Il Parlamento Europeo ha accettato la proposta di accordo commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti, con alcune condizioni

Giovedì il Parlamento Europeo ha accettato in linea di massima la proposta di accordo commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti, che era stato firmato lo scorso luglio dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal presidente statunitense Donald Trump. Non è il voto finale di approvazione del testo, che avverrà in un secondo momento: il voto di oggi serviva per definire la posizione negoziale del Parlamento Europeo, cioè in pratica quella che manterrà nei successivi negoziati con il Consiglio dell’Unione Europea, che rappresenta i governi dei paesi membri.
Per entrare definitivamente in vigore l’accordo dovrà essere approvato dal Parlamento Europeo e da tutti i paesi membri. L’accordo fisserebbe al 15 per cento i dazi per la maggior parte dei prodotti esportati dall’Unione verso gli Stati Uniti (Trump aveva inizialmente minacciato dazi del 50 e poi del 30 per cento) in cambio della rimozione dei dazi per la maggior parte dei beni statunitensi importati nell’Unione, tra le altre cose, ed è considerato una vittoria per Trump.
Nella sua posizione negoziale, il Parlamento ha approvato alcune modifiche al testo dell’accordo, per fare in modo che entri in vigore solo dopo che gli Stati Uniti rispetteranno la loro parte degli impegni (fra cui dazi inferiori al 15 per cento su acciaio e alluminio europei), e che invece venga sospeso qualora gli Stati Uniti violassero alcune condizioni, fra cui l’imposizione di nuovi dazi o la minaccia dell’integrità territoriale europea.
Il parlamento ha approvato la propria posizione negoziale con 417 voti favorevoli, 154 contrari e 71 astensioni. Dopo che Unione Europea e Stati Uniti avevano trovato un accordo a luglio, a gennaio il Parlamento Europeo aveva messo in pausa le discussioni per protesta contro la decisione di Trump di imporre dei dazi ai paesi che avevano mandato alcuni soldati in Groenlandia, il territorio danese che la sua amministrazione aveva detto di voler annettere. C’erano stati ulteriori rinvii dopo la sentenza con cui a febbraio la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva giudicato illegittima la gran parte dei dazi imposti da Trump.


