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  • Martedì 17 marzo 2026

L’Europa non vuole farsi coinvolgere da Trump su Hormuz

Molti paesi hanno detto che non invieranno navi nello stretto bloccato dall'Iran, adottando una posizione diplomatica delicata

Un uomo cammina sulla costa a Khor Fakkan, negli Emirati Arabi Uniti, davanti a diverse navi commerciali bloccate nel Golfo Persico, l'11 marzo (AP/Altaf Qadri)
Un uomo cammina sulla costa a Khor Fakkan, negli Emirati Arabi Uniti, davanti a diverse navi commerciali bloccate nel Golfo Persico, l'11 marzo (AP/Altaf Qadri)
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Lunedì i leader di diversi paesi europei hanno detto che non aiuteranno gli Stati Uniti a riaprire lo stretto di Hormuz, bloccato dall’Iran: i governi di paesi come Regno Unito, Germania, Francia e Italia hanno detto che per ora non manderanno proprie navi nello stretto, come invece aveva chiesto il presidente statunitense Donald Trump.

Riaprire lo stretto di Hormuz è una priorità per Trump, perché da lì passa un quinto di tutto il petrolio e il gas naturale esportati nel mondo. L’Iran controlla la sponda nord dello stretto e, da quando è iniziata la guerra, minaccia di colpire le navi che lo attraversano. Il traffico si è praticamente fermato. La sua chiusura sta provocando gravi effetti economici in tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti. I prezzi del gas e del petrolio sono aumentati del 40 per cento dall’inizio della guerra, e questo sta mettendo in difficoltà Trump anche dal punto di vista politico.

Nel fine settimana Trump aveva chiesto ad alcuni paesi che considera “alleati” di mandare navi militari per scortare il traffico commerciale nello stretto di Hormuz. È una delle due opzioni a disposizione degli Stati Uniti per cercare di far ripartire i traffici, ma è molto rischiosa, perché esporrebbe i paesi partecipanti al rischio di attacchi da parte dell’Iran, e comunque non sarebbe risolutiva (l’altra opzione, l’invio di truppe di terra, è ancora più rischiosa e ancora meno risolutiva).

Riaprire lo stretto è importantissimo anche per i paesi europei, che sono tra i più esposti alla crisi del mercato energetico, ma finora nessun governo europeo ha accolto la richiesta di Trump.

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha detto che il Regno Unito «non si farà trascinare in una guerra più ampia». Il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha detto che quella in Medio Oriente «non è la nostra guerra». Anche la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, ha detto che l’Italia non parteciperà, e altri paesi come la Spagna e la Polonia hanno rifiutato.

Lunedì Trump ha detto che la Francia sarebbe propensa ad accettare di partecipare a una potenziale missione per riaprire lo stretto. Finora la Francia è stata il paese europeo che ha mandato più navi e mezzi militari in Medio Oriente. Per ora, però, ha escluso un coinvolgimento ulteriore.

I paesi europei non sono gli unici che per adesso si stanno rifiutando di aiutare gli Stati Uniti. Anche altri paesi alleati asiatici, come la Corea del Sud e il Giappone, per ora hanno preso posizioni simili.

Donald Trump alla Casa Bianca, domenica 15 marzo (Getty Images/Samuel Corum/Sipa/Bloomberg)

Donald Trump alla Casa Bianca, domenica 15 marzo (Getty Images/Samuel Corum/Sipa/Bloomberg)

Molti di questi governi non sono in una situazione facile. Da una parte riaprire lo stretto sarebbe nel loro interesse, dato che l’Unione Europea dipende ancora molto dal gas e dal petrolio importati dall’estero: la crisi si sta già facendo sentire, e secondo alcune stime l’Europa potrebbe essere la regione più colpita.

Inoltre il blocco di Hormuz e il conseguente aumento dei prezzi del gas e del petrolio stanno aiutando la Russia, che è uno dei principali produttori e vorrebbe approfittare del blocco delle esportazioni dai paesi del Golfo per aumentare le proprie vendite e ottenere più soldi per finanziare la guerra in Ucraina. Anche questo andrebbe contro agli interessi dei paesi europei, che sostengono l’Ucraina.

Dall’altro lato, i governi temono che i propri cittadini reagirebbero negativamente a un coinvolgimento nella guerra. Devono anche cercare di non fare arrabbiare Trump ed evitare ritorsioni contro di loro. Trump ha già fatto alcune minacce: domenica in un’intervista al Financial Times ha detto che se nessun paese alleato della Nato dovesse intervenire, sarebbe «pessimo» per il futuro dell’alleanza, lasciando intendere che in futuro gli Stati Uniti potrebbero rifiutarsi di aiutare gli alleati.

In realtà la Nato è un’alleanza militare difensiva, che prevede obblighi per i paesi che ne fanno parte solo nel caso in cui uno di loro venga attaccato. La guerra contro l’Iran è stata iniziata dagli Stati Uniti e da Israele. Vari capi di governo europei hanno fatto notare questa cosa, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha chiesto «più rispetto» per i paesi alleati.

Friedrich Merz insieme ad alcuni soldati tedeschi durante un'esercitazione in Norvegia, il 13 marzo (AP/NTB/Lise Åserud)

Friedrich Merz insieme ad alcuni soldati tedeschi durante un’esercitazione in Norvegia, il 13 marzo (AP/NTB/Lise Åserud)

Da quando è iniziata la guerra in Medio Oriente, alcuni paesi europei hanno mandato navi e altri mezzi militari nel Mediterraneo orientale, ma con scopi difensivi, per proteggere le basi militari e i paesi alleati dagli attacchi dell’Iran.

L’Unione Europea è già presente in Medio Oriente con una propria missione militare navale, Aspides: è attiva nel mar Rosso e si occupa di proteggere le navi da possibili attacchi da parte degli Houthi, una milizia sciita attiva in Yemen sostenuta dall’Iran. Lunedì i ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno discusso della possibilità di estendere il mandato di Aspides, per proteggere anche le navi nello stretto di Hormuz. Per ora però gli stati membri hanno rifiutato: ufficialmente perché temono che gli Houthi possano intensificare i propri attacchi, come mezzo di pressione a sostegno dell’Iran.

In una conferenza stampa dopo la riunione dei ministri degli Esteri, Kaja Kallas, l’Alta rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione Europea, ha detto che la guerra in Medio Oriente «non è la guerra dell’Europa, anche se gli interessi europei sono direttamente in gioco», e che «nessuno vuole entrare attivamente in questa guerra». Kallas ha anche spiegato che per l’Unione Europea la principale soluzione è riprendere i negoziati tra Stati Uniti e Iran.