Il governo ha esercitato di nuovo il “golden power” su Pirelli

In generale serve a condizionare o bloccare operazioni societarie in settori delicati: in questo caso l'obiettivo è limitare il socio cinese Sinochem

(Ufficio Stampa Pirelli/LaPresse)
(Ufficio Stampa Pirelli/LaPresse)
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Il governo italiano ha esercitato il golden power sull’azienda di pneumatici Pirelli per limitare l’influenza del suo più importante azionista, Sinochem, società indirettamente partecipata dallo Stato cinese. Il golden power è la prerogativa che ha il governo italiano (e in particolare la presidenza del Consiglio) di condizionare, fino anche a bloccare, operazioni societarie quando sono coinvolte controparti straniere, se ritiene che il loro coinvolgimento possa essere un rischio per la sicurezza nazionale o riguardi settori particolarmente strategici.

Pirelli era stata già oggetto di golden power nel 2023, perché è reputata sensibile la sua tecnologia “cyber tyre”, cioè pneumatici con sensori in grado di raccogliere dati del veicolo, dello stato delle infrastrutture e sulla geolocalizzazione. Con una partecipazione rilevante cinese a pieni poteri Pirelli rischierebbe di non poter esportare questo prodotto negli Stati Uniti, che hanno vietato la vendita di software e hardware di società con soci cinesi rilevanti, a maggior ragione se c’è di mezzo anche il governo cinese.

Il Sole 24 Ore scrive che negli ultimi mesi Pirelli, Sinochem, il governo italiano e quello statunitense si sarebbero parlati per capire se effettivamente le condizioni di questo divieto permangono ancora per Pirelli, e se non fosse possibile allentare le restrizioni su Sinochem, come chiesto dalla stessa Sinochem. Non è stato possibile.

Il governo ha dunque limitato ancora i poteri di Sinochem, che ha il 34 per cento delle azioni di Pirelli, ne è primo azionista, e quindi dovrebbe avere una certa influenza sulla vita dell’azienda. Siccome deve rinnovarsi il consiglio di amministrazione, il governo ha deciso che Sinochem può presentare una sua lista con solo l’indicazione di tre consiglieri su quindici (ora ne ha otto), senza neanche poter indicare preferenze sui ruoli dirigenziali, cioè amministratore delegato e presidente.

Nelle società quotate il consiglio di amministrazione si nomina così: i soci presentano le liste che dovrebbero indicare tutta la composizione del consiglio di amministrazione, o i nomi dei componenti di propria spettanza; le liste vengono votate dall’assemblea dei soci e di solito finiscono per essere scelte le composizioni proposte dagli azionisti più rilevanti, sia perché il loro voto pesa di più sia perché i soci minori tendono spesso ad assecondarli. Nel caso di Pirelli il golden power ha tolto a Sinochem questa prerogativa, e le ha dato la possibilità di indicare solo tre consiglieri, di cui due devono essere indipendenti.

Gli altri dodici saranno invece scelti dall’altro grande azionista Camfin, società italiana di Marco Tronchetti Provera che ha una quota del 26 per cento (le azioni restanti sono in parte quotate in borsa e in parte detenute da investitori istituzionali, cioè banche e fondi). Tronchetti Provera oggi è vicepresidente esecutivo, ma è stato per oltre trent’anni l’amministratore delegato e il dirigente più noto dell’azienda.

Pirelli ha soci cinesi da molto tempo, ma il problema della loro influenza è tutto sommato recente. Fino al 2023 al posto di Sinochem c’era ChemChina, società formalmente indipendente dal controllo statale che però poi si fuse con Sinochem, che al contrario è una società controllata dal governo cinese. Sinochem è divenuta azionista di Pirelli al suo posto, e nel 2023, quando l’azienda aveva una quota ancora più rilevante di quella di oggi, cercò di togliere alla società di Tronchetti Provera l’influenza sul consiglio di amministrazione.

Il consiglio di amministrazione è l’organo che prende le decisioni più importanti nelle società per azioni, e i suoi membri sono delegati dagli azionisti a scegliere per loro conto. Nel 2023 Camfin e Sinochem fecero un patto parasociale – semplificando molto, un patto privato tra soci – con cui si riduceva il numero di consiglieri di rappresentanza italiana nel consiglio di amministrazione e si prevedeva che dal 2026 Camfin avrebbe perso la possibilità di nominare le cariche esecutive, come l’amministratore delegato (che è la nomina più importante dato che chi ha questo ruolo guida l’azienda).

Il governo intervenne per annullare il patto e anzi per stabilire regole che limitassero il ruolo e l’influenza del socio cinese nel consiglio di amministrazione. Sinochem perse dunque il controllo del consiglio e nel frattempo ha ridotto anche la sua quota, di fatto riducendo così la sua influenza anche nell’assemblea dei soci. E intanto Camfin ha aumentato la sua dal 14 all’attuale 26 per cento. L’intervento su Pirelli del 2023 fu la prima occasione in cui il governo di Giorgia Meloni esercitò il golden power.