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  • Giovedì 9 aprile 2026

Israele ha bombardato il Libano con un’intensità mai vista dall’inizio della guerra

Dice di voler colpire i miliziani di Hezbollah che hanno lasciato il sud e si sono spostati in zone prima considerate sicure

Un vigile del fuoco cammina tra le auto distrutte, Beirut, Libano, 8 aprile (Chris McGrath/Getty Images)
Un vigile del fuoco cammina tra le auto distrutte, Beirut, Libano, 8 aprile (Chris McGrath/Getty Images)
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Gli attacchi israeliani di mercoledì sul Libano sono stati i più intensi e violenti dall’inizio della guerra in Medio Oriente: in un solo giorno hanno ucciso almeno 254 persone e ne hanno ferite più di mille. Sono stati attacchi diversi anche per le zone colpite: aree densamente popolate che finora erano state considerate perlopiù sicure perché non direttamente collegate al gruppo Hezbollah, alleato dell’Iran e nemico di Israele. A un certo punto gli israeliani hanno compiuto un centinaio di attacchi nel giro di 10 minuti, senza lasciare praticamente tempo alla popolazione di cercare riparo.

Il governo libanese ha definito gli attacchi una «chiara violazione del diritto internazionale» e un «crimine di guerra». Israele li ha giustificati sostenendo che si trattasse di una massiccia operazione per colpire leader e militanti di Hezbollah.

Secondo l’esercito israeliano, gli attacchi avevano come obiettivo cogliere di sorpresa i «centri operativi» di Hezbollah. Per questo i bombardamenti sono stati compiuti senza avvertimenti.

Israele dice anche che i miliziani di Hezbollah hanno lasciato le zone che controllavano, cioè il sud del Libano e i quartieri meridionali della capitale Beirut, come Dahieh, e si sono nascosti in altre aree, tra cui il centro di Beirut. Gli attacchi hanno quindi colpito aree considerate sicure. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha definito i bombardamenti «il colpo peggiore per Hezbollah dall’Operazione Cercapersone», facendo riferimento all’attacco del settembre 2024 quando Israele fece esplodere i cercapersone in dotazione a centinaia di membri dell’organizzazione.

Negli attacchi sono state uccise intere famiglie e distrutti edifici abitati da centinaia di persone. Gli ospedali della città sono andati in crisi per il gran numero di feriti arrivati nel giro di poco tempo e sono stati lanciati appelli per le donazioni di sangue in tutto il paese.

A spostarsi in altre zone del Libano e di Beirut a causa dei bombardamenti israeliani non sono stati solo i miliziani di Hezbollah, ma anche tanti libanesi sciiti (è sciita anche Hezbollah, così come la stragrande maggioranza dell’Iran). È un fenomeno che sta creando forti tensioni sociali interne al Libano, con divisioni su base religiosa. I libanesi cristiani (intorno al 30 per cento, perlopiù maroniti), quelli musulmani sunniti (25-30 per cento) e quelli drusi (5 per cento) sanno che la presenza di profughi sciiti nelle zone in cui abitano può rendere quelle stesse aree obiettivo di attacchi israeliani. Per questo si oppongono sempre più apertamente alle politiche di ospitalità.

Oltre 1,2 milioni di libanesi sono stati sfollati dall’inizio della guerra, più di 130mila sono ospitati in 660 centri sovraffollati a Beirut, come scuole o impianti sportivi.

Un ragazzo stende il bucato nello stadio Camille Chamoun, usato come campo profughi, l’8 aprile 2026 (AP Photo/Bilal Hussein)

Molti degli sfollati provengono dalla zona a sud del fiume Litani (anche chiamato Leonte), oggetto di operazioni militari israeliane che hanno ormai le dimensioni di un’invasione. Israele ha posizionato sei divisioni del suo esercito all’interno del territorio libanese (più di 60mila soldati) e ha distrutto tutti i ponti sul fiume Litani, che scorre parallelamente al confine, circa 25 chilometri più a nord.

L’obiettivo è isolare questa parte di Libano e, almeno ufficialmente, creare una zona a protezione delle comunità che abitano il nord di Israele e che vengono frequentemente colpite dai lanci di razzi di Hezbollah.

Le componenti più radicali del governo di destra israeliano guidato da Benjamin Netanyahu parlano però espressamente di annessione dell’area, sostenendo che il fiume debba essere il nuovo confine tra Israele e Libano. L’idea del Litani come confine naturale non è nuova: ricorre da oltre un secolo, espressa anche nel 1919 da uno dei primi leader dei movimenti sionisti, David Ben Gurion, prima dell’effettiva fondazione dello stato di Israele.

Da allora è tornata ciclicamente, soprattutto negli ambienti della destra e degli ortodossi israeliani, favorita anche dal fatto che fra Israele e Libano non ci sia un reale confine riconosciuto. Israele ha invaso il territorio libanese sette volte negli ultimi cinquant’anni, compresa l’attuale operazione. La precedente si era chiusa con il cessate il fuoco del 27 novembre 2024, dopo oltre due mesi di attacchi.