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  • Mercoledì 15 aprile 2026

Gli Stati Uniti dicono di avere bloccato del tutto i porti iraniani

Ma qualche nave sta ancora passando per lo stretto di Hormuz, intanto Trump sostiene che la guerra finirà presto

Un murale a Teheran, Iran, 12 aprile 2026 (Majid Saeedi/Getty Images)

Siamo al quarantasettesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Con meno di una settimana prima della fine del cessate il fuoco di 15 giorni tra Iran e Stati Uniti, le due parti stanno cercando di riavviare il negoziato. Martedì nel frattempo i rappresentanti di Israele e Libano si sono incontrati per la prima volta, e hanno detto che si incontreranno di nuovo. Continua il doppio blocco navale dello stretto di Hormuz: quello iraniano e quello statunitense, con risultati alterni. Il Post segue tutte le notizie con questo liveblog.

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C’è moltissima cautela tra le borse europee

Dopo avere iniziato con un lieve rialzo, a metà giornata le borse europee sono intorno alla parità.

La borsa italiana è a -0,1 per cento, mentre quella francese a -0,6 per cento e la borsa tedesca a +0,1 per cento. Anche la borsa di Londra è intorno allo 0,1 per cento, mentre quella spagnola è a -0,5 per cento.

Le cautele sono legate sia alle ultime dichiarazioni di Trump, che ha di nuovo detto che la fine della guerra è vicina (senza fornire dettagli credibili per sostenerlo), sia a quelle del Fondo monetario internazionale, più scettico sull’andamento dell’economia globale nei prossimi mesi nel caso di un protrarsi della guerra.

«Diritto inalienabile»

È quello che secondo il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha l’Iran per quanto riguarda le attività di arricchimento dell’uranio per scopi civili.

Lavrov lo ha detto durante la sua visita a Pechino, dove ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping. Ha poi aggiunto che la Russia sosterrà l’Iran per quanto riguarda il suo programma nucleare a prescindere da come deciderà di svilupparlo nei negoziati con gli Stati Uniti.

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, incontra a Pechino il presidente cinese Xi Jinping (Iori Sagisawa/Pool Photo via AP)

La Russia da giorni dice di essere disponibile a ospitare l’uranio già arricchito dall’Iran, e che potrebbe essere conservato fino alla ripresa del programma nucleare nel caso di una pausa di qualche anno. Non è però chiaro come e dove sarebbe conservato l’uranio per un periodo che potrebbe essere di cinque anni, come propone l’Iran, o di almeno 20, come vogliono gli Stati Uniti.

Altre migliaia di soldati statunitensi sono in viaggio per il Medio Oriente

Lo ha segnalato un articolo del Wall Street Journal, indicando che la maggiore presenza di personale militare dovrebbe servire a fare ulteriore pressione sull’Iran nel corso dei negoziati.

Circa seimila soldati sono in viaggio verso il Medio Oriente sulla portaerei George H.W. Bush, scortata da diverse altre navi da guerra. Ci sono inoltre altri 4mila soldati circa che dovrebbero arrivare nell’area del Golfo entro la fine di aprile.

La portaerei George H.W. Bush durante un’esercitazione nell’oceano Atlantico nell’aprile del 2025 (AP Photo/Alex Brandon, Pool)

Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha detto che sono già impegnati circa 50mila soldati nelle attività militari contro l’Iran.

Con i nuovi arrivi, gli Stati Uniti disporranno di tre portaerei nella zona, che potranno anche essere usate per intensificare le attività di controllo dello stretto di Hormuz.

La questione del nucleare iraniano resta centrale

Il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Grossi, ha detto che un eventuale accordo tra Stati Uniti e Iran deve comprendere un piano «molto dettagliato» per tenere sotto controllo le attività nucleari iraniane.

Grossi ha ricordato che il programma nucleare iraniano è da sempre ambizioso e che le attività in questo ambito devono essere sorvegliate dagli esperti dell’AIEA.

L’Iran sostiene da sempre che le proprie attività nel settore siano legate a scopi civili, ma negli anni è diventato evidente che le attività di arricchimento dell’uranio potrebbero portare alla costruzione di bombe atomiche.

Nel giugno dello scorso anno Stati Uniti e Israele avevano bombardato i siti nucleari iraniani, sostenendo di avere causato danni ingenti e tali da compromettere il programma nucleare. L’Iran non aveva però dato accesso all’AIEA per verificare i danni e non è chiaro se il paese avesse interrotto del tutto le attività di arricchimento.

Le centrifughe usate per i processi di arricchimento dell’uranio nel sito nucleare iraniano di Natanz, nella primavera del 2021 (IRIB via AP, archivio)

Stando alle informazioni circolate finora, durante i negoziati dello scorso weekend in Pakistan l’Iran avrebbe proposto di sospendere per cinque anni il programma nucleare, mentre gli Stati Uniti avrebbero chiesto una sospensione di almeno 20 anni.

È una differenza non da poco, ma il fatto che l’Iran abbia proposto una sospensione mostra un certo interesse a trattare dopo un mese e mezzo di guerra e di pesanti bombardamenti da parte degli Stati Uniti e di Israele.

Il prezzo del petrolio è un po’ più stabile

Dopo avere superato nuovamente i 100 dollari al barile a inizio settimana, in seguito alle notizie sui falliti negoziati tra Stati Uniti e Iran, negli ultimi due giorni il prezzo del petrolio si è ridotto sensibilmente.

Oggi la quotazione del Brent, il principale riferimento internazionale, è a poco meno di 95 dollari e nelle ore precedenti non ci sono state particolari oscillazioni.

Gli Stati Uniti hanno confermato di avere completato il blocco dello stretto di Hormuz, rispondendo al blocco imposto dall’Iran da settimane. È una condizione che limita ulteriormente il commercio del petrolio estratto nel Golfo e che, se continuerà a lungo, potrà avere nuovi effetti sulla sua disponibilità e sul prezzo al barile.

Il Pakistan continua a darsi da fare

Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif in questi giorni sarà in Arabia Saudita, Qatar e Turchia per confrontarsi sulla situazione in Medio Oriente.

In Turchia sono previsti un incontro con il presidente Recep Tayyip Erdogan e la partecipazione a un forum sulle attività diplomatiche. Secondo il presidente pakistano, Asif Ali Zardari, il viaggio sarà una nuova importante occasione per promuovere gli sforzi di pace in Medio Oriente.

Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif durante i negoziati a Islamabad tra Stati Uniti e Iran lo scorso fine settimana (AP Photo/Jacquelyn Martin, Pool)

Nelle ultime ore Trump ha alluso alla possibilità di una seconda sessione di negoziati tra Stati Uniti e Iran in Pakistan, dopo quella dello scorso fine settimana che si era conclusa con un nulla di fatto soprattutto sul piano nucleare iraniano.

Gli attacchi tra Israele e Hezbollah continuano

Nonostante l’avvio dei negoziati martedì a Washington, anche oggi sono state segnalate attività militari di Israele e attacchi da parte di Hezbollah, il gruppo alleato dell’Iran.

Israele ha condotto nuove operazioni nella parte sud del Libano, dove intende stabilire una propria area di controllo diretto. Hezbollah ha risposto con il lancio di decine di razzi verso il territorio israeliano.

Trump non molla il papa

Sul suo social Truth ha scritto un nuovo post prendendosela con Leone XIV, dopo le dure critiche che aveva già espresso a inizio settimana:

Qualcuno può dire per favore a papa Leone che l’Iran ha ucciso negli ultimi due mesi almeno 42mila persone innocenti, completamente disarmate, dei manifestanti, e che è inaccettabile che l’Iran si doti di una bomba nucleare?

In più dichiarazioni alla stampa, Trump ha detto di non doversi scusare di nulla col papa, ribadendo di ritenerlo «debole col crimine» e «terribile per la politica estera». Lunedì papa Leone XIV aveva risposto dicendo di non temere l’amministrazione Trump e spiegando di avere semplicemente diffuso il messaggio del Vangelo, quando aveva criticato la guerra in Medio Oriente.

JD Vance è stato contestato in Georgia

Mentre parlava a un evento di Turning Point USA, un’organizzazione universitaria di destra (quella fondata da Charlie Kirk, l’attivista ucciso lo scorso settembre), il vicepresidente JD Vance è stato contestato più volte da persone del pubblico. Una a un certo punto gli ha detto: «Gesù Cristo non sostiene il genocidio!». E poi, in seguito: «State uccidendo bambini! State bombardando bambini!».

Gli Stati Uniti dicono che il loro blocco navale è completo

In un comunicato pubblicato sui social media l’ammiraglio Brad Cooper, il comandante del Comando centrale delle forze armate americane, ha detto che dopo 36 ore di preparativi il blocco navale statunitense nello stretto di Hormuz è infine completo. «Le forze statunitensi hanno completamente bloccato il traffico economico via mare da e per l’Iran».

Ieri in realtà secondo le società di tracciamento alcune navi erano riuscite a passare. Non è chiaro cosa succederà ora che secondo gli Stati Uniti il blocco è completo.

 

Trump sta dando segnali positivi

In varie interviste nelle ultime ore Donald Trump ha lasciato intendere che gli Stati Uniti sarebbero pronti a ricominciare i negoziati con l’Iran. Parlando a Fox News, Trump ha detto che la guerra «è vicina alla fine, è molto vicina alla fine». Al New York Post ha detto invece che nuovi negoziati con l’Iran potrebbero riprendere «nei prossimi due giorni».

Il vicepresidente JD Vance, parlando a un evento nello stato americano della Georgia, ha detto che lo scorso fine settimana sono stati fatti «moltissimi progressi» con l’Iran e che Trump sta cercando di fare con il paese un «grande accordo».

Non è la prima volta che Trump e la sua amministrazione danno segnali positivi, e non è chiaro quanto ci sia di vero. Come avviene con le minacce, potrebbe essere una tattica negoziale per invogliare il regime iraniano a trattare, o per fargli abbassare la guardia.

Cos’è successo martedì, nel quarantaseiesimo giorno di guerra

• C’è stato il primo incontro tra Israele e Libano, mediato dagli Stati Uniti, e non ha prodotto accordi. Le parti hanno ribadito le loro posizioni e hanno detto che si incontreranno di nuovo. 

• Israele ha proseguito le operazioni militari contro Hezbollah, che non era coinvolto nei negoziati

• Per tutto il giorno sono circolate notizie sulla possibilità di una nuova sessione di negoziati tra Stati Uniti e Iran in Pakistan: Trump ha detto che potrebbero esserci novità «nei prossimi due giorni».

• Durante l’incontro tra Israele e Libano a Washington gli Stati Uniti hanno ribadito che i due percorsi negoziali sono separati: significa che per loro il cessate il fuoco in Libano non può essere una condizione in un eventuale accordo con l’Iran, che invece lo richiede.

• Un altro punto su cui potrebbero scontrarsi di nuovo le delegazioni iraniane e statunitensi è il nucleare iraniano: oggi Israele ha ribadito che la rimozione dell’uranio arricchito dall’Iran è un «prerequisito» per la fine della guerra per Israele e Stati Uniti.

• È stato il primo giorno del blocco statunitense dello stretto di Hormuz, ma non è stato molto efficace: gli Stati Uniti dicono di non aver fatto passare «nessuna nave» diretta o proveniente dall’Iran, ma le società di tracciamento ne hanno rilevate alcune

• I rischi del passaggio non si sono azzerati: una nave è stata colpita. Intanto Francia e Regno Unito continuano a lavorare alla loro proposta alternativa a quella di Trump.

• La Cina, alleato iraniano finora piuttosto defilato, ha detto cautamente che è pronta a contribuire per mettere fine alla guerra e ha stilato una lista di proposte, anche se non molto incisiva.

• L’Italia ha sospeso un accordo di cooperazione con Israele in ambito militare e di ricerca, per ragioni politiche legate alla guerra: resterà valido per i prossimi sei mesi ma non verrà rinnovato fino al 2031, com’era previsto.

• Giorgia Meloni è infine intervenuta a difesa del papa nello scontro con Trump, che va avanti da domenica. Trump si è detto «scioccato». Anche Mattarella si è espresso, criticando Trump.

Un giornalista è stato arrestato in Kuwait per aver commentato un video sugli attacchi iraniani

Lo ha detto il Committee to Protect Journalists, un’associazione che si occupa di giornalisti e libertà di stampa.

Si chiama Ahmed Shihab-Eldin e ha doppia cittadinanza di Kuwait e Stati Uniti. L’associazione dice che è scomparso dal 2 aprile e che è accusato di aver diffuso informazioni false.

Dall’inizio della guerra le monarchie del Golfo, paesi illiberali, hanno incrementato le restrizioni alla libertà di espressione e di stampa, facendo centinaia di arresti nel tentativo di proteggere la sicurezza nazionale e di controllare la narrazione della guerra. Ne abbiamo parlato in questo articolo:

Mattarella ha preso delicatamente le parti del papa nello scontro con Trump

Parlando a braccio in conclusione di un discorso tenuto al Quirinale di fronte agli studenti delle scuole di giornalismo, il presidente della Repubblica è intervenuto a difesa di papa Leone XIV e, pur senza mai citarlo, ha criticato il presidente statunitense Donald Trump.

Mattarella ha detto che il mondo dovrebbe nutrire un «debito di riconoscenza» nei confronti del papa «per i suoi richiami in questo periodo così difficile e travagliato», riferendosi alle recenti critiche del papa alla guerra, e ha invitato i «potenti della Terra» a fare un bagno di umiltà.

Domenica il papa era stato definito da Donald Trump «debole sul crimine e terribile per la politica estera», generando uno scontro che aveva infine coinvolto anche Giorgia Meloni.

Ci saranno altri incontri diretti tra Israele e Libano

È la novità più rilevante che emerge dal comunicato congiunto di Stati Uniti, Libano e Israele dopo il breve incontro di oggi a Washington. 
Per il resto, il documento si limita a ribadire posizioni note.

• Gli Stati Uniti, che qui fanno da mediatori, dicono che il percorso negoziale per il cessate il fuoco tra Israele e Libano è separato da quello per la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Non è la posizione dell’Iran: bisognerà vedere nei prossimi giorni come questo influirà sui colloqui col regime.

Da sinistra: Marco Rubio, segretario di Stato statunitense, Michel Issa, ambasciatore statunitense in Libano, Nada Hamadeh Mowad, ambasciatrice libanese negli Stati Uniti, 14 aprile 2026 (AP Photo/Jacquelyn Martin)

• Israele dice di voler collaborare col governo libanese per «assicurare la sicurezza dei due paesi» e il disarmo di Hezbollah.

• Il Libano chiede che venga rispettato il cessate il fuoco tra Hezbollah e Israele del novembre 2024, la fine dei bombardamenti e il rispetto della sua sovranità e integrità territoriale (Israele ha invaso una porzione rilevante del suo territorio, nelle ultime settimane).

Non è chiaro quanto sia efficace il blocco statunitense di Hormuz

Nonostante le dichiarazioni delle forze armate statunitensi, secondo cui «nessuna nave» diretta o proveniente da porti iraniani lo ha superato nelle ultime 24 ore, le società di tracciamento navale dicono che dallo stretto di Hormuz sono passate diverse imbarcazioni che, a regola, non avrebbero dovuto.

Sono navi che erano partite da porti iraniani, che trasportavano petrolio o altre merci iraniane o che erano state sanzionate dagli Stati Uniti per aver aggirato le sanzioni contro l’Iran.

Uno screenshot dal sito MarineTraffic mostra la situazione attorno alle 21 ora italiana

Per esempio, la società Keplr ha rilevato il passaggio delle seguenti navi:

• la Rich Starry, una petroliera battente bandiera della Guyana ma gestita da una società cinese, sanzionata dagli Stati Uniti per aver trasportato merce iraniana sottoposta a sanzioni. 

• la Christianna, una nave battente bandiera della Liberia che ha lasciato lo stretto lunedì notte dopo essere partita senza carico dal porto iraniano di Bandar Imam Khomeini.

• la Elpis, anch’essa sanzionata in passato dagli Stati Uniti e partita dal porto iraniano di Bushehr con un carico di metanolo.

In tutto nello stretto oggi sono passate circa 8 navi: una manciata rispetto a quelle che passavano prima, tra le 130 e le 140.

Durante i negoziati, Israele continuava le operazioni militari in Libano

L’esercito ha detto di aver ucciso in un attacco aereo tre «terroristi» a Bint Jbeil, una città libanese a tre chilometri dalla linea di separazione tra Israele e Libano e considerata simbolo di Hezbollah.

Israele aveva iniziato a circondare la città domenica, e ora ha cominciato ad operare al suo interno.

Ha anche detto di aver colpito quelli che ha definito obiettivi legati a Hezbollah nella città di Aadshit.

L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter parla coi giornalisti all’uscita dall’incontro, 14 aprile 2026 (AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

Cos’ha detto ciascuna delle parti dopo la fine dei negoziati

🇺🇸 Il segretario di Stato statunitense, il mediatore, ha confermato che i colloqui non hanno trattato la guerra in Medio Oriente (con cui la questione Libano-Israele è collegata perché l’Iran chiede la fine dei bombardamenti israeliani sul Libano).

Ha detto anche che gli Stati Uniti hanno stanziato 58,8 milioni di dollari in aiuti per i civili libanesi. 

🇮🇱 L’ambasciatore israeliano Yechiel Leiter ha detto di aver rilevato positivamente che tutte e tre le parti hanno la stessa posizione: «liberare il Libano dalla forza di occupazione dominata dall’Iran e chiamata Hezbollah».

🇱🇧 L’ambasciatrice libanese Nada Hamadeh Moawad non ha commentato. 

Dovrebbe essere pubblicato un comunicato congiunto a breve. 

Sono finiti i colloqui tra Israele e Libano

Per il momento non ci sono state dichiarazioni. Sono durati poco più di due ore, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio inizialmente ne aveva preventivate sei.