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  • Martedì 7 aprile 2026

Il dossier Baggio esiste e ha un’interlinea molto ampia

"Cronache di spogliatoio" ne ha parlato con l'ex agente di Baggio, che ha fornito qualche dettaglio in più senza però mostrare granché del contenuto

Un momento dell'intervista a Vittorio Petrone dei giornalisti di Cronache di spogliatoio Fernando Siani (a sinistra) e Giuseppe Pastore (a destra) (YouTube/Cronache di Spogliatoio)
Un momento dell'intervista a Vittorio Petrone dei giornalisti di Cronache di spogliatoio Fernando Siani (a sinistra) e Giuseppe Pastore (a destra) (YouTube/Cronache di Spogliatoio)

Nella tarda serata di lunedì il media sportivo Cronache di spogliatoio ha parlato di Rinnovare il Futuro, il documento anche noto come “dossier Baggio“, con Vittorio Petrone, che fu agente dell’ex calciatore Roberto Baggio e che con lui se ne occupò. Durante una puntata del videopodcast L’ascia raddoppiaPetrone ha parlato a lungo del documento, che è stato sfogliato ma non letto nel dettaglio. È comunque arrivata qualche informazione in più sul documento, che Baggio aveva preparato nel 2011 per rinnovare il calcio italiano, ma a cui la Federcalcio non ha mai dato seguito.

L’ascia raddoppia è un videopodcast in diretta, ma l’intervista a Petrone – fatta dai giornalisti Giuseppe Pastore e Fernando Siani – è durata circa quaranta minuti ed era preregistrata, anche perché è stata trasmessa solo a mezzanotte e dopo il commento delle partite di campionato. Il documento c’era, fisicamente sul tavolo, e Petrone ne ha parlato con maggiore dettaglio rispetto a quanto fatto in passato da lui o da Baggio, ma non è che del suo contenuto sia stato mostrato granché.

Petrone stesso ha detto al Post che questa voleva essere anzitutto «una dimostrazione che c’era, che questo dossier esiste», che «non è stato estrapolato nessun elemento», e che ha deciso di parlarne a Cronache di spogliatoio perché con loro ha un «rapporto da tempo». Nel podcast Petrone ha fatto intendere di non aver sentito Baggio prima di decidere di tornare a parlare del dossier.

Cronache di spogliatoio, invece, aveva deciso di occuparsi del dossier perché se ne stava ormai parlando parecchio in Italia e fuori. I giornalisti, però, hanno potuto leggere il dossier solo per poche ore.

La puntata integrale è su YouTube, ma solo per gli abbonati a Cronache di spogliatoio

Rinnovare il Futuro fu presentato nel dicembre del 2011, circa un anno e mezzo dopo che Baggio era stato nominato presidente del Settore tecnico dalla Federcalcio, la federazione che governa il calcio in Italia. Ci avevano lavorato più di 50 persone, coordinate – oltre che da Baggio e Petrone – dall’imprenditore ed ex allenatore Adriano Bacconi. Nel gennaio del 2013 Baggio lasciò il suo incarico dicendo in un’intervista al Tg1 che quel dossier – che lui mostrò sul tavolo accanto a sé – era rimasto «lettera morta», di fatto inattuato.

I giornali e i tifosi italiani erano tornati a parlare di questo dossier la scorsa settimana, dopo la terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali maschili. Accade sempre nei momenti di crisi della Nazionale, perché questo dossier negli anni è diventato un documento ipoteticamente salvifico per il calcio italiano in crisi, ma anche banalmente un meme.

L’ascia raddoppia Petrone ha portato una copia fisica del dossier, come quella (o forse proprio quella) che Baggio aveva mostrato nel 2013. Si sono intraviste davvero poche pagine, e quindi poche informazioni sul contenuto effettivo: è un dossier stampato solo su un lato dei fogli (cioè non fronte retro) e l’interlinea è abbondante.

Del dossier vero e proprio, che ancora non è consultabile, si è appunto letto pochissimo, di fatto solo l’indice. È diviso in sette capitoli: il primo è una «analisi del calcio italiano», poi ci sono «overview internazionale, una mappa del progetto, un’organizzazione della fase sperimentale, lo studio della tecnologia, lo studio della metodologia e l’analisi dei costi». Il capitolo 7, quello sull’analisi dei costi, spiega quanti soldi investire in modo molto specifico, parlando persino di quali computer o stampante la Federcalcio avrebbe dovuto comprare.

Pastore ha detto che è ricco di analisi molto approfondite, basate su una raccolta dati realizzata dall’azienda torinese Deltatre, specializzata nello sviluppo di tecnologie informatiche per l’intrattenimento sportivo. Secondo Petrone, fu l’unica cosa pagata dalla Federcalcio in relazione al dossier Baggio.

Il resto del contenuto del dossier è stato spiegato perlopiù dallo stesso Petrone e non aggiunge granché a quel poco che si sapeva. L’aspetto principale del dossier riguardava l’uniformazione e la centralizzazione della formazione dei giovani calciatori e dei loro allenatori attraverso l’istituzione dei Centri di Formazione Federale (CFF), che avrebbero seguito le linee guida dettagliatissime del settore tecnico della FIGC (la sigla con cui è nota la Federcalcio).

Il rispetto di queste indicazioni sarebbe stato monitorato tramite sistemi di controllo forniti da Deltatre, comprese telecamere per verificare che le specifiche sessioni di allenamento fossero effettivamente conformi alle direttive della Federcalcio.

Roberto Baggio con il Pallone d’oro, il più importante riconoscimento individuale nel calcio, nel 1993 (Alessandro Sabattini/Getty Images)

Nel dossier, più volte elogiato dagli intervistatori, sono anche indicati i singoli esercizi da far svolgere ai giovani calciatori. Non è stato discusso nessun esercizio in particolare, ma le idee alla base coincidono con quelle già discusse da tempo quando si parla di riforma del calcio italiano: più attenzione alla tecnica e meno alla tattica, con esercizi mirati a migliorare il controllo e la gestione del pallone. Proprio su questi principi generali, e diffusi, si basa peraltro un nuovo progetto avviato di recente dalla Federcalcio.

Nel dossier si parlava anche di riformare l’attività di base, cioè l’organizzazione del calcio giocato dai bambini sotto i tredici anni: per esempio togliendo i risultati così che ci si potesse concentrare su altro, unendo formazione calcistica e scolastica e pensando anche alla cura psicologica di bambini e ragazzi. Sono cose che oggi esistono (seppur in modalità diverse) in Inghilterra, in Francia e in Germania, cioè tre virtuosi “sistemi calcio”, e che ancora esistono poco in Italia, e che ancora meno esistevano nel 2011.

Nel corso della puntata Petrone ha presentato queste soluzioni con frasi molto critiche dell’attuale sistema, talvolta piuttosto populiste. Per esempio, ha detto che l’obiettivo della riforma sarebbe stato quello di non avere più degli «Under [cioè squadre giovanili, ndr] figli delle lobby dei procuratori ma solo figli del territorio, del talento e della formazione»; e di fornire ai giovani calciatori «un’etica capace di dare poi al nostro sistema paese valori oltre che l’abilità. Abbiamo vinto quattro campionati del mondo, ma dobbiamo vincerli essendo educati e rispettosi».

Petrone ha spiegato che il progetto di Baggio aveva previsto di coprire un arco di tempo di 12 anni e che era diviso in tre quadrienni. Nel dossier si stimava di aver bisogno di dieci milioni di euro per i primi tre anni (una cifra relativamente bassa), chiedendo alle squadre professionistiche di contribuire con circa 40mila o 50mila euro a testa. Petrone ha raccontato – come già aveva fatto Baggio – che la Federcalcio aveva pure deliberato a favore del progetto, ma i soldi richiesti per il primo triennio non arrivarono mai.

Petrone ha fatto intendere che ad opporsi furono soprattutto la Lega Nazionale Dilettanti e l’Associazione italiana allenatori di calcio, cioè due componenti influenti della Federcalcio, dove ci sono anche Serie A, Serie B, Serie C e associazione dei calciatori. «C’era quasi la volontà di spegnerlo agli albori», ha detto Petrone. Per lui, però, nonostante tutto il tempo passato e le molte cose cambiate, il progetto è applicabile ancora oggi e forse pure a un prezzo più basso. In ogni caso «io sarei ancora disponibile», ha detto Petrone: «Roberto [Baggio, ndr] non lo so, non l’ho sentito».

Di certo, anche in assenza di grandi dettagli sul contenuto, Cronache di spogliatoio (acquistato di recente da Be Water, che controlla anche Chora e Will) è riuscito a farsi notare, a ottenere importanti visualizzazioni, a fornire qualche informazione in più sul dossier, e a continuare a farne parlare. Soprattutto sui social e per ora – anche in assenza di informazioni più dettagliate e precise – sempre con approccio scherzoso.