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  • Domenica 22 marzo 2026

Sul voto in Slovenia pesa una società di intelligence israeliana

Il populista di destra Janez Janša è accusato di averla assoldata per screditare il primo ministro in vista delle elezioni di domenica

Il candidato di destra Janez Janša nel 2022 (AP Photo/Darko Bandic)
Il candidato di destra Janez Janša nel 2022 (AP Photo/Darko Bandic)
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Le elezioni parlamentari di domenica in Slovenia non hanno più un chiaro favorito. Fino a qualche settimana fa i sondaggi davano in vantaggio il Partito Democratico Sloveno (SDS) di Janez Janša, già primo ministro tre volte, su posizioni di destra e populiste, oggi all’opposizione. Janša però è stato accusato di aver usato una società privata israeliana di intelligence per screditare l’attuale primo ministro, Robert Golob, di centrosinistra, e il risultato è tornato in bilico.

La Slovenia ha 2,1 milioni di abitanti, ma l’esito delle elezioni può avere conseguenze importanti anche a livello europeo: Golob è un europeista di centrosinistra, mentre Janša ha l’ungherese Viktor Orbán come alleato e come modello. Se Janša tornasse a essere primo ministro, la Slovenia si aggiungerebbe a Repubblica Ceca, Slovacchia e appunto Ungheria (dove però si vota il 12 aprile) fra i paesi con un governo populista di destra, euroscettico e meno rigido verso la Russia.

Le influenze esterne sono state al centro dell’ultima parte della campagna elettorale. All’inizio di marzo è stata pubblicata una serie di video che mostravano quattro collaboratori del primo ministro Golob avere conversazioni compromettenti con persone che si erano presentate come investitori stranieri: compromettenti nel senso che suggerivano vie illegali per ottenere appalti e lavorare col governo sloveno.

Il primo ministro Robert Golob parla con i giornalisti durante un incontro dell’Unione Europea a Bruxelles nel gennaio del 2026 (AP Photo/Harry Nakos)

I quattro protagonisti dei video hanno detto di essere stati registrati a loro insaputa e che i video sono stati manipolati. Questa settimana una ong slovena e alcuni giornalisti investigativi hanno svelato che quei video erano stati realizzati dalla società Black Cube, fondata nel 2010 da ex elementi dell’esercito e dei servizi segreti israeliani. Nei giorni successivi anche i servizi segreti sloveni hanno confermato: si è scoperto che a dicembre alcuni membri importanti di Black Cube erano stati quattro volte in Slovenia e avevano incontrato politici di SDS e forse anche Janša (lui ha inizialmente smentito, poi ha fatto parziali ammissioni).

Golob ha accusato Janša di «alto tradimento» per aver cercato di influenzare le elezioni attraverso «entità straniere». Janša ha detto di non avere nulla a che fare con i video ma che la società israeliana meritava «una statua nel centro di Lubiana» (la capitale slovena) per aver svelato la «corruzione diffusa» del governo.

Black Cube è un’azienda molto criticata, da anni.

Nel 2017 lavorò per l’ex produttore cinematografico Harvey Weinstein per screditare alcune delle donne che lo stavano denunciando per violenza sessuale (per cui fu poi condannato). Nel 2018 fu accusata di aver organizzato una campagna simile a quella attuale, con video registrati di nascosto e parzialmente contraffatti, contro le ong ungheresi. Nel 2022 tre suoi membri furono condannati in Romania per aver cercato di intimidire dei magistrati. Nel 2023 fu accusata di aver organizzato una campagna attraverso il social LinkedIn per screditare giornalisti e attivisti ungheresi prima delle elezioni del 2022.

L’ingresso della sede di Tel Aviv di Black Cube nel 2019 (AP Photo/Raphael Satter)

I due candidati hanno posizioni molto diverse su Israele. Il governo di Golob ha riconosciuto lo stato di Palestina, ha vietato la vendita di armi a Israele e ha condannato la guerra a Gaza e quella attuale contro l’Iran. Quando era primo ministro, Janša aveva invece esposto la bandiera israeliana nel palazzo del governo e in generale in politica estera era su posizioni molto vicine a quella dell’amministrazione statunitense di Donald Trump, principale alleato del governo di Benjamin Netanyahu.

Al momento non è stato provato che sia stato Janša a ingaggiare la società israeliana, ma la cosa ha già parzialmente condizionato le preferenze di voto. Diversi sondaggi attribuiscono lievi vantaggi ora a uno ora all’altro dei due partiti principali: la situazione è di sostanziale pareggio, e significa che comunque vada quasi certamente nessuno dei due avrà i voti per governare da solo. Saranno importanti anche i risultati dei partiti minori con cui formare alleanze.

Nel 2022 Golob, ex uomo d’affari e leader del Movimento per la libertà, vinse largamente, ma in questi quattro anni il suo governo è stato coinvolto in alcuni scandali e la crescita economica è stata inferiore al passato (il PIL sloveno è cresciuto dell’1,1 per cento nel 2025).

Janša ha già governato complessivamente per quasi otto anni (fra il 2004 e il 2022). Con il passare degli anni e dei mandati si è spostato su posizioni sempre più di destra e sempre più autoritarie: ha tagliato i fondi all’agenzia di stampa statale, considerata troppo critica verso il governo; ha cercato di contrastare la stampa di opposizione; ha promosso i valori della «famiglia tradizionale» e puntato molto sul contrasto all’immigrazione.