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  • Venerdì 20 marzo 2026

L’atletica al chiuso è diversa, per chi corre

Certe gare sono più brevi e altre sono lunghe uguali, ma su una pista più corta

Quattro sessantametristi ai Mondiali indoor del 2025 a Nanchino, in Cina (Cameron Spencer/Getty Images)
Quattro sessantametristi ai Mondiali indoor del 2025 a Nanchino, in Cina (Cameron Spencer/Getty Images)
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Sono iniziati oggi a Torun, in Polonia, i Mondiali di atletica leggera indoor, quindi al coperto. L’atletica indoor è storicamente in secondo piano rispetto a quella all’aperto, di cui è considerata una versione minore e invernale. Ma ha anche i suoi pregi e le sue peculiarità: non essendoci né vento né pioggia, è più equa e oggettiva, soprattutto nelle discipline di salto. Al chiuso, soprattutto, le piste sono lunghe la metà: 200 metri.

La diversa lunghezza delle piste ha molte conseguenze rilevanti: la più evidente è che le gare sui 100 metri diventano gare sui 60 metri (altrimenti bisognerebbe curvare). Ma anche le altre gare di corsa, seppur quasi tutte su distanze uguali rispetto all’atletica all’aperto, hanno dinamiche diverse, che sono soprattutto conseguenza del maggior numero e del diverso raggio delle curve.

Nell’atletica indoor certe discipline proprio non ci sono: le gare di corsa arrivano fino ai 3mila metri (senza siepi) e mancano tutte le gare dei lanci (del martello, del disco e del giavellotto). Mancano, semplicemente, perché non ci stanno: gli attrezzi in questione sono lanciati troppo lontano per farlo in un’arena al coperto. Di conseguenza cambiano le specialità composte da più discipline: il decathlon e l’eptathlon diventano, per uomini e donne, eptathlon e pentathlon (cioè 7 e 5 specialità, anziché 10 e 7 come all’aperto).

Nei salti e nel getto del peso, che va molto meno in alto e molto meno lontano e quindi si pratica anche al chiuso, le gare indoor non cambiano. Anzi, sono a condizioni di vento e di temperatura uguali e costanti, e un record fatto al chiuso vale tanto quanto uno all’aperto. Dei 15 record del mondo di Armand Duplantis, sette sono stati fatti al coperto. È al coperto anche l’attuale record, i 6,31 metri saltati a marzo in Svezia. Anche il record mondiale del salto triplo femminile (15 metri e 72 centimetri), fatto nel 2022 dalla venezuelana Yulimar Rojas, fu indoor.

Le cose, dicevamo, cambiano però parecchio quando dalla pedana ci si sposta sulla pista. I 100 metri (e i 110 ostacoli) diventano 60: si parte allo stesso modo e per fermarsi dopo l’arrivo, dati i pochi spazi e le alte velocità (anche più di 40 chilometri orari), ci sono dei materassi. I 60 metri sono tra l’altro il momento, metro più e metro meno, in cui anche nei 100 metri si raggiunge la massima velocità; da lì in poi si rallenta.

La Kujawsko-Pomorska Arena di Torun, in Polonia, il 19 marzo (Michael Steele/Getty Images)

Sempre per questioni di spazio, nell’atletica indoor i 60 metri sono corsi al centro della pista, non su uno dei suoi due lati. Al coperto non si corrono i 200 metri ma si corrono 400, 800, 1.500 e 3.000 metri. Il fatto che la gara sia al coperto cambia qualcosa in termini di respirazione, visto che c’è un’aria diversa rispetto all’aperto, ma cambia molto soprattutto nelle modalità di gara. Su una pista lunga 200 metri si passa più tempo in curva e le curve sono il doppio, e quindi si fanno più giri e si va meno veloce.

Nelle piste da 200 metri le curve hanno un raggio diverso e sono anche leggermente inclinate. Come spiega Mondo, azienda italiana di superfici e attrezzature sportive, «nelle piste outdoor gli atleti corrono su una superficie piana, mentre al coperto non soltanto il raggio della curva è molto inferiore, ma è anche presente una certa inclinazione», compresa tra i 10 e i 15 gradi.

Inoltre, mentre «le piste outdoor presentano generalmente un unico raggio», quelle indoor di solito sono multiraggio e con almeno tre raggi diversi per «favorire la transizione tra rettilineo e curva e la corsa in curva».

L’atletica indoor al Madison Square Garden di New York, nel 1949. (European/FPG/Archive Photos/Getty Images)

Cambia anche la larghezza delle corsie (indoor sono un po’ più strette) e soprattutto il loro numero. All’aperto si gareggia su 8 corsie, al coperto le corsie sono in genere 6. Addirittura, nel caso dei 400 metri World Athletics, la Federazione internazionale di atletica leggera, ha deciso da quest’anno di far disputare le gare su 4 corsie, perché su una gara così veloce era troppo penalizzante stare in quelle interne. Un’altra decisione riguarda il momento in cui negli 800 metri, dopo la partenza in corsia, si converge tutti e tutte verso la corsia interna.

Già nel 2023, invece, World Athletics iniziò a parlare di gare su “pista corta” (“short track”) anziché di gare “indoor”. Sembra una cosa da poco, solo terminologica, ma non lo è: serve infatti a spostare la discriminante sulla lunghezza, anziché sull’assenza o presenza di un tetto sopra la pista.

L’obiettivo è creare più fluidità tra le gare e arrivare ad avere gare al coperto su piste da 400 metri, ma anche gare all’aperto su piste da 200, così da andare incontro a varie esigenze e peculiarità di spazi o di clima. Sembra tuttavia che, almeno per ora, questa svolta terminologica non sia riuscita a far percepire le gare su pista indoor come importanti quanto quelle all’aperto. Restano, per molti e soprattutto per le gare su “pista corta”, le gare che chiudono l’inverno, quelle che contano meno.

Nemmeno sembra aver aiutato che negli ultimi tre anni ci siano state tre edizioni dei Mondiali indoor: nel 2024 a Glasgow, in Scozia; nel 2025 a Nanchino, in Cina e quest’anno a Torun. Dovrebbero essere ogni due anni, e la prossima edizione sarà nel 2028 in India, ma nel 2025 c’era necessità di recuperare l’edizione di Nanchino, originariamente prevista per il 2020 e poi più volte posticipata a causa della pandemia. Nonostante la minor importanza percepita, ai Mondiali indoor di Torun, che finiranno domenica 22 marzo, partecipano molti tra i migliori atleti e atlete al mondo.

– Leggi anche: I 100 metri, ma con 40 metri in meno