La “papamobile” trasformata in clinica non è ancora arrivata a Gaza
Fu uno degli ultimi desideri di papa Francesco: è pronta da mesi, ma Israele non ha mai autorizzato il suo spostamento nella Striscia

A un anno esatto dalla morte di papa Francesco, non è stato ancora possibile realizzare uno dei suoi ultimi desideri: quello di destinare alla cura dei bambini della Striscia di Gaza una delle sue “papamobili”, le particolari vetture usate appunto dai papi per salutare i fedeli nelle occasioni ufficiali.
L’auto è stata appositamente trasformata in una clinica mobile ed è pronta ormai dallo scorso novembre, tuttavia si trova ancora in una teca di vetro a Betlemme, in Palestina, perché le autorità israeliane non hanno mai autorizzato il suo spostamento nella Striscia. Israele, infatti, sta continuando a limitare l’ingresso di aiuti umanitari e beni di prima necessità nel territorio.
Questa papamobile è una Mitsubishi ed era stata donata a papa Francesco da Mahmoud Abbas, il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (l’organo che governa limitatamente alcune parti della Cisgiordania), durante una visita nella regione nel 2014. Da allora si trova esposta a Betlemme.
Nei mesi scorsi Caritas Gerusalemme, la sezione territoriale della nota organizzazione umanitaria cattolica, l’aveva attrezzata con strumenti utili per la diagnosi e il trattamento di malattie e ferite, così come per la somministrazione di vaccini. All’interno del veicolo sono state inoltre montate varie attrezzature mediche, fra cui un frigorifero per la conservazione delle medicine.
Un portavoce di Caritas Gerusalemme ha detto a BBC News che l’organizzazione sta dialogando con le autorità israeliane e che sta cercando di ottenere un permesso per lo spostamento della papamobile attraverso la mediazione della Chiesa.
L’agenzia del ministero della Difesa israeliano che tra le altre cose coordina il passaggio degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza (Cogat) ha detto di aver autorizzato a febbraio l’invio di due cliniche mobili, come richiesto dal patriarcato di Gerusalemme, cioè la diocesi locale della Chiesa cattolica. Ha detto però di non essere a conoscenza di altre richieste per portare veicoli aggiuntivi nella Striscia.
Papa Francesco era molto affezionato alla comunità cristiana in Palestina: dall’invasione israeliana della Striscia di Gaza aveva mantenuto rapporti quasi quotidiani con Gabriel Romanelli, il parroco della chiesa della Sacra Famiglia, l’unica comunità cattolica del territorio.
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