I primi dati sui prezzi dall’inizio della guerra in Medio Oriente mostrano già rincari sopra la media per il cibo e l’energia

Un supermercato a Milano (Alessandro Bremec/LaPresse)
Un supermercato a Milano (Alessandro Bremec/LaPresse)

Secondo l’Istat a marzo i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,5 per cento rispetto al mese precedente e dell’1,7 per cento rispetto a marzo dell’anno scorso. Sono i primi dati che tengono conto della guerra in Medio Oriente, che ha bloccato i rifornimenti di gas e petrolio dai paesi del Golfo, facendone aumentare il prezzo e quindi innescando rincari a cascata sul resto dei prodotti. L’Istat dice che l’aumento dell’inflazione annuale, passata dall’1,5 di febbraio all’1,7 di marzo, si deve soprattutto al rincaro dei prodotti alimentari non lavorati e dei prodotti energetici. Come si vede dal grafico l’andamento dei prezzi non è ancora ai livelli che si registrarono nei mesi appena successivi all’inizio della guerra in Ucraina, ma la tendenza ha già cominciato leggermente ad acuirsi.

Gli effetti della guerra si vedono soprattutto se si prende in considerazione l’aumento da un mese all’altro, cioè da febbraio a marzo, quello che Istat definisce aumento congiunturale e che serve a vedere le variazioni estemporanee dei prezzi. L’Istat dice che a essere rincarati di più sono proprio i prodotti energetici, come per esempio i carburanti: i prodotti energetici regolamentati sono rincarati dell’8,9 per cento e quelli non regolamentati del 4,6. Il costo dei trasporti è aumentato da un mese all’altro del 2,5 per cento, mentre a febbraio i prezzi non erano variati. Un rincaro molto sopra la media si osserva sui prodotti dell’abbigliamento e le calzature, i cui prezzi sono aumentati del 19,4 per cento.

Gli aumenti si attenuano se si considera l’aumento dei prezzi rispetto all’anno scorso, che l’Istat definisce la variazione tendenziale: serve a valutare le tendenze di più lungo periodo e sarà quella da osservare nei prossimi mesi per vedere se gli effetti della guerra sui prezzi diventeranno persistenti. Il costo di fare la spesa, che comprende i prezzi dei beni alimentari e di quelli per la cura della casa e della persona, è aumentato del 2,2 per cento rispetto a marzo dell’anno scorso, ancora una volta sopra la media dell’inflazione generale.

Negli altri paesi europei ci sono stati effetti sui prezzi più marcati. Nei paesi che adottano l’euro in media l’inflazione è passata dall’1,9 per cento di febbraio al 2,5 per cento di marzo. Tutti gli altri grandi paesi europei hanno avuto rincari più forti dell’Italia: in Francia l’inflazione è passata dall’1,1 all’1,9 per cento, in Germania dal 2 al 2,8, e in Spagna dal 2,5 al 3,3. È singolare il caso del Lussemburgo, dove l’inflazione è più che raddoppiata, al 3,8 per cento.

– Leggi anche: La crisi del petrolio rischia di durare a lungo