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  • Mercoledì 1 aprile 2026

L’indagine per truffa sui fondi europei ottenuti dall’università di Palermo

Professori e ricercatori sono accusati di aver ricevuto soldi per ricerche mai fatte e per attrezzature mai comprate

L'università di Palermo
L'università di Palermo (Google Maps)

La procura europea (EPPO) ha indagato 23 persone, di cui 12 professori e ricercatori dell’università di Palermo: sono accusate di vari reati di truffa compiuti con fondi europei ricevuti per due progetti di ricerca del dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche.

L’accusa è di aver rendicontato una serie di costi sostenuti con fondi europei per attività di ricerca mai svolte e per l’acquisto di attrezzature mai comprate, con la complicità di alcuni titolari di imprese (tra gli indagati). L’indagine riguarda soprattutto il progetto di ricerca biotecnologica Bythos. I reati contestati dalla procura europea includono truffa aggravata, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione e falso materiale.

L’indagine è uno sviluppo di un’inchiesta già in corso a Napoli, in cui 16 persone sono accusate di corruzione legata agli appalti per le attrezzature informatiche finanziate con fondi europei legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il piano di riforme e investimenti finanziato con fondi europei. Tra le 16 persone ci sono anche professori dei dipartimenti di Scienze Agrarie e di Economia dell’università Federico II e membri del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) di Napoli, accusati di essersi appropriati illecitamente di fondi europei destinati all’acquisto di materiali scolastici: avrebbero affidato la fornitura di servizi a una serie di società ottenendo in cambio cellulari e altri dispositivi a uso personale, per sé e i propri familiari.

L’indagine su Palermo, come quella su Napoli, è condotta dai pubblici ministeri Calogero Ferrara e Amelia Luise. A Palermo la procura europea ha appena fatto ricorso contro la decisione della giudice per le indagini preliminari (gip) di non imporre le misure cautelari richieste per 17 delle persone indagate. Le misure cautelari includevano arresti e sospensioni: la procura europea ha fatto ricorso al tribunale del Riesame, quello competente per i ricorsi sulle misure cautelari.

L’indagine su Napoli e Palermo è iniziata circa un anno fa, come sviluppo di un’altra indagine avviata nel 2023 in un liceo di Palermo. L’allora preside del liceo “Giovanni Falcone”, Daniela Lo Verde, fu arrestata insieme al suo vice e al dipendente di una società che vendeva attrezzature informatiche, con l’accusa di aver utilizzato fondi europei per acquistare computer e altri dispositivi da quella società, dandole la precedenza rispetto ad altre in cambio di cellulari e computer per sé e i suoi familiari.

Quel processo si concluse col patteggiamento da parte di Lo Verde, condannata a due anni con l’accusa di corruzione e peculato. Ma l’indagine si allargò e chiarì che esisteva un sistema simile anche in altre scuole e all’università: di qui l’indagine attualmente in corso sull’università Federico II.

L’indagine è stata poi estesa a Palermo dopo le dichiarazioni di alcuni ricercatori che hanno rivelato come i fondi europei venissero gestiti per scopi diversi dalla ricerca e dall’acquisto di attrezzature. Durante le audizioni, uno di loro ha parlato di ordini di «70-80mila euro» per materiali che ha sostenuto di non aver «mai visto» all’università, e di una serie di operazioni per far figurare come parte del progetto Bythos spese utilizzate per altri scopi.

Secondo l’Ansa uno dei professori coinvolti avrebbe fatto aggiudicare alcuni servizi previsti da un altro progetto di ricerca sostenuto con fondi europei (il progetto Smiling), in cambio di lavori pagati ma non svolti per suo figlio-