L’ex vicedirettore dei servizi segreti italiani, Giuseppe Del Deo, è indagato per peculato e accesso abusivo alle banche dati istituzionali

L’ex vicedirettore dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI, parte dei servizi segreti italiani) Giuseppe Del Deo è indagato insieme ad altre persone dalla procura di Roma. Nell’inchiesta si ipotizza che alcuni ex funzionari pubblici e imprenditori abbiano usato informazioni prese da banche dati istituzionali per trarne profitto, facendo quindi attività di spionaggio, e si siano appropriati indebitamente di soldi pubblici per vantaggi personali. Del Deo in particolare è accusato di peculato e di accesso abusivo a un sistema informatico.
I fatti contestati a Del Deo risalgono agli anni tra il 2018 e il 2024. Molto in sintesi, secondo la procura avrebbe usato impropriamente soldi della presidenza del Consiglio per stipulare contratti a prezzi gonfiati con una società che si occupa di programmi di riconoscimento facciale, sistemi biometrici e intercettazioni: tra questi prodotti c’è una piattaforma informatica chiamata Nexus. Inoltre, Del Deo è accusato insieme ad altri di avere usato archivi e banche dati dei servizi di sicurezza per attività che la procura descrive come «clandestine di tipo para investigativo», quindi non inerenti al suo lavoro.
Per questa indagine le abitazioni e gli uffici di Del Deo e di altre dieci persone indagate sono state perquisite lunedì mattina. L’indagine della procura di Roma è stata avviata sulla base di alcuni elementi ricostruiti nell’inchiesta della procura di Milano sul caso Equalize, il sistema per accedere illegalmente alle banche dati dello Stato. È inoltre legata a una più ampia indagine su un gruppo noto come “squadra Fiore”, che avrebbe fatto attività di “dossieraggio”, cioè di raccolta di informazioni riservate fatta su commissione e a fini ricattatori, e di cui avrebbero fatto parte anche ex membri dei servizi segreti.
Del Deo ha lavorato per anni nei servizi segreti ed era diventato vicedirettore dell’AISI nel 2023. Nel 2025 però era andato in pensione in anticipo, a 51 anni, in circostanze piuttosto anomale. Dopodiché era diventato presidente di Cerved, una grande azienda milanese che si occupa di informazioni commerciali per le imprese (e che non è coinvolta nell’indagine).


