Continua il rinnovamento forzato dentro Forza Italia

Forzato dai Berlusconi: Paolo Barelli si è dimesso da capogruppo del partito alla Camera ed è stato sostituito da Enrico Costa

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani e Paolo Barelli (ANSA/Riccardo Antimiani)
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani e Paolo Barelli (ANSA/Riccardo Antimiani)
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Martedì sera i deputati di Forza Italia hanno scelto Enrico Costa come nuovo capogruppo del partito alla Camera. Costa, già vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera, prenderà il posto di Paolo Barelli, che aveva comunicato le proprie dimissioni lunedì sera.

Le dimissioni di Barelli sono uno dei cambiamenti voluti all’interno del partito da Marina e Pier Silvio Berlusconi, figli del fondatore Silvio Berlusconi. Sono sommovimenti innescati dalla sconfitta al referendum sulla giustizia, ma legati a più generali malumori presenti da tempo all’interno della famiglia nei confronti della gestione del partito da parte del segretario Antonio Tajani.

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I fratelli Berlusconi continuano a esercitare una forte influenza su Forza Italia soprattutto perché ne sono i principali finanziatori. È a seguito di loro pressioni che a marzo si era dimesso anche il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri. La loro importanza nelle decisioni del partito è stata particolarmente evidente la settimana scorsa, quando nella sede legale del partito in via Paleocapa a Milano avevano incontrato il segretario di Forza Italia e ministro degli Esteri Antonio Tajani, e avevano concordato quella che in una nota del partito è stata descritta come «una visione unitaria e condivisa per il rilancio» di Forza Italia. Ma è evidente che a Tajani alcune decisioni sono state quasi imposte.

Commentando le sue dimissioni, Barelli ha manifestato, neanche troppo velatamente, un certo fastidio per questo potere che i Berlusconi esercitano sugli equilibri interni a Forza Italia: ha detto che «normalmente i partiti si guidano dall’interno» e che pur capendo l’affetto dei Berlusconi per il partito, «c’è la quotidianità e bisogna starci dentro».

Sia Gasparri che Barelli facevano parte di una cerchia di collaboratori molto vicina a Tajani, formata soprattutto da dirigenti territoriali di Roma e dintorni, mai del tutto gradita alla famiglia, soprattutto perché lontana dagli ambienti milanesi più cari a Berlusconi. Barelli ha citato questo aspetto in alcune sue dichiarazioni: parlando della «romanità», percepita come un problema dai Berlusconi, ha detto che i romani hanno «comandato il mondo e fatto sudditi in tutto il mondo, anche in Padania».

Le trattative per un nuovo incarico di Barelli, comunque, sono già in corso da giorni. Una delle ipotesi è che possa diventare sottosegretario ai Rapporti con il parlamento, prendendo il posto di Matilde Siracusano. Se si realizzasse questo cambio, Siracusano potrebbe diventare sottosegretaria alla Cultura al posto di Gianmarco Mazzi, diventato ministro del Turismo.

L’altra ipotesi è che Barelli diventi viceministro al ministero delle Imprese. È però un’alternativa più problematica, prima di tutto perché Barelli dovrebbe sostituire Valentino Valentini, forzista benvoluto dalla famiglia Berlusconi, che attualmente ha questo ruolo. Questa soluzione poi obbligherebbe Barelli a dimettersi dal suo incarico di presidente della Federnuoto (la federazione che gestisce le competizioni di sport acquatici in Italia), per evitare conflitti di interessi. Barelli è un ex nuotatore professionista e tiene molto a quel ruolo, che non vorrebbe lasciare.

Per diventare sottosegretario ai Rapporti con il parlamento, invece, non servirebbero le dimissioni dalla federazione, visto che si tratta di un organo senza un bilancio autonomo.

La nomina di Barelli, infine, ne dovrebbe sbloccare un’altra: in cambio della sua assegnazione, Tajani accetterebbe che il governo nomini alla presidenza della Consob il leghista Federico Freni, l’attuale sottosegretario al ministero dell’Economia. La Consob è l’autorità indipendente che vigila sui mercati finanziari, la borsa e le società quotate, e Tajani si opponeva da tempo all’idea che a Barelli venisse assegnato questo ruolo. Sia la nomina di Barelli che quella di Freni dovrebbero avvenire giovedì.