Da Budrio ai videogiochi Nintendo
L'ocarina fu inventata nel bolognese a metà Ottocento, e da lì si è costruita una nicchia a cui è dedicato un festival questo weekend

Più o meno tutti conoscono lo strumento musicale che chiamiamo ocarina, anche se forse non saprebbero dire com’è fatto o lo confonderebbero con altri. Da quando fu inventato nell’Ottocento a Budrio, nel bolognese, ha avuto una diffusione marginale nelle dimensioni ma comunque piuttosto sparpagliata, arrivando sia nella musica d’opera sia nella cultura pop, grazie ai videogiochi Nintendo.
Eppure nemmeno in Italia è così noto che le origini dell’ocarina risiedono a Budrio, che ogni due anni dedica allo strumento a fiato il Festival internazionale dell’ocarina, frequentato da musicisti, esperti e appassionati provenienti anche da Giappone o Stati Uniti per concerti, visite guidate, laboratori didattici e mercatini.
L’ocarina ha un corpo cavo e ovoidale, e si suona soffiando dentro a un’imboccatura mentre si tappano una serie di buchi con le dita, come un flauto. È uno strumento musicale molto antico, documentato in versioni più o meno simili sia in Europa che in Cina e America centrale migliaia di anni fa: sia il suo nome sia la classica forma “a patata americana” che siamo abituati ad associare all’ocarina moderna, però, si devono proprio a Budrio.
Fu infatti qui che nel 1853 la inventò un po’ per caso Giuseppe Donati, un ragazzo del posto al tempo diciassettenne. Donati chiamò la sua invenzione ucarèina, o ucarènna, che in dialetto bolognese significa piccola oca, ochetta: il suo profilo arrotondato ma affusolato infatti ricorda quello di un’oca, ma senza la testa.
Donati era nato a Budrio nel 1836, suonava il clarino nella banda del paese e l’organo nelle chiese. Secondo la storia tramandata nel tempo, voleva fabbricare una specie di cornetta (uno strumento simile alla tromba) di terracotta, ma nel maneggiarla si spezzarono sia il boccaglio sia la campana che conduceva il suono. Donati si accorse che la parte rimasta integra produceva comunque un suono interessante: la sua intuizione fu quella di produrne di cinque dimensioni diverse, con un timbro più o meno squillante e profondo, che si potessero suonare da più persone insieme per ottenere armonie e composizioni più articolate.
Lo strumento di Donati piacque subito moltissimo. Dopo averlo perfezionato, nel 1863 formò un quintetto chiamato “Concerto delle ocarine” che cominciò a esibirsi nelle osterie e nelle case della gente, prima suonando musica da ballo, poi anche parti di opere come La Traviata di Giuseppe Verdi o Il barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. In seguito Donati mise a punto altre due ocarine, fino ad arrivare alla formazione dei gruppi di oggi, il cosiddetto settimino.
Christian Paolini, una guida del Museo dell’ocarina di Budrio, ha raccontato al sito Atlas Obscura che nel 1869 il gruppo si esibì a Bologna: il pubblico ne rimase estasiato e il gestore del teatro li chiamò di nuovo. Negli anni seguenti girò per città come Ferrara, Padova, Trieste e Roma, ma anche a Parigi, Berlino, Vienna o Mosca. Intanto Donati cominciò a vendere le ocarine alle fiere domenicali: trasferì il proprio laboratorio da Budrio a Bologna e infine a Milano, iniziando a esportarle anche all’estero.
L’ocarina divenne in fretta uno strumento molto significativo per Budrio. Dal 1870 due fratelli budriesi, Ercole e Alberto Mezzetti, cominciarono a produrle a Parigi, e poi il secondo aprì un laboratorio a Londra. Cesare Vicinelli, parte del quintetto originale di Donati, inventò i primi stampi di metallo per fabbricarle, e la tradizione fu portata avanti anche da altre persone del posto, come Guido Chiesa, Emilio Cesari e Arrigo Mignani. Oggi a occuparsene è soprattutto Fabio Menaglio, che produce ocarine dal 1989.
Oggi l’ocarina di Budrio è considerata più ampiamente un patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna, e nel 2024 ha ottenuto la denominazione comunale d’origine (De.C.O.), ovvero una certificazione riconosciuta alle eccellenze locali con l’obiettivo di tutelarle. A Budrio c’è un museo che raccoglie centinaia di strumenti musicali e da lavoro, oltre a fotografie, spartiti e documenti; l’ocarina viene insegnata a scuola e anche al Conservatorio G. B. Martini di Bologna, che nel 2023 ha istituito la prima cattedra dedicata.

Il museo dell’ocarina di Budrio (Pierluigi Mioli, CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons)
All’interesse per l’ocarina di Budrio nel mondo ha contribuito anche il Gruppo Ocarinistico Budriese, che ha fatto numerosi tour sia in Italia che all’estero, e in particolare in Cina, Giappone e Corea del Sud, dove è molto apprezzata, anche perché si presta a essere usata nella musica tradizionale.
Alla fine degli anni Novanta l’ocarina ebbe un momento di popolarità internazionale grazie al videogioco Nintendo The Legend of Zelda: Ocarina of Time, in cui Link, il protagonista, può viaggiare nel tempo e nello spazio suonando proprio un’ocarina. Nel febbraio del 1999 Anita Feng, un’artigiana che produceva ocarine nello stato di Washington, raccontò al New York Times che da quando era uscito il videogioco, il novembre precedente, aveva cominciato a venderne una sessantina al mese: il doppio di prima.
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