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  • Venerdì 3 aprile 2026

Se le navi europee cominciano a passare per Hormuz, l’Italia che fa?

La prima è stata francese, ma altri paesi stanno cercando il permesso dell'Iran: questo non migliorerà i rapporti con Trump

Navi presso lo stretto di Hormuz, 11 marzo 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)
Navi presso lo stretto di Hormuz, 11 marzo 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)

Venerdì una nave portacontainer francese è passata per lo stretto di Hormuz attualmente controllato dall’Iran: è la prima nave europea a farlo dall’inizio della guerra. Questo mostra come alcuni paesi europei abbiano cominciato con ogni probabilità a fare accordi con l’Iran per il passaggio delle proprie navi, mettendosi in contrasto diretto con l’amministrazione statunitense di Donald Trump. Tra i paesi favorevoli a fare accordi per il passaggio delle navi in questo momento ci sono la Francia e la Spagna. Il Regno Unito e l’Italia, invece, sono più cauti, e questo potrebbe avere conseguenze rilevanti.

La nave francese passata si chiama CMA CGM Kribi, batte bandiera maltese ma è di proprietà francese, ed era una delle moltissime navi bloccate da settimane nel golfo Persico all’imbocco dello stretto, chiuso dall’Iran. Secondo Bloomberg, che ha dato per primo la notizia, la nave ha passato lo stretto molto vicino alle coste iraniane, a nord dell’isola di Larak: è la rotta imposta dal regime iraniano alle navi che ricevono il permesso di passare.

Il permesso dato dall’Iran alla nave francese arriva dopo una serie di manovre diplomatiche cominciate settimane fa. In maniera schematica: dall’inizio della guerra Trump chiede ai paesi europei e agli alleati della Nato di partecipare a missioni militari per riaprire lo stretto di Hormuz con la forza. Gli alleati si sono sempre rifiutati, perché queste missioni di pattugliamento dello stretto e scorta delle navi commerciali sarebbero pericolosissime, e renderebbero le navi occidentali un facile bersaglio per i missili iraniani.

Di conseguenza alcuni paesi europei hanno cominciato a trattare con l’Iran per garantire alle proprie navi il permesso di passare.

La prima notizia di queste trattative è stata data a metà marzo dal Financial Times: tra i paesi coinvolti c’erano Francia e Italia, anche se l’Italia ha poi smentito. Nelle settimane successive le trattative con l’Iran si sono estese anche ad altri paesi. La notizia del Financial Times, peraltro, è stata pubblicata pochi giorni dopo una riunione del G7 (l’organizzazione delle principali economie occidentali) piuttosto tesa, in cui le divisioni tra Stati Uniti e alcuni paesi europei erano emerse chiaramente: l’amministrazione Trump è ovviamente contraria all’idea che i propri alleati facciano accordi con l’Iran per far passare le loro navi.

Ora che la prima nave di proprietà francese è uscita dallo stretto di Hormuz, le divisioni potrebbero amplificarsi. Il governo francese non ha confermato ufficialmente che il passaggio della CMA CGM Kribi sia il risultato di un accordo con l’Iran, ma è molto probabile che lo sia. Questo spiegherebbe anche i rapporti molto tesi tra Trump e il presidente francese Emmanuel Macron. Negli ultimi giorni i due si sono scontrati duramente tramite dichiarazioni pubbliche: in particolare Macron ha definito «irrealistica» l’opzione di riaprire lo stretto di Hormuz con la forza e ha detto che Trump non si sta comportando da leader «serio».

La Spagna è in una situazione simile alla Francia: anche se nessuna nave spagnola è ancora ufficialmente passata per lo stretto, i negoziati con l’Iran sono in fase avanzata, come riconosciuto in maniera non troppo velata dallo stesso regime iraniano. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez è da mesi il principale avversario di Trump in Europa, e anche lui ha adottato una strategia politica di confronto con gli Stati Uniti.

I più dubbiosi invece sono Regno Unito e Italia, entrambi per timore di danneggiare le proprie relazioni con gli Stati Uniti.

Navi presso lo stretto di Hormuz, 27 marzo 2026 (AP Photo)

Navi presso lo stretto di Hormuz, 27 marzo 2026 (AP Photo)

Il governo italiano, in particolare, ha sempre fatto leva sui buoni rapporti personali tra Trump e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni per tentare di migliorare la propria influenza internazionale. Questo, almeno, fino a gennaio scorso.

Ora però questi rapporti sono diventati più scomodi, e il governo sta cercando di mantenere una posizione di maggiore equilibrio: allontanarsi un po’ da Trump, ma senza rompere del tutto. Lo si è visto anche nella decisione di questa settimana di negare agli Stati Uniti l’uso della base militare di Sigonella per far atterrare e poi ripartire due aerei militari americani verso il Medio Oriente.

Il governo italiano deve quindi decidere se dare un altro colpo al proprio rapporto con gli Stati Uniti e finalizzare i negoziati con l’Iran per far passare le proprie navi da Hormuz, oppure se rimanere fedele alla vicinanza con Trump e tenere le proprie navi bloccate, mentre quelle francesi e spagnole potrebbero cominciare a passare.

Venerdì tra l’altro a sorpresa Meloni è atterrata a Gedda, in Arabia Saudita, e resterà nell’area del Golfo Persico due giorni, per visitare anche Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Il motivo del viaggio è la questione energetica, e fonti del governo hanno detto all’Ansa che l’obiettivo della missione è «rafforzare le relazioni» con questi paesi.

Molto potrebbe dipendere dalle conseguenze economiche. Al momento il passaggio delle navi per Hormuz è ancora limitato, e anche i paesi che hanno fatto accordi con l’Iran continuano a soffrire delle conseguenze della crisi energetica. Al tempo stesso, però, gli idrocarburi del Golfo hanno moltissime applicazioni industriali, e poterne mantenere il flusso aperto potrebbe costituire un grosso vantaggio economico. Il tutto, peraltro, in una fase in cui il governo di Meloni inizia a fare i conti con delle prospettive economiche estremamente preoccupanti per il prossimo anno, legate proprio alle ricadute negative della guerra.

Allo stato attuale, comunque, il passaggio per Hormuz è ancora macchinoso anche per le navi che ottengono il permesso dall’Iran. Bloomberg ha ricostruito che il regime iraniano ha creato un complesso sistema di controlli: le compagnie marittime devono contattare un’azienda riconducibile al corpo dei Guardiani della rivoluzione, che fa da mediatrice, e darle tutte le proprie informazioni sulla nave che vogliono far passare. I Guardiani controllano che la nave non abbia legami con Israele o Stati Uniti (i Guardiani sono il corpo militare più potente dell’Iran).

Poi le navi devono pagare un pedaggio. Per le petroliere, l’Iran chiede almeno un dollaro per ogni barile di petrolio trasportato (una grossa petroliera ne trasporta anche due milioni), da pagare in yuan cinesi o in criptovalute. Dopo il pagamento i Guardiani danno alla nave un codice da trasmettere via radio, che funziona come una specie di password, e indicazioni sulla rotta da seguire.