L’Unione internazionale per la conservazione della natura ha detto che i pinguini imperatori sono a rischio di estinzione

I pinguini imperatori dell’Antartide – una delle più conosciute delle 18 specie di pinguini esistenti – sono stati dichiarati a rischio di estinzione dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), organizzazione internazionale non governativa con sede in Svizzera. La causa principale è la progressiva riduzione del ghiaccio marino, legata alla crisi climatica.
Secondo le stime della IUCN, entro il 2080 la popolazione globale potrebbe ridursi di circa la metà. I dati ricavati da immagini satellitari mostrano già un calo significativo: tra il 2009 e il 2018 si è registrata una diminuzione di circa il 10 per cento, pari a oltre 20mila esemplari adulti.
I pinguini imperatori trascorrono circa nove mesi all’anno sul ghiaccio marino costiero, un ambiente fondamentale sia per la riproduzione sia per la fase della muta, durante la quale i pinguini non sono impermeabili. Il riscaldamento globale, però, ha portato a livelli record la riduzione del ghiaccio in Antartide, soprattutto a partire dal 2016. Quando il ghiaccio si rompe prima del previsto, le colonie riproduttive possono collassare: i pulcini, che non sono ancora in grado di nuotare, finiscono in mare e annegano. Anche quando riescono a sopravvivere alla caduta, spesso muoiono poco dopo per il freddo, perché il piumaggio bagnato non li protegge dalle basse temperature.
Nel 2022 sono crollati 4 dei 5 siti di riproduzione di pinguini imperatori che si trovavano nel mare di Bellingshausen, causando la morte di oltre 9mila pinguini. Nel 2016 era crollata già un’altra colonia di pinguini, questa volta nel mare di Weddell.
I pinguini imperatori non sono l’unica specie a rischio. La IUCN ha segnalato come in pericolo anche l’otaria antartica, la cui popolazione si è già ridotta di circa il 50 per cento dal 2000, soprattutto a causa della minore disponibilità di cibo. La IUCN ha segnalato anche l’elefante marino meridionale come “vulnerabile” (la categoria subito prima di quella degli animali a rischio di estinzione), in parte per la diffusione di malattie che ne stanno compromettendo la sopravvivenza.


