Cos’è successo nel ventesimo giorno di guerra
I nuovi attacchi iraniani contro infrastrutture energetiche nell'area del Golfo hanno fatto aumentare il prezzo di petrolio e gas

Giovedì sono continuati gli attacchi iraniani alle infrastrutture energetiche di diversi paesi del Golfo, una risposta al bombardamento compiuto ieri da Israele a un importante impianto iraniano che attinge il gas da South Pars, il grande sito offshore di gas naturale. L’Iran ha colpito due raffinerie in Kuwait, una in Arabia Saudita e anche la raffineria più importante di Israele, ad Haifa.
Per tutta la giornata si è parlato molto del rapporto fra Stati Uniti e Israele. Stamani il presidente statunitense Donald Trump ha scritto sul suo social Truth di non aver saputo in anticipo dell’attacco di Israele contro l’impianto iraniano, provando a ridimensionare la responsabilità statunitense nel bombardamento. È una cosa che molti analisti hanno trovato difficile da credere e infatti poche ore dopo Reuters ha scritto che tre funzionari israeliani rimasti anonimi avevano sostenuto che Israele avesse concordato in anticipo l’attacco con gli Stati Uniti.
Nello stesso post Trump aveva anche minacciato che avrebbe ordinato di distruggere gli impianti iraniani se l’Iran avesse continuato a bombardare le infrastrutture energetiche nel Golfo. Poi, in una conferenza stampa pomeridiana, in occasione dell’incontro con la prima ministra giapponese Sanae Takaichi, Trump ha detto di aver chiesto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di non attaccare più gli impianti iraniani, facendo intendere nuovamente che Israele a volte agisca in autonomia.
In serata Netanyahu ha confermato che rispetterà la richiesta di Trump, e il prezzo del petrolio, che negli ultimi due giorni era salito molto, è leggermente sceso. Poche ore prima inoltre il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, aveva detto in un’intervista a Fox News che il governo statunitense starebbe pensando di sospendere alcune sanzioni sul petrolio iraniano.
Intanto il numero delle persone, civili e militari, che si stima siano state uccise durante questa guerra è salito a oltre 2.200.

A Beirut, in Libano, una ong distribuisce regali a persone sfollate provenienti dal sud del Libano, alla vigilia dell’Eid al-Fitr, la festa in cui si celebra la fine del mese sacro del Ramadan, il 19 marzo 2026 (AP Photo/Hussein Malla)
Israele sta continuando a distruggere ponti in Libano con l’obiettivo di isolare il sud del paese, sostenendo che vengano utilizzati da Hezbollah per spostare miliziani e mezzi. La Francia ha annunciato che raddoppierà i propri aiuti umanitari per il Libano (dove oltre a mille morti c’è anche un milione di sfollati) portandoli a 17 milioni di euro. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, che al momento è nella capitale libanese Beirut, ha detto che nei prossimi giorni visiterà anche Israele, dove cercherà di convincere il governo ad accettare una proposta di cessate il fuoco.
Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha chiesto ulteriori 200 miliardi di dollari di fondi per sostenere le spese della guerra in Medio Oriente, ma poche ore dopo Trump ha fatto intendere che i fondi potrebbero essere stanziati anche per eventuali guerre future, dicendo che serviranno a mantenere l’efficienza dell’esercito «in un mondo molto instabile». Lo stanziamento dovrà essere approvato dal Congresso.
Oggi inoltre la Spagna ha iniziato a evacuare tutti i propri militari che erano stanziati in Iraq nell’ambito di una missione della NATO che è stata sospesa ieri.
Rimane infine complicata la situazione nello stretto di Hormuz, con oltre 3mila navi e 20mila persone a bordo bloccate all’interno del Golfo Persico. Anche fuori dallo stretto comunque la situazione non è buona: nella notte fra mercoledì e giovedì è stata colpita una petroliera nel porto di Khor Fakkan, sulla costa orientale degli Emirati Arabi Uniti. La nave batteva bandiera del piccolo stato insulare di Palau e non si sa chi o cosa l’abbia colpita: 15 membri dell’equipaggio sono stati soccorsi, mentre il capitano è ancora disperso.



