L’indagine sullo spionaggio e su un ex agente dei servizi segreti, spiegata
Si parla di funzionari dell'intelligence e di militari infedeli, di strani rapporti tra spie e imprenditori, di ricatti a politici

La procura di Roma ha diffuso la notizia di un’indagine su presunte operazioni di spionaggio illegale e su altre operazioni illecite legate alla sicurezza nazionale. Per quel che è stato possibile capire finora, l’indagine segue due filoni tra loro correlati: da un lato, le sospette attività di raccolta di informazioni riservate e di indagini clandestine per finalità non istituzionali, dunque verosimilmente per poter vendere sottobanco notizie imbarazzanti o per poter ricattare politici e imprenditori; dall’altro, una presunta truffa ai danni della presidenza del Consiglio, indotta ad acquistare dei software per la sicurezza a un prezzo maggiorato, con spreco di denaro pubblico.
La persona al centro dell’inchiesta è Giuseppe Del Deo, 53enne militare napoletano, ex agente dei servizi segreti che aveva ricoperto fino al 2025 importanti incarichi dirigenziali nelle agenzie di intelligence. È lui, secondo le ipotesi della procura, il regista di entrambe le operazioni: è infatti indagato per la violazione della legge che regola il funzionamento dei servizi segreti, per accesso abusivo a sistemi informatici, ma è anche presunto protagonista dei traffici che hanno portato i magistrati a ipotizzare il reato di truffa e di peculato.
La portata dell’inchiesta è evidente anche dall’importanza delle altre undici persone indagate. Oltre a Del Deo, solo per citare i profili più rilevanti, ci sono: Giuliano Tavaroli, ex carabiniere e poi manager di lungo corso che già nel 2006 era stato condannato per un caso di spionaggio illecito; Carmine Saladino, imprenditore nel settore della cybersicurezza che ha avuto vari rapporti con la pubblica amministrazione, e che è stato a lungo amico del ministro della Difesa Guido Crosetto; Luigi Ciro De Lisi, ex generale della Guardia di finanza alle dipendenze della presidenza del Consiglio tra il 2019 e il 2023; Francesco Rossi, ex agente dei servizi segreti e poi investigatore privato, collaboratore di Rosario Bonomo, pure lui ex finanziere con incarichi svolti per la presidenza del Consiglio tra il 2011 e il 2015.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il sottosegretario con delega all’intelligence Alfredo Mantovano alla sua destra, coi direttori dei servizi segreti, a Roma, il 15 luglio 2025 (Filippo Attili/ANSA)
Le informazioni sulle indagini sono ancora parziali, e sono tratte dai due decreti di perquisizione emessi dalla procura di Roma per poter controllare uffici e abitazioni degli indagati ed eventualmente sequestrare materiale utile all’inchiesta.
Per quanto riguarda le presunte attività di spionaggio illecito, l’ipotesi è che almeno dal novembre del 2024 questo «gruppo criminoso» abbia trafugato archivi telematici riservati, intercettato o registrato persone, installato dietro compenso dei software di spionaggio nei computer e negli smartphone di altre persone, carpendo dunque illecitamente informazioni, anche avvalendosi di strumenti simili a quelli utilizzati dalle forze dell’ordine.
Tutto questo sarebbe stato fatto per ottenere soldi o potere di ricatto e di condizionamento nei confronti di personalità importanti. Inoltre, su commissione di imprenditori e intermediari vari, e dietro pagamento, le persone accusate avrebbero compilato dossier su persone e società utilizzando notizie riservate acquisite illegalmente. Ma avrebbero fatto anche servizi di bonifica, cioè avrebbero controllato che non ci fossero microspie o sistemi simili di registrazione e intercettazione dentro i locali di alcune società (nel novembre del 2024, per esempio, bonificarono gli uffici della Banca popolare di Bari, nel capoluogo pugliese).
Questa indagine parte in realtà da un’altra inchiesta legata ad attività di spionaggio illecito, il cosiddetto caso Equalize, che riguardava però un gruppo attivo a Milano. In questo caso la base logistica è invece Roma, e, secondo le dichiarazioni di due testimoni, il presunto gruppo criminoso si chiamava «Squadra Fiore» (così dice l’hacker Samuele Calamucci, già coinvolto nel caso Equalize) o «i neri di Del Deo» (come riferito da Marina Mayer, dipendente della presidenza del Consiglio come segretaria di un reparto dei servizi di sicurezza). Il riferimento ai «neri di Del Deo» è appunto a Giuseppe Del Deo, che secondo la procura aveva una squadra di collaboratori (alcuni dei quali ancora da identificare) di cui si serviva per condurre attività di spionaggio clandestino, utilizzando anche schedari e banche dati in dotazione all’intelligence, ma per fini diversi da quelli della sicurezza nazionale.
Molta curiosità ha suscitato la presenza tra gli indagati di Giuliano Tavaroli, ex carabiniere ligure 66enne, che già nel 2006, quando era responsabile della sicurezza di Telecom e Pirelli, era stato condannato per attività di spionaggio illecito in collaborazione con agenti del SISMI, il servizio segreto militare (oggi AISE). Secondo la procura, Tavaroli sarebbe tornato a organizzare attività illecite attraverso una sua azienda di fornitura di servizi investigativi, la Strategic Risk Consulting srl, in combutta con Francesco Rossi e Rosario Bonomo, e con l’ex generale della Finanza De Lisi, pure lui amministratore di una analoga società, la Galima srl.
I nomi in codice utilizzati dai componenti del gruppo nelle loro conversazioni sono assai creativi: «Moser», «Figarola», «Vaiassa», «Tavolaccia», «Mezzochilo», «Merdaiolo», «La salma», «Chiatta», «Rospo», «Braciola», «Puttaniere», «Megera», «Bombolo», «Tricheco», «Bandito», «Sciamannato», eccetera.

Giuliano Tavaroli, ex responsabile della sicurezza di Telecom e Pirelli, è tra gli indagati dalla procura di Roma per attività di spionaggio illecito (DANIEL DAL ZENNARO/ANSA)
L’altro filone dell’inchiesta riguarda invece alcuni contratti che Del Deo avrebbe fatto sottoscrivere alla presidenza del Consiglio per la fornitura di servizi con operazioni apparentemente illecite, e con il conseguente possibile spreco di soldi pubblici.
In particolare la procura di Roma ha controllato l’acquisto da parte del governo di un software di sicurezza, Nexus, avvenuto il 16 giugno del 2023 per 10 milioni di euro. Secondo le ipotesi dei magistrati sostenute da alcune intercettazioni telefoniche e da testimonianze citate nel decreto, a propiziare questa operazione sarebbe stato proprio Del Deo, che aveva le deleghe per operare direttamente sul conto corrente intestato alla presidenza del Consiglio, essendo il dirigente del reparto economico finanziario dell’AISI, l’agenzia di intelligence interna.
Nel luglio del 2024, in concomitanza con la rimozione di Del Deo da vicedirettore dell’AISI (ad agosto fu trasferito al DIS, il Dipartimento che coordina le agenzie di intelligence, sempre come vicedirettore), la presidenza del Consiglio risolse il contratto con la società che produceva Nexus, smettendo di utilizzarlo. Secondo una perizia tecnica citata dai magistrati romani nel loro decreto, il valore reale di Nexus sarebbe «notevolmente inferiore a quello dichiarato in fattura»: si tratterebbe insomma di «una sorta di “software universitario opensource”» venduto al governo a un prezzo «notevolmente sopravvalutato».
Nexus è prodotto da Sind, una società per azioni controllata prevalentemente da Maticmind, società guidata fino al marzo del 2025 da Carmine Saladino, noto manager del settore che nel dicembre del 2023 si scoprì essere il padrone della casa in centro a Roma dove abitava Crosetto a condizioni contrattuali di favore. Il ministro disse che Saladino era un suo amico, e che gli aveva concesso di risiedere lì senza pagare l’affitto per alcuni mesi perché c’erano ancora molti lavori di ristrutturazione da completare. Il socio di minoranza di Sind è FraFrin srl, una società di due imprenditori veneti, Enrico Fincati e Nicola Franzoso, coi quali Del Deo è in stretti rapporti da molti anni.
«Tra Fincati, Franzoso e Del Deo sono emersi forti intrecci di interessi economici a partire dal 2012 che delineano un parallelismo tra la carriera imprenditoriale dei primi due e lo sviluppo del percorso professionale del funzionario pubblico», si legge nel decreto della procura.
Nel 2012, infatti, la madre di Del Deo, Lidia Montano, aveva costituito una società attiva in ambito medico insieme a Fincati e Franzoso. Poi, nel 2014, la FraFin ha stipulato un contratto di appalto da 1 milione di euro con un battaglione dell’esercito di stanza a Treviso in cui era in servizio il fratello di Del Deo.
Dal 2017 la Sind, sempre di Fincati e Franzoso, ha ottenuto importanti commesse dal governo per progetti di riconoscimento facciale basato su intelligenza artificiale e software di cybersicurezza: circa 2,8 milioni tra il 2017 e il 2018, tutti pagati dal conto corrente intestato alla presidenza del Consiglio gestito da Del Deo.
Infine Fincati e Franzoso, sempre tramite la Sind, erano i proprietari di un resort in Umbria, vicino a Fabbro, il Relais Gli Ulivi, messo in vendita nell’ottobre del 2025 per 1,1 milioni di euro. Almeno tre stretti collaboratori di Del Deo avrebbero avuto contatti costanti con i proprietari, i dipendenti e i fornitori del resort. La procura ritiene insomma di aver raccolto molti indizi «che inducono a ritenere» con elevata probabilità che Del Deo «possa essere un contitolare di fatto dell’agriturismo di proprietà di Sind».
Secondo i magistrati, insomma, Del Deo potrebbe aver fatto acquistare alla presidenza del Consiglio a un prezzo maggiorato dei servizi da parte di una società con cui era lui stesso in affari, e di cui conosceva da anni gli amministratori. Per questo tra le ipotesi di reato prospettate dalla procura c’è quella di peculato, cioè di appropriazione illecita di soldi pubblici da parte del funzionario che deve gestirli. Alcune delle testimonianze e delle intercettazioni citate, peraltro, sembrano prefigurare un quadro che va oltre il caso di Nexus, e alludono a un ammanco di circa 7-8 milioni di euro che si sarebbe verificato nell’epoca in cui Del Deo era a capo del reparto economico finanziario dell’AISI.



