Cosa significa che OpenAI dismette la sua app per fare video
L'inaspettata chiusura di Sora, pochi mesi dopo il grande accordo con Disney, dice qualcosa di un mercato forse meno remunerativo del previsto

Da circa due anni il nome “Sora”, una app che permette di creare video partendo da semplici indicazioni testuali, è associato a brevi clip puntualmente diffuse sui social come prova dell’incredibile livello di realismo raggiunto dai software di intelligenza artificiale. Sora è il più famoso nel suo genere, o meglio era, dato che martedì il team di sviluppo ha detto in un conciso e inatteso annuncio su X che chiuderà la app.
È una notizia grossa, perché l’azienda proprietaria di Sora è OpenAI, la più famosa al mondo nel settore dell’AI e quella che ha sviluppato ChatGPT, tra le altre cose. E perché l’annuncio della chiusura potrebbe avere diverse implicazioni nel settore tecnologico e nell’industria dell’intrattenimento.
Una delle prime e più immediate conseguenze è che, secondo diversi siti e giornali, Disney si è ritirata dall’accordo di dicembre scorso con cui si impegnava a investire un miliardo di euro in OpenAI e a rendere i propri personaggi (oltre 200, tra Disney, Marvel e Star Wars) disponibili per essere usati in Sora per tre anni. Accordo che fu molto commentato proprio perché permetteva a Disney, proprietaria di uno dei più vasti cataloghi di personaggi e proprietà intellettuali al mondo, di integrare gli strumenti di OpenAI e di mettersi al passo di altre aziende concorrenti come Netflix sul piano tecnologico.
L’accordo era anche stato interpretato come un modo per risolvere la questione delle continue violazioni del diritto d’autore e le molte controversie emerse dopo la diffusione di Sora. La app permetteva infatti al pubblico di utilizzare proprietà intellettuali senza il consenso dei legittimi proprietari e senza che OpenAI pagasse licenze. Secondo diversi commentatori, ora che l’accordo con OpenAI è saltato, Disney potrebbe a questo punto fare un accordo con qualche altra grande azienda dell’AI.
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Non è chiaro perché OpenAI abbia deciso di dismettere Sora. Una delle ipotesi più condivise tra gli analisti è che i costi per svilupparla e mantenerla fossero eccessivi, in una fase in cui l’azienda guidata da Sam Altman sta invece cercando di concentrare le proprie risorse in ambiti più remunerativi e con più richiesta commerciale come la programmazione e la robotica, in vista dell’imminente quotazione in borsa. Secondo il Wall Street Journal Altman ha annunciato i cambiamenti al personale dicendo che OpenAI avrebbe interrotto lo sviluppo dei prodotti basati sui suoi modelli video, incluse una versione di Sora per sviluppatori e la funzionalità video in ChatGPT.
Già all’epoca dell’uscita di Sora, scrive sempre il Wall Street Journal, alcuni dipendenti di OpenAI erano rimasti sorpresi dalla quantità di risorse investite nel progetto in mancanza di prove di una reale domanda di mercato per quel tipo di prodotto. Averlo interrotto è di fatto una smentita di quella precedente strategia e un ri-orientamento dell’azienda verso strumenti di produttività richiesti e utilizzabili sia dalle aziende che dai singoli utenti: ambito in cui eccelle l’azienda concorrente Anthropic. La settimana scorsa OpenAI aveva annunciato di aver unificato in un’unica “super app” ChatGPT, il software di programmazione Codex e il browser.
OpenAI ha anche detto di volersi concentrare su forme di AI avanzata, tra cui una tecnologia «agente» capace di completare compiti in autonomia, senza bisogno di supervisione umana. E ha detto di volere applicare per l’addestramento di strumenti di robotica la stessa tecnologia utilizzata per l’addestramento dei sistemi di AI che permettono di generare video realistici.
Oltre che significativa per l’azienda che l’aveva sviluppata, la fine di Sora lo è anche per le indicazioni generali che fornisce riguardo al mercato dell’AI generativa nel campo della produzione di video realistici. Mercato in cui evidentemente «Sora finirà per essere una nota a piè di pagina, piuttosto che un software rivoluzionario», ha scritto Hollywood Reporter. La chiusura della app pone ora Google in una posizione di vantaggio nel settore della generazione di video con l’AI, in cui è di fatto l’unica azienda con una presenza su larga scala.
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