A Cuba è arrivata una petroliera russa
La prima a portare carburante nell'isola dopo mesi di blocco imposto dall'amministrazione di Donald Trump, che ne ha permesso il transito

Il ministero dei Trasporti russo ha detto che lunedì attorno a mezzogiorno ora italiana la petroliera russa Anatoly Kolodkin è attraccata al porto di Matanzas, sulla costa nord-occidentale di Cuba. La nave cisterna era partita lo scorso 9 marzo da Primorsk, sul mar Baltico, ed è la prima a portare carburante nel paese dopo quasi tre mesi di blocco imposto dagli Stati Uniti: ci è arrivata grazie al benestare dell’amministrazione di Donald Trump.
Secondo un funzionario informato sulla questione sentito dal New York Times la Guardia Costiera degli Stati Uniti aveva nella zona due pattugliatori che avrebbero potuto tentare di intercettare la petroliera russa: tuttavia l’amministrazione Trump non ha ordinato a queste navi di intervenire, lasciando che potesse raggiungere Cuba. Sempre secondo la stessa fonte sulla petroliera ci sarebbero 730mila barili di petrolio: una quantità insufficiente per gestire la crisi energetica in corso a Cuba, ma che consentirebbe al governo cubano di guadagnare qualche settimana prima che le riserve locali si esauriscano.
Domenica sera Trump aveva detto di non avere «niente in contrario» all’invio di carburante a Cuba da parte di altri paesi per aiutare la popolazione cubana. Aveva comunque minimizzato, sostenendo che l’arrivo di questa nave «non avrà alcun impatto» sostanziale perché «Cuba è finita». «Hanno un regime pessimo. Hanno una leadership corrotta e pessima», ha detto, «e che riescano o meno a trovare una nave carica di petrolio, non farà alcuna differenza».
Cuba necessita di centomila barili quotidiani, ma la produzione nazionale ne garantisce solo quarantamila, rendendo di fatto vitale questo nuovo approvvigionamento estero a fronte di un’enorme crisi sociale ed economica.
A inizio gennaio l’amministrazione Trump aveva bloccato i rifornimenti a Cuba minacciando dazi su qualsiasi paese avesse inviato carburante all’isola, con l’obiettivo esplicito di bloccare la sua economia e provocare la caduta del regime che la governa dal 1959. A febbraio c’era stata una parziale apertura, con cui gli Stati Uniti avevano permesso al Venezuela di vendere petrolio alle piccole imprese private e commerciali dell’isola (quindi non al governo), ma di fatto non è successo.
Sull’isola il carburante ormai è introvabile, ci sono blackout quotidiani e lunghi anche tutto il giorno. Alcuni aiuti umanitari sono rimasti fermi nei magazzini perché i camion non hanno gasolio per distribuirli, mentre le aziende agricole sono in crisi perché non possono usare trattori e altri macchinari. Alcune centrali elettriche sono state chiuse per mancanza di carburante.
Ora il petrolio russo in arrivo attenuerà la crisi, almeno temporaneamente, e potrà essere raffinato in diversi prodotti utili in questo momento. Come ha spiegato al New York Times Jorge Piñón, ex dirigente petrolifero che studia il sistema energetico cubano all’Università del Texas, però, ci vorranno comunque circa tre settimane per raffinarlo e poi un’altra settimana per distribuirlo in tutto il paese.



