L’affluenza al referendum sulla giustizia in Italia è stata del 59 per cento
Molto più alta delle aspettative, e più alta degli ultimi referendum costituzionali

Secondo i dati quasi definitivi del ministero dell’Interno, al referendum sulla giustizia ha votato ben più della metà degli aventi diritto: l’affluenza è stata del 58,93 per cento. Nelle circoscrizioni estere, che sono circa duemila sulle oltre 63mila complessive, l’affluenza è stata molto più bassa, per cui il dato complessivo è del 56,3. Il Post sta seguendo lo scrutinio e le reazioni ai risultati con questo liveblog.
È un’affluenza più alta di quella registrata in occasione degli altri referendum costituzionali in cui si votava su due giorni: a quello del 2020 per la riduzione del numero dei parlamentari aveva votato il 51,2 per cento; a quello del 2006 sulla cosiddetta “devolution” il 52,6 per cento; è invece più bassa rispetto a quella del referendum del 2016 per l’abolizione del bicameralismo perfetto, in cui aveva votato il 65,47 per cento (ma si votava un giorno solo). Una mobilitazione così è difficilmente spiegabile solamente con un interesse verso l’oggetto del referendum, cioè il Consiglio superiore della magistratura e la separazione delle carriere dei magistrati. È evidente che questo voto si è caricato di un significato politico che va oltre il contenuto della riforma.
Le tre regioni in cui si è votato di più sono Emilia-Romagna, Toscana e Umbria; quelle in cui si è votato di meno sono Sicilia, Calabria e Campania.
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