Dalle sneaker all’intelligenza artificiale è un attimo

Allbirds, l'azienda nota per le scarpe da ginnastica, ha annunciato che diventerà tutt’altra cosa, per ora guadagnandoci

Le gambe di una donna in jeans che trasporta una busta di Allbirds
Una cliente con un paio di Allbirds ai piedi e una scatola con il logo dell'azienda, il 30 marzo 2019 (Gabby Jones/Bloomberg/Getty Images)
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Fino a un mese fa Allbirds era una società californiana famosa per le sneaker fatte di lana, che negli anni Dieci del Duemila andavano molto di moda, soprattutto nella Silicon Valley. A un certo punto era stata valutata oltre 4 miliardi di dollari, ma dopo una grave crisi il 30 marzo era stata acquistata dal gruppo American Exchange Group, per 39 milioni di dollari, meno dell’1 per cento del suo valore nel 2021.

Il 15 aprile il gruppo ha annunciato la decisione di convertire Allbirds in una società di servizi di intelligenza artificiale e cloud computing chiamata NewBird AI, attraverso un piano di investimenti da 50 milioni di dollari.

In poche ore il valore delle azioni della società è aumentato di oltre il 550 per cento. La notizia è circolata molto ed è stata commentata con curiosità e interesse, per il successo quantomeno iniziale dell’operazione, ma anche con sarcasmo e diffidenza, per il fatto che ultimamente l’intelligenza artificiale sembra essere dappertutto, persino in settori apparentemente distantissimi come quello calzaturiero.

Nel caso specifico a ricevere attenzioni è anche un altro aspetto. Nei suoi circa undici anni di vita Allbirds si era fatta notare per lo stile minimalista delle sue scarpe, sfoggiate da politici e imprenditori, e soprattutto per una dichiarata adesione a princìpi di ecosostenibilità. In molti considerano significativo che una società nata con quel tipo di ambizioni possa finire nel 2026 per fornire «infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni», impegnandosi in un settore notoriamente energivoro.

Un paio di scarpe grigie indossate da Jacinda Ardern

Le Allbirds indossate dall’allora prima ministra neozelandese Jacinda Ardern durante la conferenza annuale del Partito Laburista a Wellington, Nuova Zelanda, il 6 novembre 2021 (Hagen Hopkins/Getty Images)

Che il contrasto tra le due attività sia stridente è chiaro anche al gruppo stesso, che nell’annuncio ha spiegato che per concludere l’operazione servirà un’approvazione degli azionisti per una modifica sostanziale dello statuto aziendale. È necessario «rimuovere i riferimenti al fatto che la società sia gestita a beneficio pubblico della tutela ambientale», dato che «la prevista attività nel settore delle infrastrutture elettroniche sarebbe meno focalizzata sul beneficio pubblico della tutela ambientale».

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Indipendentemente dalle ambizioni originarie della società, la notizia è stata anche descritta come un esempio di capitalizzazione sfrenata della crescente domanda di risorse informatiche e strumenti di AI. Una domanda tale da suggerire agli investitori di reinvestire anche capitali provenienti da attività tradizionali e da società affermate, che possono essere usate semplicemente per la loro reputazione e notorietà pregressa: come semplici «entità di comodo», per usare la definizione del Financial Times.

Secondo Bloomberg non è escluso che «l’affetto nostalgico per il marchio» possa rendere l’operazione redditizia anche a lungo termine, ma è molto improbabile. L’amministratore delegato di Allbirds, Joe Vernachio, non ha esperienze note nel campo dell’intelligenza artificiale, e non è chiaro quali siano i piani futuri dell’azienda riguardo ai suoi attuali dipendenti.

Alcune scarpe esposte sulla parete di un negozio, fotografate dall'esterno attraverso la vetrina

Le scarpe esposte in un negozio Allbirds nel quartiere di Georgetown a Washington, D.C., il 16 febbraio 2021 (Al Drago/Bloomberg/Getty Images)

Inoltre è già successo in passato che svolte così radicali di società quotate in borsa generassero grandi guadagni soltanto all’inizio. L’Atlantic ha citato l’esempio delle criptovalute. Nel 2017 il valore delle azioni di Long Island Iced Tea Corp. aumentò del 380 per cento subito dopo che la società di bevande confezionate aveva annunciato di volere investire nell’estrazione di bitcoin: un anno dopo le azioni furono rimosse dal listino Nasdaq, per il prezzo troppo basso.

È anche vero però che in un contesto di grande incertezza, con investimenti enormi nell’AI da parte di finanziatori privati, la flessibilità potrebbe anche essere un vantaggio. «Poche aziende sono immuni al fascino di questa tecnologia», ha aggiunto l’Atlantic, e ce ne sono tante che stanno investendo in AI anche se in teoria si occupano di tutt’altro, da PepsiCo all’azienda di giocattoli Mattel.

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