Il discorso alla nazione di Trump ha dato poche risposte, e confuse
Come sempre dall'inizio della guerra; tra le altre cose ha detto, riferendosi all'Iran: «li riporteremo all'età della pietra»

Il discorso alla nazione che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha tenuto mercoledì sera, quando a Washington erano le 21, non ha dato risposte chiare alla maggior parte delle domande che circolano da settimane sulla guerra in Medio Oriente. Trump ha prima di tutto elogiato l’esercito statunitense e quelli che considera i successi della sua amministrazione, ha cercato di ridimensionare le conseguenze della guerra sui prezzi della benzina e ha reiterato l’importanza di eliminare la «minaccia» iraniana.
Quanto durerà?
Trump non ha dato indicazioni chiare sulla fine della guerra, ma ha detto che «nelle prossime due o tre settimane li colpiremo duramente», parlando ovviamente del regime iraniano. Ha detto: «li riporteremo all’età della pietra, a cui appartengono», e che gli Stati Uniti sono vicini a completare i loro obiettivi «tra poco, tra molto poco».
Non ha citato per nulla la possibilità di un’invasione di terra, di cui si sta discutendo da giorni anche per l’invio in Medio Oriente almeno 5mila marines e aerei tipicamente usati come supporto alla fanteria, quindi compatibili con lo scenario di un’operazione di terra.
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Quali sono, quindi, questi obiettivi?
Nel corso della guerra Trump ha cambiato idea moltissime volte, anche più volte in uno stesso giorno, sempre cercando di mantenersi aperta una via d’uscita che non sembri una sconfitta. Nel suo discorso di stanotte, Trump ha sostenuto che gli obiettivi siano sostanzialmente le capacità militari e nucleari del regime.
Sulle prime, ha detto: «La loro marina è andata. La loro aviazione è in rovina. I loro leader, la maggior parte… è morta». Ha anche detto di ritenere significativamente ridotta la capacità dell’Iran di lanciare missili e produrre armi: in realtà l’Iran continua a lanciare missili verso i paesi del Golfo, e ha dimostrato con qualche lancio isolato di riuscire a raggiungere anche luoghi molto più lontani di quanto si pensasse.
Trump ha anche parlato della necessità di azzerare le capacità del regime iraniano di costruire una bomba atomica. Anche qui, però, non è chiaro come intenda raggiungere l’obiettivo.
Le scorte di uranio iraniane si trovano sottoterra a molti metri di profondità: gli Stati Uniti le hanno bombardate con bombe “bunker buster“, ma non è chiaro quanti danni siano riusciti a fare. Nei giorni scorsi era circolata anche l’ipotesi che potessero arrivare truppe di terra per impossessarsi di queste scorte, ma Trump nel discorso non ne ha fatto menzione (sarebbe un’operazione estremamente complicata e rischiosa).
Si è peraltro contraddetto, quando ha detto che gli Stati Uniti avrebbero già «annientato» i siti nucleari iraniani durante la guerra di 12 giorni della scorsa estate. E anche rispetto a ieri sera, quando ha sostenuto in un’intervista a Reuters che agli Stati Uniti non interessasse l’uranio iraniano.
Trump ha infine sostenuto che il regime change, il cambio di regime, non sia mai stato un obiettivo dell’amministrazione. Non è vero: lo aveva citato come uno dei principali all’inizio della guerra, salvo poi cambiare idea varie volte.
E lo stretto di Hormuz?
È diventato una questione spinosa per l’amministrazione: con l’inizio della guerra l’Iran, come era prevedibile, lo ha chiuso, bloccando un quinto del petrolio mondiale nel golfo Persico e provocando un aumento dei prezzi in tutto il mondo.
Nel suo discorso Trump ha sostenuto che agli Stati Uniti non interessi troppo, avanzando di nuovo l’ipotesi che gli americani potrebbero smettere di fare la guerra senza assicurarsi che venga riaperto lo stretto. È una questione complicata, anche per gli Stati Uniti: è vero che buona parte del gas e del petrolio che passa dallo stretto va in Asia ed Europa, ma la minore disponibilità a livello mondiale ha causato un aumento dei prezzi anche negli Stati Uniti.
Ai paesi che usano lo stretto, Trump ha suggerito due cose: «Numero 1, comprate il petrolio dagli Stati Uniti. Numero 2, fatevi un po’ di coraggio tardivo… andate nello stretto e prendetevelo, usatelo per voi». Non ha menzionato esplicitamente gli alleati della NATO, a cui aveva chiesto di mandare scorte militari a difesa delle navi mercantili e delle petroliere nel Golfo, ricevendo risposte negative che lo avevano molto indispettito. Negli ultimi giorni è arrivato anche a minacciare di uscire dall’alleanza.
Sui prezzi della benzina
Come detto, è uno degli effetti concreti della guerra che si vedono anche negli Stati Uniti, dove il carburante ha raggiunto i 4 dollari al gallone (un prezzo molto alto per gli standard statunitensi).
Nel discorso Trump ha provato a rassicurare gli elettori e i mercati, sostenendo che l’aumento è «a breve termine»: in realtà molti esperti ritengono che la crisi sarà di lungo periodo, e il blocco di Hormuz ha già mostrato di produrre effetti sul prezzo anche di molti altri prodotti, per esempio i fertilizzanti.
Parlando alla sua base elettorale, generalmente contraria all’intervento statunitense all’estero, soprattutto per operazioni di lungo periodo, Trump ha chiesto di mettere la guerra in prospettiva con altri conflitti più duraturi: le due guerre mondiali, la guerra in Vietnam, quella in Corea.
Le rassicurazioni non hanno funzionato sui mercati, comunque: il prezzo del petrolio è salito e le borse hanno perso valore, segno che gli investitori non credono in una fine rapida della guerra.
E i negoziati?
Trump li ha citati, ma in modo molto vago. Ha detto che la nuova leadership iraniana è «molto più ragionevole», ma non ha detto con chi starebbe parlando, non ha citato il piano in 15 punti che gli Stati Uniti avevano presentato all’Iran (e su cui l’Iran non ha risposto), né l’avanzamento dei negoziati portati avanti da Cina e Pakistan. Finora comunque il regime iraniano ha sempre negato di avere avviato colloqui e di voler fare concessioni agli Stati Uniti.
Nel discorso però Trump ha minacciato di «colpire ogni singola centrale elettrica dell’Iran» e le sue infrastrutture petrolifere se non si raggiungerà un accordo.
Le reazioni
Negli Stati Uniti vari parlamentari Democratici hanno commentato in modo critico il discorso. Yassamin Ansari, deputata dell’Arizona, ha definito «vile e crudele» l’idea di riportare l’Iran all’«età della pietra», come detto da Trump: «è un paese da 90 milioni di persone», ha scritto. La frase di Trump invece è stata ripresa dal segretario alla Difesa, Pete Hegseth, e ripostata sui social. Jason Crow, deputato Democratico del Colorado, ha detto a CNN che «nessun americano andrà a dormire stanotte con un’idea più chiara di quale sia la fine del gioco».
I Repubblicani hanno accolto più positivamente il discorso: è il caso di Steve Scalise, leader della maggioranza, secondo cui le argomentazioni di Trump sono state sufficienti. Entro la fine di aprile l’amministrazione dovrà ottenere l’approvazione del Congresso per proseguire le operazioni militari, come previsto dalla legge. I Repubblicani hanno la maggioranza in entrambe le camere.


