Gli “Oscar dello sport” che non interessano granché
Dal 2000 i Laureus Awards premiano ogni anno il meglio dello sport mondiale, con molti sponsor ma poca presa sul grande pubblico

Nella sera del 20 aprile sono stati assegnati a Madrid i Laureus World Sports Awards, che qualcuno talvolta prova a presentare come gli “Oscar dello sport”, con evidente richiamo ai ben più noti premi del cinema. I Laureus Awards sono finanziati da importanti aziende, tra cui Mercedes-Benz e Richemont, ed esistono dal 2000, quando Nelson Mandela fece un discorso, poi molto citato e celebrato, sul potere dello sport di «cambiare il mondo». Quest’anno l’evento è stato presentato dal tennista Novak Djokovic e dalla sciatrice freestyle Eileen Gu, mentre in passato tra i presentatori c’erano stati gli attori Bill Murray, Samuel L. Jackson e Benedict Cumberbatch.
I Laureus sono assegnati in base al voto di alcuni grandi ex sportivi, e tra invitati, candidati e premiati (sono tutti un paio di paragrafi più sotto) c’è il meglio dello sport mondiale.
Eppure restano piuttosto in secondo piano. Pur con una cerimonia in diretta (in Italia su Sky), in genere se ne parla relativamente poco. Se un Oscar vale molto, tra il trofeo di Wimbledon e un Laureus invece difficilmente un tennista sceglierebbe di mettere in salotto il secondo. E praticamente mai, parlando delle carriere di chi li ha vinti, si ricorda se nella sua bacheca dei trofei c’è anche la statuetta (realizzata da Cartier) dei Laureus Awards, il cui nome è un richiamo al lauro o all’alloro, e al suo legame simbolico con le vittorie sportive, soprattutto olimpiche.
Quest’anno i vincitori sono stati: i tennisti Carlos Alcaraz e Aryna Sabalenka come miglior sportivo e migliore sportiva; il Paris Saint-Germain come miglior squadra, il pilota di Formula 1 Lando Norris come miglior rivelazione, il golfista Rory McIlroy come protagonista del miglior “ritorno dell’anno” (“comeback of the year”), il nuotatore Gabriel Araújo come miglior sportivo con disabilità, il calciatore Lamine Yamal come miglior giovane e la snowboarder Chloe Kim come miglior sportiva in uno “sport d’azione”.
È stato assegnato un premio “alla carriera” all’ex ginnasta Nadia Comăneci e uno simile all’ex calciatore Toni Kroos, mentre l’organizzazione Fútbol Más, che offre sostegno ai giovani attraverso il calcio, ha vinto il premio “Sport per il bene”.
Nell’assegnazione della maggior parte dei premi – compresi i principali a sportivo, sportiva e squadra – ci sono due fasi principali. Nella prima una giuria di esperti (più di mille persone, perlopiù scrittori e giornalisti) da decine di paesi vota i candidati, che sono sei per ogni premio. Quest’anno, erano loro:
Nella seconda fase a scegliere vincitori e vincitrici tra candidati e candidate è una giuria più ristretta composta dai membri della Laureus World Sports Academy, composta da 69 grandi ex sportivi. Per l’Italia ci sono l’ex motociclista Giacomo Agostini, l’ex sciatore Alberto Tomba e gli ex calciatori Alessandro Del Piero e Francesco Totti. Tra gli altri, e le altre, ci sono Boris Becker e Martina Navratilova, Sergey Bubka e Michael Johnson, Tony Hawk e Lindsey Vonn.
Gli sportivi ad aver vinto più volte il premio (5) sono il tennista Novak Djokovic e l’ex tennista Roger Federer, mentre a quattro vittorie ci sono l’ex velocista Usain Bolt, l’ex tennista Serena Williams e la ginnasta Simone Biles, premiata come miglior sportiva nel 2025, quando il miglior sportivo fu l’astista Armand Duplantis. L’Italia maschile di calcio fu premiata come miglior squadra (in assoluto, tra tutti gli sport) sia nel 2006 che nel 2022. Nessun italiano e nessuna italiana ha mai vinto il premio come miglior sportivo o sportiva, ma nel 2018 Bebe Vio vinse quello per lo sport con disabilità, e in passato altri premi sono stati vinti da Francesco Totti, Valentino Rossi e Alex Zanardi.
Come si vede dalla lista di vincitori e candidati, i Laureus sono spesso criticati per essere piuttosto eurocentrici, per tendere a premiare gli sport più mediatici, e quindi gli sportivi più noti, con particolari attenzioni al calcio (su 69 membri dell’Academy, 9 sono ex calciatori) e al tennis: la cerimonia – in cui un tennista-presentatore-e-plurivincitore ha premiato due tennisti – si è tenuta al Palacio de Cibeles di Madrid, a pochi chilometri di distanza da dove oggi inizia l’Open di Madrid di tennis.
Come è spesso il caso per premi di questo tipo, con grandi cerimonie e abiti eleganti, anche i Laureus (le cui prime edizioni furono a Montecarlo, e che poi sono state in diverse città di Europa, Asia e Sudamerica) sono accusati di elitismo. Nel loro caso specifico sono a volte considerati uno strumento di sportswashing da parte delle aziende che li sostengono.
Sul sito dei Laureus, su cui ancora oggi è facile imbattersi in celebrazioni del discorso fatto nel 2000 da Mandela, è scritto che in vent’anni Laureus Sport for Good, l’area che supporta e finanzia iniziative benefiche legate allo sport «ha raccolto oltre 150 milioni di euro» e «aiutato a cambiare le vite di quasi 6 milioni di giovani».
Nella loro storia relativamente breve i Laureus hanno anche dovuto gestire questioni legate al doping. Mentre un film resta in genere premiato anche se cambia la percezione di chi l’ha prodotto o diretto, un risultato sportivo perde di valore se ottenuto contro le regole. È il motivo per cui nell’albo d’oro dei Laureus ci sono alcuni asterischi, per esempio accanto ai nomi di Lance Armstrong o Marion Jones, due tra i premiati della prima edizione, nel 2000, che in seguito hanno ammesso di aver fatto uso di doping. E nel 2025 si parlò del fatto che dopo il caso Clostebol fu ritirata la candidatura di Jannik Sinner, che era invece di nuovo tra i candidati di quest’anno.

La statuetta dei premi Laureus, nel 2010 ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti (Cannon/Getty Images for Laureus)
Il fatto, però, resta che più che parlarne male, dei Laureus si parli poco. Senza andare troppo lontano, anche meno rispetto a un premio calcistico come il Pallone d’oro, il cui senso principale è dare riconoscimenti individuali in uno sport di squadra.
C’entra probabilmente il fatto che, a differenza per esempio del cinema e dell’editoria, lo sport prevede già confronti diretti in cui si vince e si perde. Peraltro (e questo è un problema anche per il Pallone d’oro) si vota su base annuale per sport che spesso hanno cicli stagionali, che non coincidono con l’anno solare.
Ma forse è un problema difficile da risolvere perché è impossibile trovare un modo per dire se vale di più una vittoria o un’altra, se è più forte Armand Duplantis o Tadej Pogacar, per capire se bisogna votare la qualità pure a prescindere dai risultati (come si fa nel cinema o nell’editoria) o premiare invece i risultati (gli incassi al botteghino, le copie vendute, i trofei vinti). Senza contare che, se c’è una cosa che non manca agli sportivi, almeno quelli più forti e vincenti, sono appunto trofei, riconoscimenti, premi e primati.
Di converso, come ha detto Alcaraz dopo aver vinto il premio (un’altra differenza con gli Oscar è che spesso gli sportivi non sono attori, e per questo meno eccezionali nel fare discorsi di ringraziamento), è però anche vero che i Laureus hanno un valore nel fatto che ad assegnarli sono ex sportivi, e quindi «persone che capiscono lo sport».



