Una nuova inchiesta sull’inventore del Bitcoin

Per il New York Times diversi indizi nello stile di scrittura portano a un informatico inglese, Adam Back, che ha già negato

Adam Back con un berretto con la visiera all'indietro
Adam Back, cofondatore e amministratore delegato della società di blockchain Blockstream, durante un convegno a San Salvador, il 31 gennaio 2025 (Camilo Freedman/Bloomberg/Getty Images)
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L’identità dell’inventore del Bitcoin, la criptovaluta più diffusa al mondo, è un mistero irrisolto fin dall’introduzione di questa tecnologia nel 2009. Nel documento ufficiale che ne presentava il funzionamento, il suo ideatore utilizzò lo pseudonimo Satoshi Nakamoto: chi sia è stato da allora argomento di discussioni tra appassionati, di un documentario del 2024 e di inchieste giornalistiche prontamente smentite dagli interessati. L’ultima in ordine di tempo, lunghissima, l’ha pubblicata mercoledì il New York Times, rinnovando la curiosità ma anche i consueti dubbi sul valore delle prove raccolte, spesso piuttosto inconsistenti.

L’ipotesi sostenuta dall’autore, il giornalista John Carreyrou, è che Nakamoto sia Adam Back, un informatico e imprenditore inglese di 55 anni, esperto di crittografia, già in passato sospettato di essere l’inventore del Bitcoin. Era uno degli intervistati nel documentario del 2024, in cui si sosteneva che Nakamoto fosse Peter Todd, uno sviluppatore di software canadese. Back, fondatore e amministratore delegato di un’azienda di blockchain (la tecnologia delle criptovalute), ha commentato l’inchiesta del New York Times negando di essere lui.

Come altre simili, l’inchiesta è basata su un’analisi dettagliata e approfondita di tutti i testi scritti da Nakamoto: il documento programmatico, i suoi post sul forum Bitcointalk e un archivio già noto di centinaia di suoi scambi di email con il programmatore finlandese Martti Malmi. Dall’analisi, condotta anche con software di intelligenza artificiale, è emersa una precisa serie di caratteristiche stilistiche, espressioni, cliché linguistici, tic di scrittura, errori frequenti e modi di dire: tutti insieme erano riscontrabili, oltre che nei testi di Nakamoto, soltanto in quelli scritti da Back nel corso degli anni, sui forum che frequentavano entrambi e anche sui profili social di Back.

Per lungo tempo, molto prima di diventare un imprenditore, Back era stato uno degli autori più conosciuti e attivi nell’ambiente “Cypherpunk” all’inizio degli anni Novanta. Era una comunità di informatici e attivisti che per difendere la privacy delle persone dalla sorveglianza dei governi promuoveva l’utilizzo della crittografia, cioè l’insieme delle tecniche per rendere un messaggio comprensibile solo per chi ha la chiave per decodificarlo. Back aveva inventato Hashcash, un sistema per risolvere enigmi citato da Nakamoto nel documento programmatico sul Bitcoin.

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Uno dei punti centrali dell’inchiesta è che tra il 1997 e il 1999, quindi una decina d’anni prima dell’invenzione del protocollo Bitcoin, Back ne aveva discusso e definito quasi tutte le caratteristiche in numerosi interventi sui forum e in email poco conosciute analizzate dal New York Times. Aveva proposto la creazione di una moneta elettronica «completamente scollegata» dal sistema bancario, per impedire che i governi interferissero nelle transazioni finanziarie. E aveva teorizzato la distribuzione di quel sistema lungo una rete decentralizzata di computer e tramite un protocollo pubblico verificabile.

Un altro dettaglio significativo secondo il New York Times è che nei due anni e mezzo in cui Nakamoto pubblicò la maggior parte dei suoi interventi online, tra il 2008 e il 2011, Back fu invece quasi del tutto assente dai forum. Riprese a scrivere esattamente quando Nakamoto smise di pubblicare. Inoltre su vari argomenti entrambi la pensavano allo stesso modo e si esprimevano usando spesso le stesse parole: avevano un’ossessione per il contrasto allo spam, per esempio, e un’avversione profonda per il diritto d’autore e per i brevetti.

In un incontro avuto con l’autore dell’inchiesta a El Salvador nel 2025, Back negò di essere Nakamoto e sminuì il valore degli indizi raccolti, definendoli semplici coincidenze. È la stessa posizione che ha ribadito su X dopo la pubblicazione dell’inchiesta, secondo lui basata su similarità che è abbastanza normale e prevedibile riscontrare in persone con esperienze e interessi molto simili, come appunto lui e Nakamoto.

Alludendo al modo in cui i software di intelligenza artificiale funzionano e a volte sbagliano, Back ha ipotizzato anche che i suoi scritti siano risultati i più compatibili con quelli di Nakamoto semplicemente perché sono molto più numerosi dei testi di altri autori, dato che Back era uno dei più prolifici in assoluto sui forum dei Cypherpunk.

L’interesse riguardo all’identità di Nakamoto non è motivato soltanto dalla curiosità, ma anche dall’enorme ricchezza che potrebbe verosimilmente avere accumulato nel corso degli anni. Se avesse ancora il controllo del portafogli digitale con cui estrasse i primi bitcoin, quel portafogli oggi varrebbe circa 70 miliardi di dollari, scrive BBC: questo lo renderebbe una delle persone più ricche al mondo.