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  • Sabato 4 aprile 2026

Il capo della giunta militare in Burkina Faso ha opinioni forti sulla democrazia

In un'intervista alla tv di stato ha detto che gli abitanti del paese «devono dimenticarsene» perché «non fa per noi»

Ibrahim Traoré durante una visita al Cremlino, in Russia, il 10 maggio 2025 (Stanislav Krasilnikov/RIA Novosti via AP)
Ibrahim Traoré durante una visita al Cremlino, in Russia, il 10 maggio 2025 (Stanislav Krasilnikov/RIA Novosti via AP)
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Ibrahim Traoré, il leader della giunta militare che dal 2022 governa il Burkina Faso, nell’Africa occidentale, ha detto che gli abitanti del paese «devono dimenticarsi della questione della democrazia» perché «non fa per noi». Ha poi aggiunto che la democrazia «uccide» ed «è schiavitù». Lo ha detto nel corso di una lunga intervista trasmessa dalla televisione di stato.

Il leader della giunta è un capitano dell’esercito, ha 38 anni (è il più giovane capo di stato al mondo) e governa il paese dal 2022, quando con un colpo di stato rovesciò la giunta precedente, che a sua volta aveva preso il potere con un colpo di stato alcuni mesi prima.

In quattro anni Traoré ha ottenuto un certo seguito presentandosi come un leader rivoluzionario che combatte contro l’ingerenza occidentale in Burkina Faso e in Africa. La sua popolarità è stata aiutata anche da una campagna di disinformazione online, associata alla propaganda russa e basata su video falsi di celebrità statunitensi che lo elogiano.

Quando prese il potere la sua giunta promise elezioni nel 2024, ma pochi mesi prima annunciò di averle rimandate di cinque anni. Lo scorso gennaio la giunta ha sciolto tutti i partiti politici: nell’intervista Traoré ha detto che erano divisivi, pericolosi e incompatibili con il suo progetto rivoluzionario, e che i politici che hanno governato il paese sono stati l’incarnazione di ogni vizio.

Secondo Traoré il Burkina Faso non deve copiare quello che fanno gli altri paesi, ma creare una propria strada basata su concetti come la sovranità, il patriottismo e la mobilitazione in nome della rivoluzione. In quest’ottica sarebbero fondamentali l’indipendenza militare e il duro lavoro dei cittadini: secondo Traoré non basterebbe lavorare sei o otto ore al giorno per raggiungere il livello dei paesi più sviluppati.

Un murale che dice in francese «rimanete vigili e mobilizzati», per le strade della capitale burkinabé Ouagadougou, nel 2023 (AP Photo)

La giunta di Traoré ha ripetutamente cercato di contrastare la presenza dei paesi occidentali in Burkina Faso, in particolare quella della Francia (di cui il paese fu colonia fino al 1960), ma anche di media e ONG straniere. Fra le altre cose ha cacciato le truppe inviate dalla Francia per combattere contro i ribelli islamisti presenti in Burkina Faso e negli altri paesi della regione del Sahel (fra cui Niger e Mali, a loro volta governati da giunte militari ostili all’Occidente).

In cambio si è affidato alle formazioni paramilitari russe eredi del gruppo Wagner. Sotto il suo governo il numero di persone uccise negli scontri è aumentato molto: secondo un centro studi statunitense negli ultimi tre anni sono state di 17mila, contro le 6mila dei tre anni precedenti. Secondo la ONG Humans Rights Watch fra queste ci sarebbero molti civili presi di mira dall’esercito perché accusati di sostenere i militanti islamisti.

– Leggi anche: Il culto sui social di Ibrahim Traoré