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  • Mercoledì 18 marzo 2026

Cos’è successo nel diciannovesimo giorno di guerra

Soprattutto attacchi reciproci a infrastrutture energetiche, e i partecipatissimi funerali del leader iraniano Ali Larijani

Una donna guarda in strada da un palazzo danneggiato dai bombardamenti, 15 marzo, Teheran (AP Photo/Vahid Salemi)
Una donna guarda in strada da un palazzo danneggiato dai bombardamenti, 15 marzo, Teheran (AP Photo/Vahid Salemi)
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La notizia principale di mercoledì, cioè il diciannovesimo giorno della guerra in Medio Oriente, sono stati gli attacchi alle infrastrutture energetiche.

Israele ha bombardato l’impianto iraniano di South Pars, un importante sito offshore per l’estrazione del gas naturale. Poco dopo l’Iran ha colpito il complesso industriale di Ras Laffan, in Qatar, verosimilmente come ritorsione per l’attacco a South Pars.

L’impianto di South Pars è particolarmente rilevante perché si trova sul più grande giacimento di gas naturale al mondo, sfruttato sia dall’Iran che dal Qatar. Il bombardamento ha causato subito un aumento dei prezzi del petrolio. Alcuni giornali internazionali hanno scritto che l’attacco è stato concordato con gli Stati Uniti, che non hanno confermato.

Anche quello di Ras Laffan è un impianto grande e cruciale per la lavorazione e l’esportazione del gas naturale liquefatto (GNL). Non ci sono stati feriti ma la compagnia petrolifera qatariota QatarEnergy ha riferito di «danni notevoli».

Mercoledì mattina invece si è saputo dell’uccisione del ministro dell’Intelligence iraniano Esmail Khatib, l’ennesimo esponente del regime a essere eliminato dall’esercito israeliano, dopo la guida suprema Ali Khamenei nel primo giorno di guerra e Ali Larijani ieri. È una strategia precisa ed efficace, qualcuno lo chiama un tentativo di “decapitazione“: consiste nell’uccidere tutti i principali leader iraniani – al di fuori di qualsiasi norma del diritto internazionale – sperando che questo agevoli il crollo del regime.

In piazza Enghelab, nel centro di Tehran, mercoledì si sono tenuti i funerali proprio di Larijani, che era il capo del Consiglio di sicurezza nazionale oltreché uno dei politici più importanti e influenti in Iran. L’Iran ha detto che vendicherà il suo omicidio.

Contestualmente c’è stata anche la cerimonia funebre per il capo delle milizie bassij, Gholamreza Soleimani, ucciso sempre martedì in un bombardamento israeliano, e per gli 84 marinai a bordo della nave militare IRIS Dena, affondata dagli Stati Uniti il 4 marzo al largo dello Sri Lanka.

Intanto sono proseguiti i bombardamenti israeliani sul Libano, che hanno colpito di nuovo il quartiere Bachoura, nel centro di Beirut, diverse strutture di Al-Qard al-Hasan – un’istituzione finanziaria libanese legata a Hezbollah, il gruppo politico e militare libanese alleato dell’Iran – e la città meridionale di Tiro. In Libano dall’inizio della guerra i bombardamenti israeliani hanno ucciso 960 persone.

Nel corso della giornata poi l’Iran ha continuato a lanciare missili e droni contro i paesi del Golfo, e contro il centro di Israele: due persone sono state uccise dalle schegge di un missile abbattuto a Tel Aviv, e una terza in serata in un bombardamento nel nord di Israele.

Per quanto riguarda la situazione nello stretto di Hormuz, bloccato dall’Iran ormai da due settimane, l’organizzazione marittima internazionale (un’agenzia dell’ONU) ha stimato che le navi bloccate siano circa 3.200, e che a bordo ci siano circa 20mila persone.