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  • Mercoledì 1 aprile 2026

19 persone migranti sono morte nel canale di Sicilia

Erano a bordo di un'imbarcazione alla deriva soccorsa dalla Guardia costiera italiana nella notte tra martedì e mercoledì

La Guardia costiera sbarca alcune persone migranti morte, Lampedusa, 1 aprile 2026 (ANSA/ELIO DESIDERIO)
La Guardia costiera sbarca alcune persone migranti morte, Lampedusa, 1 aprile 2026 (ANSA/ELIO DESIDERIO)
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Nella notte tra martedì e mercoledì sono state trovate 19 persone morte su una imbarcazione alla deriva nel canale di Sicilia, circa 160 chilometri a sud dell’isola di Lampedusa. A bordo dell’imbarcazione c’erano anche 58 persone vive, alcune delle quali in gravi condizioni. Sia i 19 corpi sia le persone sopravvissute sono state portate a Lampedusa dalla Guardia costiera italiana.

Non è chiaro cosa abbia causato la morte delle 19 persone: ANSA scrive della possibilità che siano morte di freddo. Fra le persone ancora vive, cinque avevano sintomi riconducibili all’ipotermia (oltre alla intossicazione da idrocarburi, dovuta all’inalazione del fumo dei carburanti).

Francesca Saccomandi – responsabile sull’isola di Mediterranean Hope, il programma della Chiesa valdese che presta soccorso alle persone migranti che sbarcano sul molo – dice che le persone sopravvissute hanno raccontato di essere partite giovedì scorso dalla Libia. Non è ancora chiaro cosa sia successo poi. Roberto D’Arrigo, comandante della Guardia costiera, ha detto che al momento del soccorso le condizioni meteorologiche erano pessime e che c’erano onde alte 6-7 metri. L’imbarcazione su cui erano a bordo, in sostanza, potrebbe essersi guastata per via del cattivo tempo.

Le persone soccorse che non erano gravemente ferite sono state portate all’hotspot, cioè il centro di prima accoglienza per migranti dell’isola. ANSA scrive che i sopravvissuti hanno detto di provenire da Sudan, Sierra Leone, Gambia, Nigeria, Ghana ed Etiopia. Tra loro ci sono sedici donne e sette minori.

L’operazione di soccorso è avvenuta nella zona SAR della Libia. Le zone SAR sono aree di mare in cui gli stati costieri competenti si impegnano a mantenere attivo un servizio di ricerca e salvataggio (in inglese search and rescue, abbreviato in SAR). In teoria quindi l’intervento in quell’area spetterebbe alla cosiddetta Guardia costiera libica, un corpo di milizie finanziato dall’Unione Europea che intercetta con la forza i migranti e li riporta nei centri di detenzione in Libia, dove le torture e gli stupri sono quotidiani. Spesso però, quando fa brutto tempo, la Guardia costiera libica non esce e di fatto abbandona a se stesse le imbarcazioni di migranti in difficoltà.

Sempre oggi altre 18 persone migranti sono morte nel naufragio di un gommone al largo di Bodrum, una città nel sud-ovest della Turchia che si affaccia sul mar Egeo.

– Leggi anche: La cosiddetta Guardia costiera libica sta diventando sempre più aggressiva