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  • Sabato 11 aprile 2026

Gli ungheresi all’estero che votano in massa per Viktor Orbán

Sono gli appartenenti alle minoranze storiche di paesi come Romania e Serbia, che da dieci anni sono schierati con il primo ministro

Viktor Orbán durante un comizio il 16 marzo. (AP/Denes Erdos)
Viktor Orbán durante un comizio il 16 marzo. (AP/Denes Erdos)
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Alle elezioni parlamentari che si terranno in Ungheria, il primo ministro Viktor Orbán farà molto affidamento sui voti che arriveranno dalle minoranze storiche ungheresi, cioè gli ungheresi che vivono da generazioni nei paesi attorno all’Ungheria. Tra di loro alle ultime elezioni Orbán ottenne consensi schiaccianti, più del 90 per cento. Si parla di circa 500mila elettori, su un totale di circa 8 milioni di elettori registrati.

Sono molti gli ungheresi che vivono al di fuori dell’Ungheria, soprattutto per ragioni storiche.

Fino al 1920 l’Ungheria faceva parte dell’Impero austroungarico, che comprendeva, oltre all’Austria e all’Ungheria, vaste regioni dei Balcani e dell’Europa centrale e orientale. Dopo aver perso la Prima guerra mondiale l’Impero venne smembrato in diversi stati indipendenti: quando furono tracciati i confini dell’Ungheria moderna, diverse aree in cui vivevano molti ungheresi vennero assegnate ai paesi vicini. Oggi si calcola che i loro discendenti siano circa 2 milioni, concentrati soprattutto in Romania e in Serbia, ma anche in Ucraina, Slovenia, Croazia, Austria e Slovacchia.

Queste persone non hanno sempre avuto la cittadinanza ungherese (e il diritto di voto): fu proprio Orbán a riconoscerglieli, nel 2011. Nei dieci anni dopo l’approvazione della riforma, dal 2011 al 2020, più di 1 milione di loro ha ottenuto la cittadinanza.

Ballerini a un festival tradizionale della cultura ungherese a Cluj, in Romania, nel 2022 (Getty Images/Andreea Campeanu)

Ballerini a un festival tradizionale della cultura ungherese a Cluj, in Romania, nel 2022 (Getty Images/Andreea Campeanu)

Il governo di Orbán sostiene le minoranze storiche ungheresi in diversi modi, per esempio con fondi e programmi culturali. Questo però spiega solo in parte gli ottimi risultati da lui ottenuti. È anche plausibile che il loro voto venga manipolato, sostiene János Haász, giornalista di 444.hu ed esperto di questioni politiche. Questi elettori infatti votano per posta e spesso le procedure per distribuire le schede elettorali e raccogliere i voti sono controllate da associazioni legate a Fidesz, il partito di Orbán, che agiscono in modo poco trasparente e verosimilmente influenzando il voto.

«Occorre anche tenere presente che in passato alcuni partiti dell’opposizione hanno proposto di togliere il diritto di voto agli ungheresi che vivono all’estero, e anche questo ha fatto sì che molti di loro preferiscano votare per Fidesz», spiega Haász.

Le elezioni di domenica saranno probabilmente molto combattute: il candidato dell’opposizione, Péter Magyar, del partito Tisza, è messo molto bene nei sondaggi, e Orbán potrebbe perdere per la prima volta in 16 anni. Sia Fidesz che Tisza hanno fatto diversi appelli agli elettori all’estero. Orbán ha puntato soprattutto sulle minoranze, inviando loro una lettera e chiedendo di votare per Fidesz con toni nazionalisti e richiami all’unità nazionale.

Il principale partito di opposizione invece si è concentrato soprattutto su un’altra categoria di elettori che vivono all’estero: quelli che sono emigrati negli ultimi anni, che sono andati a vivere in Europa occidentale, e che hanno idee più liberali e sono critici verso Orbán. Tisza ha organizzato gruppi di sostenitori all’estero, chiamati «Le isole di Tisza». Un’importante esponente di Tisza, Anita Orbán, ha anche visitato diverse grandi città europee, tra cui Parigi, Londra, Liverpool, Vienna e Stoccarda, per incoraggiare gli ungheresi che vivono lì.

Nelle ultime settimane il numero di ungheresi che si sono iscritti per votare nei paesi dell’Europa occidentale, come il Regno Unito e la Germania, è aumentato, un fatto che molti interpretano come un buon segnale per Tisza (si stima che siano circa 90mila, comunque meno rispetto agli ungheresi delle minoranze).

Anita Orban a un evento elettorale di Tisza a Parigi, lo scorso marzo (foto tratta dalla sua pagina Facebook)

Anita Orbán a un evento elettorale di Tisza a Parigi, lo scorso marzo (foto tratta dalla sua pagina Facebook)

Occorre comunque precisare che è più complicato capire come votino gli ungheresi che sono emigrati, e che nella stragrande maggioranza dei casi hanno mantenuto un indirizzo di residenza in Ungheria.

Il motivo è che votano in modo diverso: lo fanno di persona, in un’ambasciata o in un consolato ungherese all’estero. I loro voti poi vengono portati nella circoscrizione dove hanno mantenuto l’indirizzo e contati lì, proprio come se fossero in Ungheria a tutti gli effetti. Votano anche due volte: per il candidato della loro circoscrizione e per un partito a livello statale, mentre chi non ha un indirizzo in Ungheria può votare solo una volta, per il partito.

È un sistema che rende difficile capire le tendenze di voto. È anche discutibile per certi versi, perché per molte persone emigrate all’estero è più difficile votare, mentre gli ungheresi delle minoranze storiche votano in modo molto più facile (come detto, a loro basta inviare il voto per posta).

È un sistema che Tisza ha criticato molto, come dimostra questo post di Anita Orbán, che evidenzia il fatto che il governo ungherese abbia messo a disposizione pochissimi luoghi per permettere agli ungheresi di votare in Germania.

Per quanto riguarda il voto delle minoranze ungheresi storiche c’è anche un altro fattore da considerare, e cioè il fatto che Orbán ha buoni rapporti con politici nazionalisti, come il primo ministro slovacco Robert Fico, o come George Simion, un politico ultranazionalista romeno, che hanno politiche ostili nei confronti delle minoranze dei loro paesi, inclusa quella ungherese.

I rapporti tra questi politici e le minoranze ungheresi non sono sempre facili, e questo di riflesso potrebbe far diminuire il loro sostegno a Orbán. Per esempio, il partito degli ungheresi di Romania (l’Alleanza Democratica degli Ungheresi di Romania, UDMR) si è rifiutato di sostenere Simion alle ultime elezioni presidenziali, proprio per paura che Simion e il suo partito, l’Alleanza per l’Unità dei Romeni (AUR), possano ridurre i diritti della minoranza ungherese, come quello di ricevere un’istruzione in ungherese. Anche Fico ha preso alcune decisioni contro la minoranza ungherese: il suo governo ha fatto ricorso a vecchie leggi che erano state usate per punire i collaborazionisti dei nazisti per espropriare terreni di famiglie ungheresi in Slovacchia.