Breve storia dei politici italiani e delle loro incaute relazioni con le donne

Di scandali veri o presunti ce ne sono stati tanti prima di Sangiuliano e Piantedosi, e Silvio Berlusconi a parte

Bettino Craxi a Milano, 12 aprile 1986 (ANSA/OLDPIX)
Bettino Craxi a Milano, 12 aprile 1986 (ANSA/OLDPIX)
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Il 31 marzo la giornalista Claudia Conte ha raccontato di avere una relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. È una vicenda dai contorni ancora poco chiari, ma si sa che negli ultimi mesi Conte aveva ricevuto alcuni incarichi in qualche modo riconducibili al ministero guidato proprio da Piantedosi, e ne è nato di conseguenza un caso politico.

Vicende simili e riconducibili alla generica espressione “scandali sessuali” hanno coinvolto anche altri ministri di questo stesso governo, ma ce ne sono state tantissime altre nel passato recente e meno recente, diverse tra loro e con conseguenze e pesi differenti. Si va da casi che possono essere circoscritti alla sfera della morale, del privato o del pettegolezzo ad altri che hanno invece a che fare con veri e propri sistemi di scambio fra sesso, potere e denaro, svelati grazie alla presa di parola di alcune donne. Vicende su cui sono stati scritti, negli anni, parecchi libri: quello di Filippo Ceccarelli intitolato Il letto e il potere, Il sesso al potere di Luca Scarlini o Il trucco. Sessualità e biopolitica nella fine di Berlusconi della filosofa femminista Ida Dominijanni, tra gli altri.

Le vicende personali e politiche di Silvio Berlusconi sono in effetti le più celebri e raccontate, e per riassumerle sarebbe necessario un libro, appunto: perciò qui ci limiteremo a un breve elenco delle altre avvenute prima e dopo di lui, anche questo inevitabilmente incompleto.

Prima di Piantedosi
Il caso di Piantedosi ha alcuni aspetti simili a quello che aveva coinvolto Maria Rosaria Boccia e Gennaro Sangiuliano, che è stato ministro della Cultura fino alle dimissioni avvenute proprio per via di questa vicenda, per la quale Boccia andrà a processo con l’accusa di stalking.

Il caso nacque nell’estate del 2024, quando Boccia aveva cominciato a sostenere di essere stata nominata consulente per gli eventi del ministero della Cultura e che la nomina fosse stata ritirata senza un valido motivo. Sangiuliano aveva invece negato di averla nominata. Per dimostrare di avere ragione Boccia aveva iniziato a pubblicare documenti e informazioni del ministero della Cultura, dai quali si deduceva che avesse perlomeno una familiarità con persone e luoghi del ministero.

Il caso era montato finché Sangiuliano non era stato costretto a fare un’intervista piena di pathos al Tg1 in cui ammetteva di aver avuto una relazione con Boccia (Sangiuliano è sposato con una giornalista), e con cui sperava di mettere a tacere tutto. Ma così non fu e alla fine si dimise.

Ma prima ancora di Sangiuliano ci fu un caso che ebbe meno conseguenze, ma di cui si parlò comunque molto: nel 2023 cominciò a circolare la voce che Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e all’epoca compagno della sorella di Giorgia Meloni, Arianna, avesse un figlio nato da una relazione con una deputata e collega di partito, Rachele Silvestri. Le voci divennero così insistenti che Silvestri decise di fare il test del DNA per smentirle.

Socialisti gaudenti
Per Bettino Craxi, uno degli uomini politici più influenti nella storia italiana degli anni Ottanta, è stata coniata l’espressione «socialismo sessuale». Le sue feste all’Hotel Raphaël di Roma diventarono molto ambite e raccontate, molte donne dichiararono di essere state sue amanti, alcune anche famose, come le attrici Ania Pieroni, Moana Pozzi e Sandra Milo; quest’ultima, nel libro Amanti, affermava tra l’altro di avere avuto relazioni, oltre che con Craxi, anche con Giacomo Mancini e Giuliano Vassalli, altri importanti esponenti del PSI dell’epoca. Pur essendo sposato, Craxi (come poi Berlusconi) in qualche modo esibì questo suo lato, visibile anche dalla presenza di hostess piacenti agli eventi di partito.

Bettino Craxi con la moglie Anna Maria Moncini e Silvio Berlusconi alla prima del Nabucco alla Scala di Milano, 7 dicembre 1986 (ARCHIVIO / ANSA / PAL)

Porticine
Durante la Prima Repubblica furono in molti a finire al centro dell’attenzione, a torto o a ragione, per questioni di sesso e donne. Si racconta che Giovanni Gronchi, terzo presidente della Repubblica Italiana, fece costruire una porta secondaria d’accesso al Quirinale per accogliere le sue amanti: «I romani», scrisse il settimanale ABC all’inizio degli anni Sessanta, «parlano spesso della porticina che Gronchi ha fatto aprire su un lato del Quirinale, in via dei Giardini. Si mormora che di lì passino le amicizie femminili del presidente (…). Amicizie che costano al parlamento diversi provvedimenti ad personam», tanto che sui giornali del tempo si diffuse l’espressione “legge Pompadour” (dal nome di Madame de Pompadour, famosa amante del re francese Luigi XV) per indicare provvedimenti o condotte politiche influenzate dalle frequentazioni personali del presidente.

Gronchi fu in effetti un presidente della Repubblica piuttosto interventista al di là di chi si portava al Quirinale, e anzi fu uno dei primi a distanziarsi in modo netto dal modello di presidente “notaio”, che si limita a promulgare le leggi senza indirizzare il potere esecutivo.

Specchiato
Persino il cattolicissimo Mario Scelba finì al centro di uno scandalo sessuale quando il settimanale di destra Lo Specchio pubblicò una sua foto in un bar in compagnia di una donna che non era la moglie.

Un altro presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, venne coinvolto invece in un pettegolezzo su una casa di appuntamenti di una donna, in pieno centro di Roma; mentre, e siamo negli anni Cinquanta, Giuseppe Sotgiu, uomo di spicco del PCI, venne fotografato mentre entrava in un bordello con la moglie: emerse che questa aveva avuto rapporti sessuali anche con un minorenne, alla presenza consenziente del marito. Sotgiu si dimise dunque da presidente della provincia di Roma. Uscì anche dal PCI e venne processato per induzione alla prostituzione. Ma venne assolto.

Giovanni Gronchi, Roma, 22 novembre 1964 (ANSA/OLDPIX)

«Totalmente consenziente e sottomesso»
Claudio Scajola è un politico di lungo corso, che ha dominato la storia politica di Imperia (oggi è presidente della provincia e sindaco, ma lo era già stato altre volte negli anni Ottanta e Novanta). Durante la sua lunghissima carriera politica è stato al centro di molti scandali e inchieste giudiziarie, da amministratore e da ministro durante i governi di Silvio Berlusconi negli anni Duemila.

Nel 2020 venne condannato per aver agevolato la latitanza verso il Libano dell’ex deputato berlusconiano Amedeo Matacena, giudicato colpevole, nel 2012, di concorso esterno in associazione mafiosa. All’epoca dei fatti gli avvocati di Scajola usarono in tribunale come argomento di difesa la relazione che il ministro aveva con Chiara Rizzo, la moglie di Matacena.

«L’unico movente della sua condotta», scrissero in una memoria, era «l’invaghimento di Claudio Scajola per questa donna estremamente bella, molto affascinante e, soprattutto, rimasta improvvisamente sola e disperatamente bisognosa di aiuto per qualunque cosa». Scajola, proseguivano i difensori, «è l’uomo innamorato […], totalmente consenziente e sottomesso» a qualunque richiesta di lei. «Lui è così pronto a esaudire le sue richieste, a venire incontro alle sue esigenze, a risolvere qualunque sua necessità, sì da apparire indispensabile ai suoi occhi».

Conclusione: «È questa la banalissima, quasi elementare verrebbe da dire, spiegazione che è alla base di tutto ciò che Scajola fa in questi mesi. […] Cosa c’entra la ’ndrangheta con tutto questo? Cosa c’entra il dover diventare il referente di un sistema affaristico criminale il comportarsi in questo modo? Nulla, assolutamente nulla».

Ricattato
Nel 2009 Piero Marrazzo era presidente della Regione Lazio. Il 23 ottobre di quell’anno diversi importanti quotidiani italiani diedero la notizia dell’arresto di quattro carabinieri, accusati di aver ricattato Marrazzo con un video che fu definito «compromettente». Il filmato, che non fu mai diffuso, fu trovato dagli stessi carabinieri e mostrava Marrazzo con una persona transgender. Nel video si vedeva anche quella che sembrava droga appoggiata su un tavolino. L’incontro era avvenuto nel luglio precedente in un appartamento di via Gradoli, nello stesso condominio dove nel 1978 fu scoperto un appartamento delle Brigate Rosse utilizzato come base per il sequestro di Aldo Moro.

Dopo avere ripetutamente negato di essere coinvolto nella vicenda, il 24 ottobre Marrazzo decise di autosospendersi da presidente della Regione Lazio, definendo quello che era successo come il «frutto» di una sua «debolezza della vita privata». Due giorni dopo si dimise ufficialmente dall’incarico di commissario regionale per la sanità – che aveva assunto nel luglio 2008 – e il giorno dopo ancora anche da presidente della Regione Lazio.

Marrazzo raccontò tempo dopo che fu Silvio Berlusconi a informarlo dell’esistenza del video, il 19 ottobre del 2009. Nell’aprile del 2010 la Corte di Cassazione stabilì che Marrazzo «fu vittima di un’imboscata», e confermò le misure cautelari nei confronti di alcuni carabinieri della Compagnia di Roma Trionfale. Nella sentenza si legge che ci fu da parte dei carabinieri una «accurata preparazione di quella scena, che prevedeva non solo la presenza della droga ma anche, nello stesso tavolino, accanto al piatto che la conteneva, della tessera personale della vittima, affinché non vi fossero dubbi sulla identificazione del personaggio» al quale non si voleva «dare scampo». Nel 2012 Marrazzo tornò a fare il giornalista. Nel 2018 i quattro carabinieri che lo ricattarono vennero condannati.