Come se la sta cavando Silvia Salis a Genova
Fino a un anno fa non aveva mai fatto politica e ora viene proposta per la presidenza del Consiglio, ma come sindaca finora cosa ha fatto?

Fino alla scorsa settimana Silvia Salis aveva 378mila follower su Instagram: un numero non indifferente, visto che è stata eletta sindaca di Genova meno di un anno fa. Oggi i suoi follower sono 526mila, quasi 150mila in più, una crescita che mostra come il suo seguito stia superando i confini della città. In questi sette giorni sono successe due cose, e non due cose qualunque. La prima è un’intervista data a Bloomberg, la seconda è un dj set organizzato in una delle piazze centrali di Genova con Charlotte de Witte, una delle dj techno più conosciute al mondo.
Nell’intervista, per la prima volta Salis non ha respinto a priori la possibilità di guidare la coalizione del centrosinistra alle elezioni politiche del 2027, pur dicendo solo che avrebbe «preso in considerazione» un’eventuale richiesta unitaria (e generando comunque grandi agitazioni). I video e le foto del dj set, con Salis a ballare in un punto molto fotogenico alle spalle di Charlotte de Witte, sono circolate moltissimo sui social media alimentando la sua popolarità fuori da Genova e dall’Italia. Di riflesso hanno rafforzato lo scompiglio e le discussioni nel centrosinistra, che hanno toccato però solo marginalmente il modo in cui Salis sta svolgendo il suo attuale incarico.
Salis, che ha 40 anni, non aveva avuto niente a che fare con la politica attiva fino a quando non le è stato chiesto di candidarsi a Genova, all’inizio del 2025. Prima era stata un’atleta di livello internazionale nel lancio del martello, poi un’alta dirigente del Comitato olimpico italiano. Non avere un passato politico da difendere le ha permesso di ottenere il sostegno di tutti i partiti del centrosinistra che rientrano nell’alleanza che è spesso chiamata “campo largo”: nel suo caso addirittura larghissimo, da Italia Viva e Azione fino al Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra.
Uno dei suoi primi provvedimenti da sindaca è stato il riconoscimento di 11 figli concepiti all’estero con procreazione medicalmente assistita (PMA), a cui per anni l’amministrazione di centrodestra si era opposta. Ha anche aperto un nuovo ufficio per i diritti LGBTQIA+ e ha avviato percorsi di formazione per i dipendenti comunali. A luglio, due mesi dopo le elezioni, ha introdotto il salario minimo in tutti gli appalti comunali, ovvero l’obbligo di pagare almeno 9 euro all’ora lavoratrici e lavoratori.
Dopo qualche esitazione iniziale da parte del suo staff, Salis ha scelto di sostenere la mobilitazione degli operai dell’ex ILVA di Cornigliano che all’inizio di dicembre hanno occupato la fabbrica e manifestato per strade e piazze bloccando l’aeroporto e l’autostrada.

Silvia Salis con gli operai dell’ex ILVA di Cornigliano (Emanuela Zampa/Getty Images)
Salis ha partecipato alle manifestazioni in sostegno della Palestina e alla raccolta di viveri organizzata a Genova per la Global Sumud Flotilla, e come pochi altri politici in Italia ha rivendicato apertamente l’uso della parola “genocidio” per definire i massacri dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Il 12 aprile, durante la commemorazione per ricordare l’eccidio della Benedicta, molto sentito a Genova, ha detto che il fascismo «ha fatto schifo».
Tutte queste uscite sono state accompagnate da una comunicazione studiata fin dalla campagna elettorale, poi assorbita e portata nel lavoro quotidiano in comune: i suoi discorsi si prestano alla diffusione sui social, con un linguaggio simile a quello dei content creator, diretto e comprensibile. I video sono montati a regola d’arte, c’è molta attenzione ai dettagli.
Secondo diversi osservatori della politica genovese sentiti per questo articolo, il modo di comunicare di Salis – diretto e non difensivo, molto deciso ma di una pacatezza che in particolare sui social suona come autorevolezza – ha il merito di far sembrare nuove anche le idee più consumate: già altri politici avevano parlato di genocidio o avevano detto che il fascismo fa schifo, ma l’immagine di una politica che contrappone l’azione alle urla ha fatto apparire tutto questo come una novità.
Con questo approccio è riuscita a girare a suo favore i tanti guai lasciati dal centrodestra a Genova, in particolare il bilancio disastroso dell’AMT, l’azienda del trasporto pubblico. Dopo aver controllato i conti, la nuova amministrazione ha scoperto che la situazione era peggiore del previsto: c’erano debiti per quasi 200 milioni di euro. Il fallimento è stato evitato solo con un piano di risanamento che ha pesato molto sul bilancio. Salis ha aumentato l’Irpef (la principale imposta sul reddito personale) e ha introdotto una tassa sui passeggeri di traghetti e crociere (3 euro a persona), contestata da armatori e industriali.
L’opposizione ha provato a sostenere che Salis si sia servita dei debiti di AMT per giustificare un aumento delle tasse e nascondere difficoltà nella gestione dell’amministrazione, ma complice anche la scarsa credibilità del centrodestra genovese ha prevalso la linea della maggioranza: le tasse, ripete in continuazione Salis, sono colpa della pessima gestione degli ultimi anni.
Il lavoro per sistemare i conti dell’AMT ha rallentato inevitabilmente il programma, quindi è ancora presto per capire se Salis riuscirà a rispettare le promesse fatte in campagna elettorale. Una delle questioni che più l’ha impegnata è il collegamento tra il centro e la Val Bisagno, una vallata stretta e densamente popolata, per questo motivo molto trafficata. In decenni di tentativi più o meno convinti, nessun sindaco è riuscito a trovare una soluzione.
La giunta precedente aveva progettato il cosiddetto skymetro, una metropolitana sopraelevata. In campagna elettorale Salis si era opposta a quell’opera per via dell’impatto ambientale, contestato anche da comitati e abitanti, per poi commissionare una consulenza al politecnico di Milano, chiamato a trovare un’alternativa. Il politecnico ha confermato che lo skymetro non era una buona idea, ma ha anche escluso la possibilità di costruire un tram tradizionale, che porterebbe via troppo spazio soprattutto ai parcheggi.
È stata quindi proposta una cabinovia, un progetto che non piace a tutti perché con piloni alti fino a 40 metri avrebbe comunque un impatto sull’ambiente e sul paesaggio. Molti abitanti della Val Bisagno e una parte della stessa maggioranza non l’hanno presa bene, per usare un eufemismo: i comitati della zona hanno ribattezzato la cabinovia “skymetro light”.
Nella gestione di questa proposta c’è stato quello che molti osservatori definiscono come il primo vero errore comunicativo di Silvia Salis, che alla fine di marzo durante una conferenza stampa ha detto così: «Se alla fine la maggioranza esprimerà contrarietà a questo progetto insieme ai territori, non voglio più sentire nessuno che si lamenta di quanto ci mette ad andare in centro». Questa dichiarazione è stata percepita come autoritaria, poco attenta alla partecipazione, simile allo stile del suo predecessore Marco Bucci, criticata da destra e da sinistra.
Nei giorni successivi Salis ha provato a chiarire meglio una sua convinzione, e cioè la mancanza di alternative praticabili a un’opera sopraelevata: «Sappiamo bene com’è fatta la vallata, non si può fare una corsia protetta totalmente, qualsiasi mezzo interferisce con il traffico. Questa è la realtà. Poi, vogliamo valutare le alternative? Non vogliamo valutarle? Io comunque come sindaco voglio portare avanti dei progetti che poi possono arrivare a cantiere o no».
Un’altra questione delicata che Salis dovrà affrontare nei prossimi mesi è il progetto dell’inceneritore (cioè un impianto per lo smaltimento dei rifiuti) sostenuto dalla Regione Liguria. La discarica di monte Scarpino si sta riempiendo e negli ultimi anni è stato necessario mandare una parte dei rifiuti fuori dalla regione, pagando molti soldi per il loro smaltimento. Nel frattempo in città la raccolta differenziata è aumentata, ma non abbastanza.
Finora Salis è stata molto attenta: non si è mai esposta sul progetto dell’inceneritore perché nella sua maggioranza così larga ci sono posizioni opposte. La sua visione più pragmatica la porterebbe a valutare qualsiasi idea senza pregiudizi, mentre la posizione del Movimento 5 Stelle è contraria da sempre e non negoziabile. In tutto questo il presidente della Regione Marco Bucci non perde occasione per mettere in difficoltà Salis sollecitandola a prendere posizione.

La sindaca di Genova Silvia Salis e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein (ANSA/LUCA ZENNARO)
Alla fine del 2025 Salis aveva detto di voler rimanere sindaca fino al 2030 per fare quanto promesso in campagna elettorale. Nelle prossime settimane si capirà meglio se le sue attenzioni saranno rivolte esclusivamente alla città oppure anche alla politica nazionale. Si capirà anche come prenderanno tutto questo i genovesi. Il giornalista genovese Enrico Ratto ha scritto su Rivista Studio che la grande attenzione su Salis, a viverla da dentro, ha risvegliato i genovesi da una sonnolenta dimensione spaziotemporale. «In città il dibattito politico si coniuga al futuro: che cosa farà domani, quale sarà il suo vero obiettivo? L’abitudine all’immobilismo sociale e professionale ci fa vivere ogni ambizione come un potenziale tradimento».
Parte delle intenzioni di Silvia Salis si scoprirà anche con il libro a cui sta lavorando, che il Foglio ha già definito un manifesto scritto «per aspirare al governo del paese». La pubblicazione è prevista dopo l’estate.
Sarà molto diverso, ma forse non troppo, dal suo primo libro uscito nel 2022. Era un libro per ragazzi e ragazze intitolato La bambina più forte del mondo, una sorta di autobiografia: Stella, la protagonista, è una bambina lanciatrice di martello come lo è stata Silvia Salis. Nella sinossi pubblicata sul sito di Salani Editore si legge che l’allenatore cerca di convincere Stella che il lancio del martello è uno sport da maschi, inadatto a lei che è «solo una femminuccia». Ma nel libro l’allenatore ancora non sa «che è praticamente impossibile impedirle di ottenere ciò che vuole».



