Le indagini sul furto di opere d’arte alla Fondazione Magnani Rocca

Ci sono voluti pochissimi minuti per portare via quadri che valgono in tutto quasi dieci milioni di euro

Un'immagine d'archivio dell'interno della Fondazione Magnani Rocca (ANSA/ ELISABETTA BARACCHI)
Un'immagine d'archivio dell'interno della Fondazione Magnani Rocca (ANSA/ ELISABETTA BARACCHI)
Caricamento player

Il furto dei tre quadri dal museo della Fondazione Magnani Rocca, in provincia di Parma, ha generato stupore e interesse nel mondo dell’arte, per le modalità con cui è avvenuto, per il valore delle opere e perché la Fondazione è piuttosto rinomata. Le indagini hanno ricostruito che il furto è durato appena tre minuti, e che è stato compiuto da quattro persone che sarebbero entrate segando le sbarre dell’inferriata attorno alla villa dove erano custodite le opere.

Il furto è avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 marzo, ma ne è stata data notizia solo la settimana successiva. I quadri rubati sono di tre tra i più grandi pittori di fine Ottocento e inizio Novecento, tutti francesi: I pesci di Pierre-Auguste Renoir, del 1917, Natura morta con ciliegie di Paul Cézanne, del 1890, e Odalisca sulla terrazza di Henri Matisse, del 1922. Il quadro di Renoir vale circa 6 milioni di euro, quello di Cézanne circa 3, e quello di Matisse decine di migliaia di euro.

Al momento le indagini si stanno concentrando soprattutto sulle registrazioni delle telecamere di sorveglianza posizionate all’interno e all’esterno della villa, nel grande parco che la circonda e nel parcheggio. È proprio grazie a queste immagini che si sa che i ladri erano quattro, irriconoscibili perché incappucciati. Dopo aver segato le sbarre avrebbero semplicemente forzato il portone d’ingresso per accedere alle sale, rubare i quadri e fuggire.

I ladri hanno cercato di rubare un quarto quadro, il Paysage de Cagnes di Renoir, sempre di inizio Novecento, senza riuscirci. Ora sul quadro verranno fatte analisi per trovare eventuali impronte digitali o tracce biologiche utili a identificare i ladri.

I quattro sono fuggiti in maniera estremamente rapida dopo che era scattato l’allarme, correndo nel parco e poi nei campi attorno alla villa: a quel punto avrebbero raggiunto una strada secondaria dove secondo gli investigatori li attendeva una persona a bordo di un veicolo. Quando vengono rubate opere così celebri e di grande valore, quasi sempre il furto è commissionato da qualcuno che ha un particolare interesse ad averle, e non è quasi mai frutto dell’iniziativa dei ladri, che non avrebbero modo di rivenderle facilmente.

Repubblica scrive che le indagini si stanno concentrando su ricettatori e ladri con precedenti nel mercato dell’arte, e cita il precedente del Ritratto di signora di Gustav Klimt, rubato nel 1997 e ritrovato nel 2019. Una delle ipotesi su quel furto è che il quadro sia stato utilizzato per adescare acquirenti inesperti promettendo la vendita dell’originale a prezzi altissimi, per poi vendere copie e tenere l’originale.

Più in generale, proprio per via dell’impossibilità di venderle, le opere d’arte rubate possono essere usate per scopi molto diversi dal semplice guadagno economico. Uno degli utilizzi è come garanzia o cambiale in uno scambio di sostanze stupefacenti o armi tra organizzazioni criminali, visto che le opere sono più difficilmente tracciabili dei soldi liquidi (e le somme per pagare grossi carichi di sostanze illegali sono molto grandi, e possono quindi destare sospetti). Organizzazioni come la camorra hanno sempre investito soldi in opere d’arte, anche per esibizione di ricchezza o come strumento di riciclaggio.

La collezione contenuta nella Fondazione Magnani Rocca fu donata dal critico d’arte e collezionista Luigi Magnani negli anni Settanta: oltre a Renoir, Cézanne e Matisse contiene opere di pittori celebri come Tiziano, Rubens, Goya, Monet, Burri, e De Chirico, e sculture di Antonio Canova. Commentando il furto, il sindaco di Traversetolo, il comune in provincia di Parma in cui si trova la Fondazione, lo ha definito un attacco «all’identità stessa» della comunità locale.

– Leggi anche: Che giri fanno le opere d’arte rubate