Le agitazioni del centrosinistra intorno a Silvia Salis

Un’intervista a Bloomberg della sindaca di Genova ha riacceso le discussioni su un suo eventuale futuro da leader nazionale

Salis al concerto della DJ Charlotte De Witte in piazza Matteotti a Genova, 11 aprile 2026 (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)
Salis al concerto della DJ Charlotte De Witte in piazza Matteotti a Genova, 11 aprile 2026 (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)
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Venerdì è uscita su Bloomberg un’intervista alla sindaca di Genova Silvia Salis che ha creato un po’ di scompiglio nel cosiddetto “campo largo”, in cui si discute da tempo dell’ipotesi che Salis si proponga come candidata alle primarie del centrosinistra o come candidata unitaria del centrosinistra per affrontare Giorgia Meloni alle prossime elezioni nazionali. Sia nell’ultima intervista, sia in altre occasioni, Salis ha però sempre negato di volersi candidare alle primarie, mentre in generale sull’idea di guidare la coalizione ha lasciato trasparire una legittima – ma cauta – ambizione.

Pur essendo sindaca da meno di un anno, Salis riceve grandi attenzioni dalla politica nazionale, un po’ perché sa comunicare in maniera efficace, e un po’ perché diversi leader vedono in lei il profilo perfetto per guidare un’eventuale coalizione di tutti i partiti all’opposizione: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, e persino i partiti centristi, cioè Italia Viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda. Il campo largo, appunto, che la sostenne al completo quando si candidò a Genova.

Salis è un’ex sportiva e dirigente del CONI, il comitato olimpico nazionale. Viene considerata la candidata ideale da contrapporre a Meloni anche perché non appartiene a nessun partito. Alla domanda di Bloomberg su eventuali somiglianze con la presidente del Consiglio, Salis ha risposto: «No, mi chiamo Silvia. Ma sì, sono una madre, sono cristiana e sono anche sposata. Ho spuntato tutte le caselle».

Silvia Salis con Papa Leone XIV (ANSA/VATICAN MEDIA)

L’intervista a Bloomberg è stata molto commentata da politici e giornali, ma il dibattito ha fatto emergere una Salis praticamente pronta a candidarsi, mentre dalla sua risposta originaria appare assai più cauta: «È interessante e mi lusinga», ha risposto alla domanda su una sua candidatura, e ha aggiunto che «di fronte a una richiesta unitaria [della coalizione] non posso dire che non la prenderei nemmeno in considerazione, sarebbe una bugia». Tuttavia Salis ha precisato che non parteciperebbe a eventuali primarie.

I modi più naturali con cui arrivare alla guida della coalizione del campo largo sono una votazione interna al PD, che poi da partito più grande della coalizione punta a guidarla tutta, o una votazione tra i candidati dei diversi partiti della coalizione, quindi in competizione con la segretaria del PD Elly Schlein e con il leader del M5S, Giuseppe Conte. Ma se Salis non vuole partecipare a queste primarie, la risposta alla richiesta di guidare il campo largo di fatto è un no.

Lo stesso no che dice da mesi, cioè da quando alcuni politici del centrosinistra, Matteo Renzi su tutti, hanno iniziato a corteggiarla sia in privato sia attraverso dichiarazioni pubbliche di apprezzamento.

Salis mentre esce dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, a Roma, lo scorso dicembre (ANSA/FABIO FRUSTACI)

Renzi ha alcune cose in comune con Salis: anche lui ha fatto il sindaco di una grande città all’inizio della sua carriera politica, e la pensano in modo simile su molte questioni (sicurezza, diritti civili, economia). Renzi vede dunque in Salis una figura nuova che potrebbe attirare i voti degli elettori del centrosinistra moderato, che non si riconoscono nelle posizioni più radicali di Schlein e Conte. Come nota Bloomberg, Salis ha assunto come consulente Marco Agnoletti, ex spin doctor di Renzi, cioè l’esperto che cura l’immagine pubblica dei politici e i loro rapporti con i media.

Un altro leader che si avvantaggerebbe di una candidatura di Salis è proprio Conte. Dal 2021 Conte punta a imporsi come leader del campo largo, e dunque come candidato a presidente del Consiglio, ruolo che ha già ricoperto due volte dal 2018 al 2022. Se dovessero effettivamente farsi le primarie, e soprattutto se Salis partecipasse, lei potrebbe sottrarre voti a Schlein, che in questo momento può contare su un consenso maggiore di quello che viene dato dai sondaggi a Conte e al Movimento. Insomma, se Salis si candida, Conte ha più possibilità.

Salis e Schlein a Genova, lo scorso ottobre (ANSA/LUCA ZENNARO)

Per Salis candidarsi alle primarie è soprattutto un rischio. Se non le dovesse vincere perdererebbe la possibilità di coltivare ogni altra ambizione a livello nazionale; ma anche la sua carriera da sindaca verrebbe compromessa, perché tornerebbe a Genova dopo aver tentato – e fallito – un’altra strada meno di un anno dopo essere stata eletta, cosa che potrebbe farle perdere il consenso dei cittadini della sua città.

La sua ambizione è semmai quella di diventare la “federatrice” del centrosinistra, qualora glielo dovessero chiedere: così vengono definite le personalità in grado di unire in un progetto comune partiti con posizioni anche piuttosto diverse. È un ruolo che nel centrosinistra riemerge ciclicamente, una specie di figura mitologica che viene incarnata di volta in volta da politici diversi, e mai in maniera compiuta.

Ma al momento è improbabile che questa richiesta venga rivolta davvero a Salis, visto che né Schlein né Conte intendono farsi da parte, e anzi propendono decisamente di più per le primarie. In un’intervista al Corriere della Sera Dario Franceschini, senatore e importante esponente del PD che peraltro non ha mai nascosto il suo apprezzamento per Salis, ha ridimensionato molto le aspettative su una candidatura di Salis, e ha aggiunto: «Salis ha detto che non intende partecipare alle primarie e che se le venisse chiesto di fare la candidata sarebbe disponibile. Non mi pare che ci sia niente di sconvolgente: chi direbbe di no se gli venisse chiesto?».

– Ascolta Wilson: Come ne usciamo, secondo Silvia Salis