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  • Lunedì 6 aprile 2026

Come sminare il paese con più mine al mondo

In Ucraina ci sono nel terreno milioni di mine e proiettili inesplosi: rimuoverli richiede un lavoro lentissimo, che potrebbe durare decenni

di Davide Maria De Luca

Il campo in corso di sminamento vicino a Mykolaiv (Iva Sidash)
Il campo in corso di sminamento vicino a Mykolaiv (Iva Sidash)
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«All’inizio, amici e parenti mi hanno detto che la mia era una scelta folle, ma ora hanno accettato che questo è un lavoro come un altro. Anzi, è un lavoro che aiuta la gente». Kateryna Babayeva, 46 anni, ex benzinaia di Mykolaiv, nel sud dell’Ucraina, è una sminatrice professionista. In altre parole, si occupa di individuare ed eliminare ordigni esplosivi.

Il suo luogo di lavoro è un piccolo campo a una quarantina di chilometri da Mykolaiv, dove Babayeva arriva ogni mattina dopo circa un’ora di viaggio in automobile. Gli orari sono convenienti: si comincia alle 9 e alle 15 si conclude. Una giornata tipo inizia nel piccolo parcheggio di terra battuta accanto al campo, dove sono sempre in attesa due ambulanze. Si comincia indossando l’equipaggiamento di protezione: un grembiule di kevlar azzurro e una spessa visiera di plastica rinforzata.

Una volta vestiti, si lavora a coppie. Un primo operatore impugna il metal detector, un tubo di plastica gialla che può rilevare metalli magnetici fino a 60 centimetri di profondità. Babayeva lo usa per scandagliare il suolo in un semicerchio di fronte a sé, affondandolo e ritraendolo con il gesto di chi sta ravvivando un fuoco.

Nel frattempo, il suo collega si assicura che Babayeva non commetta errori ed è pronto a ordinare lo “stop” se qualcuno si avvicina entro 25 metri. Si ricomincia a scandagliare solo quando la coppia è di nuovo da sola: avere due persone al lavoro su un’area contaminata, e quindi esposte al rischio, è considerato già abbastanza rischioso in questo mestiere, anche senza coinvolgerne una terza.

Il campo in corso di sminamento vicino a Mykolaiv (foto Iva Sidash)

Il campo in corso di sminamento vicino a Mykolaiv (Iva Sidash)

Il campo in corso di sminamento vicino a Mykolaiv (Iva Sidash)

Ogni giorno un operatore in buone condizioni fisiche può ispezionare circa 100 metri quadrati di terreno se, come in questo caso, l’area è piatta e priva di vegetazione; una squadra di dieci può arrivare a oltre 800 metri quadrati. L’area su cui lavorano Babayeva e i suoi colleghi occupa circa 350mila metri quadrati. Per ispezionarla interamente ci vorrebbe quasi un anno.

Per questa ragione, lo sminamento procede “per griglie”. Si bonificano “corridoi” di terreno in modo da formare quadrati di dieci metri per dieci non esaminati. Si procede con un’ispezione più minuziosa solo se nei pressi di uno di questi quadrati viene individuato un segnale. Ma anche con questi accorgimenti, la bonifica di questo campo richiederà in tutto circa sei mesi, compresa la pausa invernale tra novembre e marzo, quando il suolo è congelato e lo sminamento diventa impossibile.

Kateryna Babayeva, 46 anni, nel campo in corso di sminamento vicino a Mykolaiv (Iva Sidash)

Babayeva e i suoi colleghi lavorano per l’organizzazione danese DCA, che insieme all’ong italiana WeWorld sta conducendo il progetto di sminamento SMINA, finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo in alcune delle regioni ucraine più contaminate dagli esplosivi.

Di campi come questo in Ucraina ce ne sono migliaia. Secondo le principali stime, più di un quarto dell’intera superficie del paese, oltre 170mila chilometri quadrati, potrebbe essere contaminato da mine e altri ordigni inesplosi.

L’Ucraina è considerata il paese più minato del mondo, e si ritiene che, per quantità e percentuale di superficie minata, abbia di gran lunga superato paesi come Siria e Afghanistan: un risultato dovuto in gran parte all’intensità quasi senza precedenti della guerra, entrata ormai nel suo quinto anno.

Il campo in corso di sminamento vicino a Mykolaiv (foto Iva Sidash)

Il campo in corso di sminamento vicino a Mykolaiv (Iva Sidash)

Secondo l’ong ucraina Ecoaction, dal 2022 a oggi in Ucraina sono stati sparati oltre 17 milioni di proiettili d’artiglieria, centinaia di migliaia dei quali sono rimasti inesplosi, sepolti sottoterra o tra le macerie e pronti a esplodere anche ad anni di distanza. L’uso estensivo di mine, ordigni esplosivi creati per essere nascosti ed esplodere quando sollecitati, ha contribuito al resto.

Le forze armate ucraine dicono di averne sotterrate oltre mezzo milione soltanto lungo la frontiera settentrionale con la Bielorussia. Contando quelle russe e quelle sepolte in altre aree del fronte, il totale di mine nel paese potrebbe arrivare a diversi milioni.

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Natalia Vasilkovets e suo figlio Eugen sono i proprietari del campo di Mykolaiv. Con una superficie di 0,35 chilometri quadrati il campo è parte di una piccola azienda agricola, appena sufficiente a garantire un reddito dignitoso alla famiglia. «Lo coltiviamo a girasoli e cereali dal 2006. Abbiamo tutti gli attrezzi necessari e a lavorarci basta la nostra famiglia di sei persone», dice Natalia.

Diversi proprietari di grandi fattorie da 10 chilometri quadrati e più hanno fatto offerte per acquistare il campo dei Vasilkovets, e alcuni hanno anche provato a fare pressioni sulle autorità locali per infastidirli – racconta Natalia – ma fino a oggi i Vasilkovets hanno sempre rifiutato di cedere.

Non è una scelta facile, visto che sono quattro anni, cioè dai primi giorni dell’invasione russa, che il campo non produce reddito. La loro sfortuna è stata che nel mezzo del campo c’è un piccolo rilievo, appena tre o quattro metri più alto della piatta campagna circostante: un rilievo abbastanza pronunciato perché i militari ucraini decidessero di installarci una postazione antiaerea. I russi, di conseguenza, hanno passato settimane a cercare di colpirlo, disperdendo bombe a grappolo su tutta l’area circostante.

L’ambulanza nel campo in corso di sminamento vicino a Mykolaiv (Iva Sidash)

Sono queste piccole bombe inesplose che Babayeva e i suoi colleghi stanno cercando, e finché non avranno terminato tornare al lavoro nel campo sarà troppo pericoloso. I Vasilkovets conoscono almeno una mezza dozzina di loro vicini che sono rimasti feriti o uccisi da mine e ordigni inesplosi. Due di loro sono morti a meno di un paio di chilometri di distanza, quando con una vanga hanno urtato una mina sepolta sul fondo di un canale di irrigazione che stavano ripulendo. La speranza dei Vasilkovets adesso è che i lavori di sminamento si concludano entro i primi giorni di aprile, in tempo per la semina dei girasoli.

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Mentor Roka, 50 anni, a capo dell’operazione di sminamento di DCA, è ottimista sulla possibilità che i tempi vengano rispettati. Roka è un veterano dello sminamento civile. Originario del Kosovo, ha iniziato a lavorare nel settore dopo la guerra del 1999, prima nel suo paese, poi in Libano, Sudan, Libia e Siria.

«In Medio Oriente le munizioni con cui dovevamo confrontarci erano sempre le stesse: vecchie mine, razzi o proiettili di artiglieria di epoca sovietica. In Ucraina è diverso. Non solo perché vengono utilizzati molti tipi di nuove munizioni, ma anche perché è un teatro più complesso, caratterizzato da una maggiore burocrazia».

Roka spiega che una delle differenze principali tra il lavoro di sminamento in Medio Oriente e in Ucraina riguarda il momento chiave della loro attività: cosa accade quando viene individuato un ordigno esplosivo. L’unica azione possibile è farlo esplodere lì dove si trova, ma il punto cruciale è: chi deve occuparsene?

In molti paesi dove conflitti e guerre civili hanno reso le autorità statali molto deboli, il cosiddetto “EOD” (explosive ordnance disposal, rimozione di ordigni esplosivi) viene fatto dagli stessi sminatori. In Ucraina, invece, è un compito ancora riservato alle squadre militari, una pratica che garantisce maggior controllo al governo di Kiev su cosa avviene e dove, ma che per gli sminatori comporta un significativo rallentamento del loro lavoro.

Ogni volta che viene individuato un ordigno esplosivo non si può più lavorare lì intorno fino all’arrivo delle squadre militari, il che può richiedere giorni o anche settimane. Diverse organizzazioni, tra cui la stessa DCA, hanno fatto appello al governo per ottenere la certificazione necessaria a effettuare direttamente operazioni EOD.

Kateryna Babayeva con indosso il kit da sminatrice (foto Iva Sidash)

Kateryna Babayeva con indosso il kit da sminatrice (Iva Sidash)

Il campo in corso di sminamento vicino a Mykolaiv (Iva Sidash)

«Una delle caratteristiche di mine e ordigni inesplosi è che continueranno a essere una minaccia anche quando i combattimenti saranno finiti», dice Piero Meda, capo missione in Ucraina di WeWorld, l’ong che coordina il progetto di sminamento e sensibilizzazione, sia sul campo che nelle scuole. «Per questo è fondamentale lavorare con bambini e bambine: cresceranno in un paese dove questi rischi faranno parte della vita quotidiana, e devono avere gli strumenti per riconoscerli e proteggersi».

Vicino al centro di Mykolaiv, nella scuola numero 7, è in corso una di queste lezioni di sensibilizzazione. Irina Komar e Vera Vitviska, due operatrici dell’organizzazione Peaceful Heaven of Kharkiv, che collabora con WeWorld al progetto SMINA, spiegano a un gruppo di bambini della prima classe, tra i sei e i sette anni, come comportarsi in presenza di esplosivi con l’aiuto di semplici giochi e canzoni orecchiabili. «Quando lavoriamo con i più piccoli cerchiamo di dare ai nostri insegnamenti una dimensione il più possibile ludica, per non traumatizzare o ritraumatizzare i bambini», dice Vitviska.

Uno degli esercizi prevede di associare fotografie di vari tipi di mine e altri ordigni a immagini di oggetti e animali che gli somigliano. Una mina anticarro finisce assimilata a una torta e una granata a un limone. Uno dei bambini riconosce con entusiasmo una “mina farfalla” e Vitviska annuisce alla sua risposta corretta, mostrando con le dita quanto sono piccoli questi ordigni: meno di una spanna.

Si tratta di una PFM-1, probabilmente una delle mine più note al mondo. Usata ampiamente in Afghanistan dall’esercito sovietico negli anni Ottanta, ha causato migliaia di feriti tra i civili, spesso bambini, incuriositi dalla sua forma particolare. Uno dei nomignoli di queste mine, “pappagalli verdi”, ha dato il titolo all’autobiografia del chirurgo e fondatore dell’ong Emergency, Gino Strada. Negli ultimi mesi, questo tipo di mine è ricomparso anche in Ucraina, nella città di Kherson, dove vengono regolarmente sganciate lungo le strade e nei parchi pubblici da droni russi.

Vitviska dice che le campagne di informazione sulle mine in Ucraina sono state un successo. Attualmente, è probabile che non ci sia bambino in tutto il paese che non abbia sentito almeno una volta le istruzioni su come comportarsi se trova un oggetto strano: deve allontanarsi e chiamare gli adulti.

Interessare i ragazzi più grandi a questo tema è più complicato, spiega. Di solito immaginano di sapere già tutto quello che c’è da sapere e per questo Vitviska e le sue colleghe cercano di coinvolgerli usando le statistiche. «Restano stupiti quando diciamo loro che l’area minata in Ucraina è grande quanto tutta la Grecia, isole comprese, e una volta e mezzo l’intero Portogallo».

Un altro calcolo che di solito fa breccia è la stima secondo cui ogni giorno di operazioni militari si trasforma in un mese di sminamento. «Questo significa che per bonificare completamente l’Ucraina, ad oggi, serviranno oltre 120 anni», dice Vitviska. È l’equivalente di sei generazioni. «Nella loro vita questi bambini hanno conosciuto solo la guerra, e ora dovranno convivere con il problema delle mine per il resto delle loro vite».