Dieci foto e video per capire Umberto Bossi

Le canottiere e i gestacci, gli spot populisti, le battaglie contro «Roma ladrona» e le manovre con e contro Silvio Berlusconi

(ANSA/Massimo Sestini)
(ANSA/Massimo Sestini)
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Umberto Bossi, morto giovedì a 84 anni, è stato tante cose insieme. Comunista e poi leader di un partito di destra, la Lega Nord; berlusconiano e antiberlusconiano, e poi berlusconiano di nuovo; ministro della Repubblica e teorico dello smembramento dell’unità nazionale; spregiudicato manovratore politico e critico spietato del potere dei partiti.

Il partito da lui fondato in maniera un po’ rocambolesca è tuttora il più longevo tra quelli esistenti in Italia, anche se è molto cambiato: da quando nel 2004 ebbe un ictus cerebrale, la salute di Bossi peggiorò costantemente e anche la sua capacità di leadership fu seriamente compromessa. La sua autorevolezza fu tale che per altri 8 anni, pur in precarie condizioni di salute, venne comunque considerato impensabile sostituirlo alla guida del partito. Gli succedettero Roberto Maroni e poi Matteo Salvini, che dal 2013 accantonò via via le questioni care all’elettorato padano in favore di una svolta nazionalistica, di destra sovranista, rispetto alla quale Bossi è rimasto sempre piuttosto diffidente.

La chitarra elettrica
Bossi era nato a Cassano Magnago, in provincia di Varese, nel 1941. Da giovane fu un musicista dilettante, chitarrista di discreto livello amatoriale che si esibiva col nome d’arte di Donato: una passione che condivise con quello che sarebbe poi diventato uno dei suoi più stretti collaboratori, Roberto Maroni, tastierista. Entrambi da giovani militarono nella sinistra radicale, e Bossi fu per un breve periodo pure nel PCI, il Partito Comunista.

Un giovane Umberto Bossi (in arte Donato) con la chitarra in una foto degli anni Sessanta (ANSA/Wikipedia)

Il “Credo” della Lega del 1992
Questo spot per la campagna elettorale delle elezioni politiche del 1992 mostra bene che partito fu la prima Lega Nord di Bossi: uno dei primi partiti populisti italiani, che puntava su un messaggio chiaro (l’autonomia) attraverso un linguaggio semplice e ripetitivo. Il 1992 fu un anno decisivo: era l’anno della grande inchiesta sulla corruzione chiamata “Tangentopoli”, che mandò in crisi il sistema di partiti fin lì esistente e aprì lo spazio per altri, tra cui appunto la Lega Nord.

Bossi e le canottiere
Di fronte ai politici ingessati, Bossi si mostrava spesso e volentieri in canottiera e col sigaro in bocca. Anche negli anni in cui assunse incarichi di prestigio in parlamento e poi al governo conservò uno stile volutamente dissacrante e apparentemente sempliciotto, spesso rozzo e volgare. Ma era più la recita consapevole di un ruolo, che gli garantì sempre una certa visibilità e fortuna. Tra le foto più famose di Bossi in canottiera ci sono quelle dell’estate del 1994 in Sardegna, ospite di Silvio Berlusconi pochi mesi dopo la nascita del governo di cui facevano parte insieme: sono notevoli perché Berlusconi era notoriamente molto fissato con gli abiti e la precisione nel vestire, e mostravano evidentemente due stili difficilmente conciliabili.

Bossi in vacanza in canottiera il 24 agosto 1994 a Pevero, in provincia di Sassari (ANSA/ Massimo Sestini)

Il patto delle sardine
Il 24 dicembre 1994 il segretario del Partito Democratico della Sinistra Massimo D’Alema e quello del Partito Popolare Italiano Rocco Buttiglione andarono a casa di Bossi, a Roma, per discutere informalmente di come far cadere il governo di Silvio Berlusconi. L’incontro divenne celebre tra le altre cose perché in quell’occasione Bossi offrì a D’Alema e Buttiglione le uniche pietanze che aveva in casa, cioè sardine in scatola e poco altro.

Umberto Bossi e Massimo D’Alema alla Camera, 6 dicembre 2012 (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Con Berlusconi, contro Berlusconi
Tra gli anni Novanta e Duemila Bossi fu per la maggior parte del tempo alleato di Silvio Berlusconi all’interno della coalizione di centrodestra, ma tra i due non mancarono incomprensioni e tensioni momentanee, a cui seguivano grandi riappacificazioni.

«Mai coi fascisti, mai coi nipoti dei fascisti»
La prima Lega Nord di Bossi rivendicò spesso di essere un partito antifascista, esplicitamente in contrasto con il Movimento Sociale Italiano, MSI, il partito erede della tradizione neofascista. Già nel 1994 però entrò nel governo di Silvio Berlusconi in coalizione proprio con l’MSI, che il suo leader Gianfranco Fini stava trasformando in Alleanza Nazionale. Da lì in poi la Lega divenne stabilmente un partito di centrodestra o di destra.

Il misticismo leghista
Negli anni Novanta Bossi ebbe l’intuizione di alimentare l’aspetto identitario del suo partito attraverso una serie di riti riconducibili a una sorta di misticismo, con riferimenti al celtismo, al mondo pagano, alla mitologia fluviale, ma anche alla tradizione cristiana. Il più noto di questi miti consisteva nel raccogliere l’acqua del “Dio Po” in una “sacra” ampolla.

Anche Pontida fa parte di questi riti: il raduno annuale della Lega si tiene sul “sacro suolo” di Pontida, come viene chiamato dai leghisti, per celebrare il giuramento che secondo la tradizione si sarebbe tenuto nel paese bergamasco nel 1167 in occasione della fondazione della Lega Lombarda, l’unione dei comuni che si opponevano al Sacro romano impero di Federico Barbarossa.

Bossi insieme a Roberto Calderoli, Roberto Cota e suo figlio Renzo Bossi al prelievo dell’acqua dalla sorgente del Po a Pian del Re sul Monviso, in provincia di Cuneo, il 16 settembre 2011 (ANSA/DI MARCO)

Il “celodurismo”
Durante tutta la sua carriera politica Bossi usò un linguaggio sboccato e volgare nei suoi comizi, durante i quali non risparmiava parolacce, gestacci e insulti agli avversari politici. Uno dei suoi slogan più celebri era: «La Lega ce l’ha duro», un riferimento al carattere “maschio” del partito.

La chiamata alle armi contro Roma
Oltre alle volgarità, tra gli artifici retorici sfruttati da Bossi durante i suoi comizi per arringare i suoi elettori c’era spesso il richiamo alle armi. Bossi invitò più volte i leghisti a imbracciare il fucile per sparare contro «Roma ladrona».

L’ultima votazione per il presidente della Repubblica
Nel 2022 Bossi si rifece vedere in pubblico, dopo anni in cui lo si vedeva molto poco (sempre per le sue precarie condizioni di salute), quando si fece accompagnare in sedia a rotelle alla Camera per votare per il presidente della Repubblica.

Umberto Bossi in carrozzina vota per il nuovo presidente della Repubblica, 14 ottobre 2022 (Antonio Masiello/Getty Images)