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  • Lunedì 23 marzo 2026

Cos’è successo nel ventiquattresimo giorno di guerra

Trump ha detto che sta negoziando con l'Iran e ha rimandato l'ultimatum, ma l'Iran ha negato che ci siano colloqui in corso

L'interno di un edificio distrutto dai bombardamenti israeliani e statunitensi su Teheran (AP Photo/Vahid Salemi)
L'interno di un edificio distrutto dai bombardamenti israeliani e statunitensi su Teheran (AP Photo/Vahid Salemi)
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La notizia principale del ventiquattresimo giorno di guerra in Medio Oriente è stata la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di rimandare l’ultimatum all’Iran che aveva annunciato sabato.

Trump aveva dato all’Iran 48 ore di tempo per riaprire lo stretto di Hormuz, minacciando altrimenti attacchi sulle infrastrutture energetiche del paese. Ora ha deciso di posticipare di cinque giorni eventuali attacchi, sostenendo che tra Stati Uniti e Iran ci siano state «conversazioni buone e produttive» sulla «risoluzione completa e totale» delle ostilità in Medio Oriente.

Di questi negoziati, però, si sa pochissimo, e l’Iran ha addirittura smentito che ci siano stati. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha scritto su X che quanto dichiarato da Trump sono «fake news» per «manipolare» i mercati finanziari e per «scappare dal pantano» in cui gli Stati Uniti si sono infilati insieme a Israele.

In tutto questo, lo stretto di Hormuz resta chiuso alla maggior parte delle navi: l’Iran concede solo pochissime eccezioni a quelle che trasportano petrolio iraniano, dirette soprattutto verso i paesi asiatici, e quelle di paesi che l’Iran non considera ostili, come l’India, la Cina o il Pakistan.

Nel frattempo continuano gli attacchi reciproci: Israele ha bombardato l’Iran, e ha detto di avere colpito una delle principali sedi dei Guardiani della rivoluzione. Ha anche proseguito i suoi attacchi in Libano, tra le altre cose continuando a colpire diversi ponti sul fiume Litani, a sud. Il quartier generale della missione ONU nel sud del Libano è stato colpito da un ordigno, presumibilmente lanciato da Hezbollah.

Dopo che Trump ha parlato dei negoziati  il prezzo del petrolio è leggermente calato: al momento la quotazione del Brent, il riferimento del petrolio in Europa, è di circa 96 dollari al barile (nei giorni scorsi aveva superato i 110 dollari).

È una notizia confortante, ma che si inserisce in una situazione molto critica. Parlando a un evento a Canberra (in Australia) Fatih Birol, il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’Energia, ha detto che la crisi del settore energetico causata dalla guerra in Medio Oriente è peggiore delle due crisi degli anni Settanta messe insieme, ossia quelle del 1973 e del 1979.