In Italia i film che parlano davvero d’amore sono rari
Non lo fanno i film d'autore e per le commedie è solo un espediente: per questo quando succede si nota

Apparentemente televisione, piattaforme di streaming e cinema sono invasi da storie d’amore. È raro però che escano film, soprattutto al cinema, davvero romantici: in cui cioè la storia d’amore sia centrale nella trama e in cui il racconto dei sentimenti sia curato. Ed è particolarmente raro che succeda nel cinema italiano, dove le storie d’amore sono ovunque ma sono usate perlopiù come espediente narrativo per raccontare qualcos’altro.
Per fare qualche esempio, in questi giorni al cinema ci sono storie d’amore in Un bel giorno (con Fabio De Luigi e Virginia Raffaele), in Il bene comune (di e con Rocco Papaleo) e in Notte prima degli esami 3.0 (una per i ragazzi e una per gli adulti). In nessuno di questi casi però l’amore è il punto del racconto o ciò che caratterizza il film. È facile accorgersi della differenza vedendo Il Dio dell’Amore, film italiano di Francesco Lagi scritto con Enrico Audenino, uscito al cinema questa settimana, che al contrario è un film romantico per davvero.
Con leggerezza Il Dio dell’Amore racconta tante storie d’amore legate l’una all’altra: trame classiche ma scritte e interpretate in un modo che mette al centro proprio il racconto dei sentimenti. Un esempio di questa centralità è che i personaggi delle varie storie che compongono il film sono legati solo da rapporti d’amore, ognuno desidera qualcuno ed è a sua volta desiderato da qualcun altro. Propone anche una visione non comune delle relazioni: i personaggi non cercano l’anima gemella a cui sono destinati, come nei film romantici più banali, ma sono presi da più amori diversi anche contemporaneamente.
Lagi e Audenino avevano già raccontato bene l’amore nella miniserie Un amore, con Stefano Accorsi e Micaela Ramazzotti. Anche in quel caso era evidente la diversità dagli altri film o serie in cui le parti romantiche ci sono ma non sono curate. Anche perché Un amore non era una commedia. A differenza di quanto accade all’estero infatti in Italia le storie d’amore si trovano più che altro in forma di commedia (la commedia romantica per l’appunto) e più raramente nei film d’autore. Quasi mai in altra forma.
Le commedie italiane però sono prevalentemente fatte con comici televisivi come attori e autori, più interessati alla parte umoristica che non a creare un racconto originale e attento dei rapporti amorosi. La trama romantica è quasi sempre molto ordinaria, sia nell’intreccio che nella scrittura e nella recitazione, così che non tolga spazio al resto. Quelle italiane, per intenderci, sono commedie romantiche molto lontane da film di grande successo come Harry, ti presento Sally…, dove invece si dedicano tempo e attenzione proprio al racconto dell’amore che matura tra i protagonisti, in modo che sia centrale nell’economia del film e non accessorio.
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Anche i film d’autore, di loro natura diretti a un pubblico più piccolo, quando raccontano storie d’amore lo fanno con un’impostazione più intellettuale e meno sentimentale. Il risultato è che sono pochi i film italiani diventati grandi successi commerciali con storie a tutti gli effetti romantiche. Lo sono stati per esempio alcuni film di Gabriele Muccino: L’ultimo bacio del 2001 ma anche l’ultimo, Le cose non dette, uscito quest’anno. O alcuni film di Ferzan Ozpetek, che spesso gira dei melodrammi come Allacciate le cinture. O ancora Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino (un successo però più internazionale che italiano).
Al contrario i film di Leonardo Pieraccioni, quelli di Carlo Verdone ma anche molti di quelli di Checco Zalone o con Fabio De Luigi, pur prevedendo praticamente sempre una storia d’amore, se ne servono solo come strumento. In quei film, innamorarsi di una persona e vivere le difficoltà di iniziare un rapporto serve solo a mettere il protagonista in situazioni paradossali. Eccezioni a questa regola sono stati i primi film di Alessandro Siani come Ti lascio perché ti amo troppo (2006) o La seconda volta non si scorda mai (2008), molto “seri” riguardo la parte d’amore come lo erano quelli di Massimo Troisi, a cui Siani si rifaceva esplicitamente.
Una conferma del fatto che in questi film la storia d’amore è solo un pretesto si vede anche nella scelta di attori e attrici. Nei veri film romantici infatti ancora più importante della scrittura è la “chimica” tra gli interpreti. A prescindere dalla bravura nel recitare, perché una storia d’amore sia credibile attori e attrici devono funzionare insieme, cioè devono dare l’impressione di desiderarsi e amarsi realmente. Serve quindi che facciano i provini insieme e che siano scelti l’uno in funzione dell’altra in base all’affiatamento.
Questo nei film italiani avviene molto raramente, proprio perché non c’è quasi mai reale interesse per quella componente. Sono per esempio molto convincenti la cantante Thony e Luca Marinelli nel film Tutti i santi giorni di Paolo Virzì o Alessandro Borghi e Jasmine Trinca nel film Supereroi di Paolo Genovese. Al contrario non sono mai plausibili come innamorati Antonio Albanese e Paola Cortellesi in Come un gatto in tangenziale o Checco Zalone e Giulia Michelini in Cado dalle nubi, il primo film con Zalone: entrambi grandi successi comici.
All’estero film e serie realmente romantici offrono una varietà maggiore. In Occidente Past Lives, We Live in Time, Material Love o The Idea of You sono esempi molto recenti di film andati bene, anche leggeri, che pongono grande attenzione al racconto dei sentimenti. Nel cinema orientale invece, sia quello cinese che sudcoreano o indiano, si producono moltissimi melodrammi, che è la versione esagerata in chiave drammatica del film romantico.
Una parte della ragione di questa mancanza del cinema italiano viene dal fatto che il cinema romantico puro è considerato “cinema di genere”, cioè quel tipo di film che, come gli horror, i western o i polizieschi, punta a intrattenere più che a fare arte. I film di genere tendono a essere scritti su un canovaccio – cioè una struttura sempre uguale su cui inserire le variazioni che rendono originale una storia – e con personaggi standardizzati.
Per tutta la prima parte del Novecento, ma anche dopo la Seconda guerra mondiale, nel cinema italiano i film di genere erano una parte molto importante della produzione, e in particolare quelli romantici erano molti e di successo, perché il cinema coltivava molto il pubblico femminile e le storie d’amore erano considerate il modo migliore per intercettarlo. Erano frequenti infatti i grandi melodrammi: quelli di Raffaello Matarazzo come Tormento, Catene o I figli di nessuno sono stati campioni di incasso molto popolari, ma c’erano anche storie d’amore borghesi come Un amore a Roma di Dino Risi, scritto da Ennio Flaiano. Tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta i film romantici, insieme agli altri film di genere, sono stati progressivamente dismessi a favore di un’intellettualizzazione del cinema. Già negli anni Ottanta a farne per un pubblico grande erano più che altro gli autori sfacciatamente popolari, come i fratelli Vanzina con film come Amarsi un po’.
La ragione sta nel fatto che una buona parte del pubblico popolare, quello più importante per questi film, ha cominciato a frequentare meno le sale a favore della televisione. Cambiando il pubblico e cambiando ciò che veniva prodotto, sono anche cambiate le aspirazioni dei nuovi registi, più legati al cinema d’autore oppure al tipo di cinema popolare che ha continuato a funzionare, cioè le commedie. Come conseguenza i palinsesti televisivi si sono riempiti di storie d’amore, a partire dalle soap opera, finendo a soddisfare quel bisogno. E anche ora si trovano più storie romantiche sulle piattaforme di streaming, nelle serie tv e nei reality, e non per forza di buona fattura, che nei cinema.



