottaviano non aveva nessun interesse a violare le loro tombe. I figli di Marco Antonio e Cleopatra, anzi, finirono per essere allevati da Ottavia, sorella di Ottaviano, e lo stesso Marco Antonio, dopo un periodo iniziale di damnatio memoriae, fu reintegrato nei Fasti Trionfali, l’elenco ufficiale dei trionfi romani. «Non c’è nessuna ragione per pensare che i romani volessero fare del male ai corpi di Marco Antonio e Cleopatra. Anzi, è vero il contrario», dice.

«Sono d’accordo che Ottaviano conoscesse e avesse autorizzato il luogo della sepoltura», ha detto Martínez in passato. «Ma quello che credo – ed è solo una teoria – è che dopo il processo di imbalsamazione i sacerdoti di Taposiris Magna abbiano seppellito i corpi di Cleopatra e Marco Antonio in un luogo diverso, senza l’approvazione dei romani, un posto nascosto sotto il cortile del tempio». Per Barbagli anche questa interpretazione non ha molto senso. «Quindi, questa ipotesi ha qualche fondamento storico-archeologico? No», dice. «Ed è plausibile dal punto di vista delle pratiche funerarie tolemaiche? No».

C’è poi il problema della posizione di Taposiris Magna. Martínez sostiene che il tempio si trovasse fuori dal controllo romano al momento della conquista dell’Egitto, e che per questo sarebbe stato un buon nascondiglio. Ma non è così: i romani arrivarono ad Alessandria da due direzioni, dalla Siria con Ottaviano e dalla Libia con Cornelio Gallo. Taposiris Magna si trovava proprio sulla strada, a ovest di Alessandria. «Non capisco da che punto di vista non bisognerebbe considerarla sotto il controllo dei romani», dice Barbagli.

Infine c’è un problema di interpretazione delle fonti. Secondo Barbagli, l’idea che Cleopatra si identificasse con Iside e volesse farsi seppellire in un tempio dedicato a quella dea è una lettura superficiale di come funzionava l’iconografia nel mondo antico. Vestirsi da Iside o assumerne i titoli non significava credersi una dea reincarnata: era un modo per rappresentarsi come regnante potente. «Se un sovrano si fa ritrarre con gli abiti di Giove non vuol dire che pensa di essere Giove», dice Barbagli. «Vuol dire che il suo potere è paragonabile a quello di Giove».

Da allora sono passati più di vent’anni e Taposiris Magna è diventato uno dei siti archeologici più attivi dell’Egitto. Sono stati recuperati più di mille oggetti, di cui circa duecento considerati significativi: ceramiche, monete, gioielli d’oro, teste di statue spezzate, probabilmente distrutte dai primi cristiani. Fuori dalle mura del tempio è stata trovata una grande necropoli, che secondo Martínez suggerirebbe che i sudditi di un monarca volessero essere sepolti vicino alle spoglie reali. L’anno scorso è stato scoperto anche un porto sommerso. La tomba, però, non è stata trovata.

Reperti ritrovati nel sito archeologico di Taposiris Magna (Egyptian Ministry of Tourism and Antiquities/Handout via Xinhua)

Martínez è consapevole di queste critiche, ma si ritiene tuttora convinta che «Cleopatra abbia fregato tutti». «Ha fregato l’imperatore Augusto e l’esercito romano. Ha fregato i tanti storici e archeologi che l’hanno cercata per secoli. Ha fatto in modo che i suoi resti e quelli di Marco Antonio fossero nascosti ai romani e ai loro discendenti per sempre», ha detto in un’intervista recente.

Barbagli, come molti colleghi, non è d’accordo, ma ammette che gli scavi di Taposiris Magna, al di là della questione della tomba, stanno producendo materiali interessanti sulla storia religiosa dell’Egitto tolemaico. «Il sito è un sito importante. È solo che non ha nulla a che vedere con Cleopatra», dice. «Certo, anche Howard Carter stava cercando la tomba perduta di Tutankhamon, ma l’ha fatto su basi di ricerca molto solide, e infatti l’ha trovata esattamente dove si pensava che fosse: nella Valle dei Re».

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