I video ripresi di nascosto con gli occhiali di Meta stanno diventando un problema
Sono diventati un genere sui social, ma in tanti sono preoccupati per l'invasione della privacy: tanto che li chiamano «occhiali da pervertiti»

Negli ultimi mesi su TikTok e Instagram sono comparsi sempre più video che seguono lo stesso schema: un uomo si avvicina a una donna sconosciuta in pubblico, prova ad attaccare bottone o a chiederle il numero e riprende il tutto dal proprio punto di vista. È un genere che esiste da tempo, tipico dei cosiddetti “artisti del rimorchio” che vogliono mostrare le proprie tecniche di seduzione, ma quelli che stanno affollando i social hanno la particolarità che chi viene ripreso non se ne accorge, perché sono realizzati con i nuovi occhiali “smart” prodotti da Meta, che esistono da anni ma si stanno diffondendo rapidamente dall’anno scorso.
Sono occhiali apparentemente qualunque, dotati di una piccola telecamera integrata nella montatura, e i due modelli più venduti sono i Ray-Ban Meta e gli Oakley Meta, prodotti in collaborazione con il gruppo EssilorLuxottica. Con il moltiplicarsi dei video con le loro riprese di nascosto, in molti si stanno chiedendo quanto i contenuti di questo tipo rappresentino una violazione della privacy. La domanda è se sia legittimo poter riprendere una persona per strada senza che se ne renda conto, con la possibilità che poi il video diventi virale sui social. Anche nei commenti ai video è sempre più visibile la contrarietà di una parte degli utenti, al punto che gli smart glasses sono stati soprannominati da molti “pervert glasses“: “occhiali da pervertiti”.
I “Meta glasses” non sono usati solo dagli influencer dell’abbordaggio, ma anche da molti altri tipi di content creator: sono usati talvolta nel tentativo di fare delle inchieste scandalistiche o giornalistiche, oppure scherzi per strada più o meno innocui, o ancora più semplicemente per girare video di viaggio o di attività che richiedono di avere le mani libere. In molti altri casi, però, la diffusione degli smart glasses sta peggiorando una situazione che da anni già suscitava lamentele. Instagram e TikTok, infatti, erano già pieni di video in cui i content creator filmavano le proprie interazioni con gli sconosciuti: ora, possono farlo in modo più discreto e difficile da rifiutare.
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I Ray-Ban Meta e gli Oakley Meta costano in media tra i 400 e i 500 dollari, sono disponibili in vari modelli e colori, e integrano un assistente vocale basato sull’intelligenza artificiale, altoparlanti per l’audio e una fotocamera da 12 megapixel capace di registrare video in alta definizione. Sono modelli molto più discreti dei loro predecessori: a differenza dei vecchi Google Glass, che venivano riconosciuti a colpo d’occhio, i Ray-Ban Meta sembrano occhiali normali. La telecamera è nascosta nell’angolo superiore destro della montatura, dove molti occhiali da sole hanno piccoli elementi decorativi, e misura pochi millimetri di diametro. È difficile notarla, soprattutto sulle montature scure. Nel solo 2025, Meta ne ha venduti circa 8 milioni di paia.
Meta sostiene che i propri occhiali siano dotati di un LED che si accende quando la telecamera sta registrando, in modo che le persone intorno possano accorgersene. Un portavoce dell’azienda ha detto alla CNN che «gli occhiali sono dotati di una tecnologia antimanomissione per impedire che le persone coprano quella luce» e che «come con qualsiasi dispositivo di registrazione, compreso il telefono, le persone dovrebbero usare gli smart glasses in modo sicuro e rispettoso». I termini di servizio di Meta specificano che gli occhiali non devono essere usati per attività dannose come «molestie, violazione della privacy o acquisizione di informazioni sensibili».
Nella pratica, però, quella luce è molto facile da nascondere. Su Amazon si trovano adesivi progettati appositamente per coprirla, e su TikTok e YouTube ci sono tutorial che spiegano come disattivarla. Un tiktoker della California meridionale con 62mila follower offre un servizio a pagamento per rimuovere fisicamente il LED dagli occhiali Meta: «Il servizio costa 120 dollari, fatemi sapere se siete interessati», ha scritto rispondendo a un messaggio di un giornalista di Wired.
Peraltro, i Ray-Ban Meta non sono gli unici occhiali con telecamera in circolazione: su Amazon se ne trovano molti altri, spesso ancora più difficili da riconoscere. Alcuni hanno telecamere a foro stenopeico, praticamente invisibili, integrate nel ponte del naso o negli angoli della montatura. Altri nascondono la telecamera dietro una parte piatta della montatura, senza alcun foro o lente visibile. La qualità video è generalmente peggiore rispetto a quella dei Ray-Ban Meta, ma comunque dignitosa.
Oggi gli smart glasses sono abbastanza diffusi che può capitare di scrollare su Instagram o TikTok e imbattersi in un video registrato in questo modo senza neanche rendersene subito conto: ce ne si accorge di solito perché le persone riprese reagiscono in modo insolitamente naturale, diverso da come si comporterebbero davanti a una telecamera. Per esempio, un creator italiano che li usa moltissimo è @primo.nero, che li indossa mentre intervista passanti per strada, per mostrare le sue interazioni quotidiane o per creare video in cui finge di essere in un videogioco.
Su Instagram, questi video sono accompagnati da un’etichetta che appare vicino al nome del creator e che comunica che il video è stato fatto con degli smart glasses; su TikTok per ora questa funzionalità manca, anche se vari creator lo segnalano volontariamente con un hashtag.
A essere considerati particolarmente problematici sono però i video che si concentrano sugli approcci. Alcuni dei creator che li pubblicano hanno milioni di follower, e quasi mai informano i soggetti dei loro contenuti della registrazione in corso.
Joy Hui Lin, una ricercatrice che vive a Parigi, ha raccontato a Wired di essere stata fermata per strada da due ragazzi che volevano farle delle domande sui vestiti che indossava. Sul momento ha detto di non essersi stupita perché ci sono vari fotografi che bazzicano il suo quartiere e talvolta fermano i soggetti che trovano più interessanti per strada. «È stato tutto molto carino fino alla fine della conversazione, quando uno di loro ha detto: “Giusto perché tu lo sappia, questi occhiali ti hanno ripresa per tutto questo tempo”». Lin è rimasta colpita dal fatto che il ragazzo non le avesse chiesto il permesso prima di filmarla, e che solo a quel punto le stesse chiedendo se poteva condividere il video online. «Non sembrava capire quanto potesse essere sgradevole registrare qualcuno prima di chiedere», ha detto.
Altre hanno scoperto di essere state riprese quando il video aveva già preso a circolare molto online. Una ragazza statunitense, intervistata dalla CNN, ha raccontato che stava aspettando il suo volo all’aeroporto quando uno sconosciuto le si è avvicinato e ha iniziato a chiacchierare con lei. Alla fine lei ha accettato di dargli il suo numero di telefono.
Una volta tornata a casa, cercando il nome di lui sui social network, ha scoperto che l’uomo pubblicava regolarmente video in cui provava ad abbordare donne negli aeroporti. Poco dopo, lui le ha mandato il filmato che aveva girato di lei, dicendo che voleva farglielo vedere prima di condividerlo online. Lei gli ha detto che non voleva che lui lo facesse, ma lui lo ha pubblicato lo stesso: «È esploso al punto che la gente mi mandava il video in privato. Qualcuno mi si è pure avvicinato per strada mostrandomi il telefono e chiedendomi: sei tu questa?», ricorda.
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Un’altra donna intervistata da BBC News ha raccontato che stava prendendo il sole su una spiaggia di Brighton quando un uomo le si è avvicinato chiedendole il nome e il numero di telefono. Lei ha rifiutato gentilmente, dicendo di avere il fidanzato. Qualche settimana dopo, qualcuno le ha mandato un video su TikTok: era la registrazione di quella conversazione, ripresa dal punto di vista dell’uomo. Il video aveva accumulato circa un milione di visualizzazioni e centinaia di commenti, molti dei quali sessualmente espliciti.
«Non avevo idea che stesse succedendo, non ho dato il consenso a essere filmata e non ho dato il consenso a essere pubblicata online», ha detto. «Mi ha davvero spaventata. Mi ha fatto venire paura di uscire in pubblico». Quando ha denunciato l’accaduto alla polizia del Sussex, le è stato detto che non c’era nulla che potessero fare, perché filmare le persone in pubblico non è illegale.
Al momento, nella maggior parte dei paesi non esistono infatti leggi specifiche che vietino di filmare le persone in pubblico senza il loro consenso. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti, per esempio, è generalmente legale farlo, a meno che non si configuri una situazione di molestia o stalking. Se il video viene poi pubblicato online, possono entrare in gioco le norme sulla protezione dei dati e sulla privacy, soprattutto se il contenuto è usato a fini commerciali, ma l’applicazione di queste norme è lenta e complicata.
In Italia, come nella maggior parte dei paesi europei, valgono il diritto all’immagine previsto dal codice civile, il diritto al ritratto e la tutela dei dati personali prevista dal GDPR. Nella pratica, vuol dire che chiunque può chiedere la rimozione di un video in cui appare senza aver dato il consenso, ma quasi nessuno arriva a farlo davvero, perché richiede tempo, denaro e una conoscenza dei propri diritti che non tutti hanno.
Alcune piattaforme, come Instagram e TikTok, permettono poi di segnalare i video in cui si appare senza consenso e in teoria li rimuovono, ma il processo è lungo e non sempre funziona. Nel frattempo, alcuni hanno provato a sviluppare soluzioni tecnologiche. Yves Jeanrenaud, sociologo e programmatore tedesco, ha creato un’app gratuita chiamata Nearby Glasses che rileva il segnale Bluetooth emesso dagli occhiali Meta e avvisa l’utente quando ce n’è un paio nelle vicinanze.
Online, poi, hanno cominciato a spuntare guide precise sui dettagli da guardare per cercare di capire se il proprio interlocutore indossa degli smart glasses o degli occhiali qualsiasi. Il consiglio principale è cercare la telecamera nascosta nell’angolo superiore destro della montatura, riconoscibile perché appare come un cerchio nero e lucido di pochi millimetri di diametro. Su montature chiare si nota abbastanza facilmente, su quelle scure bisogna fare maggiore attenzione. Quanto al LED che dovrebbe segnalare la registrazione in corso, si trova nell’angolo opposto, ma come detto è facile da coprire o rimuovere: se non lampeggia, non significa necessariamente che gli occhiali non stiano registrando.
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