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  • Lunedì 30 marzo 2026

Due forti scuderie, e due piloti italiani al primo posto

Uno in Formula 1 con un'auto tedesca e un altro in MotoGP con una scuderia italiana, che però non era quella che partiva da favorita

Marco Bezzecchi dopo aver vinto il Gran Premio degli Stati Uniti di MotoGP, ad Austin in Texas, 29 marzo 2026 (Gold & Goose Photography/Getty Images)
Marco Bezzecchi dopo aver vinto il Gran Premio degli Stati Uniti di MotoGP, ad Austin in Texas, 29 marzo 2026 (Gold & Goose Photography/Getty Images)

Dopo aver vinto il Masters 1000 di Miami il tennista italiano Jannik Sinner ha scritto su una telecamera “Bez, Kimi, Italia”. È stato un modo per celebrare gli altri due italiani vincenti di questo weekend: Marco Bezzecchi, il pilota dell’Aprilia che ieri è arrivato primo al Gran Premio di MotoGP degli Stati Uniti; e Kimi Antonelli, che con la fortissima scuderia tedesca della Mercedes ha vinto il Gran Premio di Formula 1 del Giappone. Ora entrambi sono in testa alle loro rispettive classifiche.

Era dal 6 aprile 2003 che due italiani non vincevano lo stesso giorno in MotoGP e in Formula 1 (in MotoGP fu, come spesso gli succedeva, Valentino Rossi; in Formula 1 fu Giancarlo Fisichella, nella prima delle sue tre vittorie). E non succedeva dal 1952 che due italiani fossero primi nei due principali campionati mondiali di motorsport.

Antonelli e Bezzecchi sono primi con pochi punti di vantaggio su chi li segue, e sia in Formula 1 che in MotoGP il Mondiale è appena iniziato, ma c’è da dire che si trovano entrambi in un eccezionale momento di forma. Entrambi fanno parte di scuderie finora senza eguali, cosa che in questi sport aiuta parecchio, ma tutti e due stanno facendo meglio dei compagni di scuderia.

Antonelli – che ha 19 anni ed è appena al suo secondo anno in Formula 1 – ha vinto in Giappone la sua seconda gara consecutiva del 2026 e all’esordio stagionale (finora ci sono state solo tre gare) era comunque arrivato secondo, dietro solo al più esperto compagno di squadra George Russell. Antonelli è così diventato il più giovane pilota di sempre a raggiungere il primo posto nel Mondiale.

Antonelli si è trovato nella macchina giusta al momento giusto. Con un nuovo regolamento, quest’anno l’aspetto e il funzionamento delle monoposto di Formula 1 sono cambiati parecchio e tutte le scuderie erano ripartite da zero; nessuna, cioè, era potuta partire dai progetti, dai dati o dalle soluzioni tecniche dell’anno precedente.

In situazioni del genere basta poco perché una squadra trovi la soluzione migliore e inizi a dominare; e quest’anno pare che la Mercedes ci sia riuscita subito, costruendo delle monoposto nettamente più veloci delle altre. Avendo prodotto da sé il motore (cosa che non tutti possono permettersi, in Formula 1), la Mercedes ha potuto testarlo in anticipo e integrarlo nel telaio in modo efficace e proficuo. La conseguenza è che l’auto della Mercedes sa recuperare e sfruttare energia come nessuno, sia sui rettilinei sia in curva, ed è un fattore importante perché quest’anno la batteria elettrica viene usata molto di più (i motori delle auto di Formula 1 sono ibridi dal 2014).

Oltre a una buona macchina serve però un pilota che la sappia guidare bene, e non era per nulla scontato che Antonelli potesse farlo allo stesso livello di Russell (che ha corso quasi 130 gare in più di lui, arrivando 26 volte sul podio). Da un lato, per via della poca esperienza, Antonelli aveva meno abitudine con le monoposto precedenti, ma anche molta meno esperienza nel guidare un’auto di Formula 1 e gestire le pressioni che subiscono i piloti di Formula 1.

Le sue sono state anche vittorie convincenti: in Giappone, dopo una partenza sbagliata che lo aveva portato dal primo al sesto posto, ha vinto staccando Oscar Piastri della McLaren di quasi 14 secondi e Russell, arrivato quarto, di quasi 16.

Kimi Antonelli esulta “alla Usain Bolt” dopo aver vinto il Gran Premio del Giappone, 29 marzo 2026 (Kym Illman/Getty Images)

Nel Motomondiale, invece, Bezzecchi ha mostrato una continuità e una qualità ancora maggiori. È da 121 giri che termina al primo posto ogni giro di ogni gara (un record per la MotoGP) e ad Austin, in Texas, ha vinto il suo quinto Gran Premio consecutivo, contando anche gli ultimi due della scorsa stagione. In Texas, Bezzecchi è partito dal quarto posto, è riuscito ad andare in testa prima della fine del primo giro e ci è rimasto nonostante un brutto scontro con Pedro Acosta della Red Bull KTM, da cui è partito anche un pezzo di moto.

Austin, poi, è una pista dove lo spagnolo Marc Márquez, campione del mondo in carica e favoritissimo di quest’anno, aveva già vinto sette volte in carriera; in più la Ducati, la scuderia di Marquez, vince ininterrottamente il titolo costruttori dal 2020. L’Aprilia doveva quindi dimostrare di poter competere a livelli così alti, con delle gomme e una pista molto diverse dalle due gare di inizio stagione.

Lo stesso Bezzecchi, che ha 27 anni ed è alla sua quinta stagione in MotoGP, non partiva dalle migliori condizioni, almeno mentalmente. Durante la sprint di sabato (una gara più corta e che vale meno punti) era caduto e al Gran Premio è partito dal quarto posto per colpa di una penalizzazione. Alla fine, però, la Ducati non ha avuto almeno un pilota sul podio del Gran Premio, mentre l’Aprilia ne ha portati due su due: Bezzecchi, appunto, e Jorge Martìn, che è arrivato secondo.

Non è ancora chiaro se l’Aprilia abbia già superato la Ducati in termini di prestazioni (finora sembra meno dominante di quanto lo sia la Mercedes in Formula 1) ed è ancora troppo presto per poter dire che Márquez è fuori dai giochi. Ma è evidente che l’Aprilia è migliorata tantissimo. Lo si era già intravisto la scorsa stagione, la prima di Fabiano Sterlacchini (ex ingegnere della Ducati) come direttore tecnico della scuderia.

Quest’anno, poi, Aprilia può contare fin da subito su due piloti in grandissima forma: Jorge Martìn – che vinse il Mondiale con la Ducati nel 2024 e l’anno scorso passò all’Aprilia, gareggiando pochissimo per un brutto infortunio – e Bezzecchi, che come Antonelli sta andando meglio di un compagno di squadra più esperto e vincente di lui.

A differenza di Antonelli, però, Bezzecchi ha già corso delle ottime stagioni. È da quando è arrivato in MotoGP che appassionati ed ex piloti apprezzano la sua eccezionale capacità di sfruttare l’aderenza delle gomme sull’asfalto, soprattutto in curva e in frenata, e la sua tendenza a spingere la moto al massimo (a volte rischiando troppo e cadendo, com’è successo sabato). Quest’anno sembra aver trovato (e insieme alla sua scuderia contribuito a sviluppare) una moto perfettamente adatta al suo stile, oltre che uno stile di guida più maturo: cioè più lucido e costante, meno istintivo e meno condizionato dai momenti negativi.

Marco Bezzecchi, con un cappello e un premio evidentemente texani, dopo aver vinto il Gran Premio degli Stati Uniti, 29 marzo 2026 (Gold & Goose Photography/Getty Images)

Insomma, è ancora presto per considerare Antonelli e Bezzecchi favoriti per il Mondiale, ma si può già affermare che entrambi sono già tra i migliori nel loro mestiere. Ed è molto probabile che si piazzeranno comunque nelle posizioni più alte delle loro classifiche piloti, dato che in MotoGP e ancor più in Formula 1 conta molto la scuderia, oltre al talento.

Intanto, Bezzecchi e Antonelli rimarranno entrambi primi per un bel po’. La prossima gara di MotoGP sarà il 26 aprile in Spagna, mentre quella di Formula 1 sarà il 3 maggio a Miami. In mezzo ci sarebbero dovuti essere i Gran Premi di Bahrein e Arabia Saudita, cancellati a causa della guerra che da più di un mese si combatte in Medio Oriente.