La prima terribile settimana del nuovo capo di Disney
Un accordo con OpenAI da un miliardo di dollari saltato, la crisi di Fortnite e uno show di successo cancellato: per Josh D’Amaro le cose sono cominciate male

Da mercoledì della scorsa settimana Josh D’Amaro è a capo della Walt Disney Company, la più famosa azienda dell’intrattenimento al mondo. E la sua prima settimana da nuovo amministratore delegato è stata un disastro: nel giro di sei giorni è stato annullato un accordo da un miliardo di dollari con OpenAI, ha ufficializzato la propria crisi il gioco Fortnite con cui Disney aveva iniziato un’importante collaborazione, ed è stato cancellato The Bachelorette, uno degli show di punta della rete ABC, il principale canale generalista dell’azienda, per violenze e intemperanze della sua protagonista.
La combinazione delle tre notizie mette in dubbio alcuni dei progetti di sviluppo dell’azienda e rende ancora più complesso il lavoro di D’Amaro, nominato amministratore delegato dopo anni in cui gestire Disney si è dimostrato molto difficile per i dirigenti che si sono succeduti al vertice.
La scelta di D’Amaro fatta a febbraio era stata vista come conservativa, prudente e in continuità con la visione del suo predecessore Bob Iger, autore di uno dei rilanci più importanti della società. D’Amaro ha 55 anni, lavora in Disney dal 1998 ed era a capo soprattutto della sezione “experiences”, quella che si occupa degli hotel, delle navi da crociera e dei parchi divertimento, che da qualche anno rappresenta la maggior parte dei guadagni di Disney, il 60 per cento. Fra i suoi compiti c’era però anche quello di rilanciare lo sfruttamento delle “proprietà intellettuali” di Disney, cioè l’estesissima serie di contenuti, che comprendono anche quelli Pixar, Marvel e Star Wars.

Josh D’Amaro all’inaugurazione della sezione dedicata ai film Frozen di Disneyland Paris, il 28 marzo 2026 (AP Photo/Christophe Ena)
Per farlo a dicembre Disney aveva annunciato che avrebbe investito un miliardo di dollari in OpenAI, la società famosa soprattutto per ChatGPT, rendendo i propri personaggi di fantasia disponibili per essere utilizzati in Sora, il sistema di intelligenza artificiale per produrre video partendo da semplici indicazioni testuali. L’accordo prevedeva tre anni di collaborazione e nelle idee dell’azienda avrebbe dovuto portare a popolare i social e la piattaforma di streaming Disney+ di video creati dagli utenti, con personaggi Disney come protagonisti. Un modo per promuoverli e indirizzare poi verso il servizio in streaming a pagamento.
L’accordo era stato criticato, perché negli anni precedenti Disney si era occupata soprattutto di difendere il proprio copyright in azioni legali contro aziende di intelligenza artificiale e perché l’ingresso in quel mercato era stato giudicato frettoloso e senza un vero progetto alle spalle.
Martedì però OpenAI ha repentinamente chiuso la app Sora, una decisione totalmente inaspettata e che anche i vertici di Disney hanno appreso solo poche ore prima del comunicato ufficiale. OpenAI ha scelto di concentrarsi su attività considerate potenzialmente più remunerative e con più richiesta commerciale, come la programmazione e la robotica. L’accordo con Disney da un miliardo di dollari è stato di conseguenza cancellato a circa tre mesi dalla sua formalizzazione.
Sempre martedì l’azienda Epic Games, il cui prodotto di punta è il videogioco Fortnite, ha annunciato il licenziamento di un quinto dei dipendenti (più di mille persone) citando fra i motivi della riduzione della forza lavoro la minore popolarità e redditività proprio della piattaforma Fortnite. Nel 2024 Disney aveva investito 1,5 miliardi di dollari in Epic Games e D’Amaro aveva guidato in prima persona quell’operazione, entrando anche come osservatore nel Consiglio di amministrazione di Epic Games. Il progetto era creare all’interno di Fortnite un “universo digitale” popolato dai personaggi dell’azienda (soprattutto Marvel e Star Wars), con l’obiettivo di creare nuovi canali di intrattenimento e commercializzazione delle proprietà intellettuali.
La settimana terribile per D’Amaro ha compreso anche la cancellazione della 22esima stagione del programma The Bachelorette, versione al femminile di The Bachelor, già completamente girata con costi stimati intorno ai 60 milioni di dollari. Il programma è prodotto da Warner Bros ma va in onda in licenza su ABC, rete di proprietà di Disney: è un reality show romantico in cui una donna single viene corteggiata da una serie di concorrenti e alla fine ne sceglie uno, spesso con proposta di matrimonio.
Per questa stagione era stata scelta come protagonista Taylor Frankie Paul, una influencer nota su Tik Tok e protagonista di un altro reality di successo, The Secret Lives of Mormon Wives. Paul era già stata incriminata in passato per violenza domestica, ma il 19 marzo è emerso un video del 2023 in cui picchia l’allora fidanzato e gli lancia contro delle sedie di metallo, in presenza di uno dei figli. Nel giro di pochi giorni Disney ha deciso la cancellazione della stagione.
Il caso ha riaperto le discussioni sulle contraddizioni fra questi programmi e l’immagine di un’offerta “per famiglie” della gran parte delle produzioni Disney, ma anche sull’utilità di restare nel settore delle televisioni generaliste, sempre meno redditizie e influenti.
Sono questioni con cui si erano già dovuti confrontare i predecessori di D’Amaro. Disney è stata gestita per quasi vent’anni da Bob Iger, che a partire dal 2005 aveva fatto segnare alcuni dei principali successi, come l’acquisizione delle franchise di Marvel e Lucasfilm (Star Wars). Nel 2020 era stato sostituito da Bob Chapek, durato meno di tre anni fra molti problemi. Era stato richiamato Iger, che non era riuscito a recuperare prospettive di crescita convincenti e che è stato in carica fino alla nomina di D’Amaro.



